Un mito da sfatare

Julio“ quando tutti non si era capito il sistema di fare le somme, o di fare un equazione lui non andava avanti.

Si poteva passare una giornata intera a fare lo stesso problema”

testimonianze del “76 Nevio e gli altri

 

“ Senza ombra di dubbio le discipline scientifiche tra cui la matematica

hanno contribuito al miglioramento della vita...

Personalmente non ho mai avuto un bel rapporto con questa disciplina

perché mi è stata e si è sempre presentata in modo arrogante,

cioè come se noi potessimo arrivare alla verità profonda dei problemi,

solo se conosciamo o facciamo uno studio profondo della matematica...

Per quanto riguarda i miei sogni ne ho tanti, ma nei confronti della

matematica ne avevo uno ed è già stato esaudito, cioè quello di trovare un’insegnante

che riuscisse a farmi provare un minimo di piacere inteso come curiosità

nell’affrontare il problema perché la matematica non è altro che un infinito problema...

 

 

 

Questo è quello che in parte ho scritto in un compito dal titolo: Matematica: paure aspettative e sogni, nell’autunno 2006

Devo dire che sono tanti i problemi che mi hanno sempre accompagnato ed ancora oggi, in parte mi accompagnano nello studio della matematica.

Sono anche consapevole che le mie difficoltà sono quelle di tanti altri miei coetanei e questo mi induce a dubitare del metodo con cui si insegna, o come dico sempre come si “inculca”.

I primissimi approcci che ho avuto con questa disciplina sono stati conflittuali e difficili proprio per quel metodo educativo, a mio avviso sbagliato, che si occupava solo di farmi memorizzare formule e fare esercizi per me privi di senso. In quel momento ho iniziato ad odiare la matematica e le sensazioni che provavo erano tutte negative ed erano talmente negative che ancora oggi ne subisco le conseguenze.

Ancora oggi…nonostante abbia notato una profonda differenza metodologica nel passaggio dalle medie al liceo delle scienze sociali dove ho incontrato la mia insegnante che coraggiosamente sperimenta un metodo veramente originale, fuori dal comune, che cerca di metterci a nostro agio quando studiamo matematica. Con lei ho cambiato atteggiamento, non subito ma tutto è successo dopo un compito in classe consegnato in bianco in prima liceo. La lezione successiva al compito mi aspettavo urla e rimproveri, invece nulla, come al solito entra in classe, ci saluta guardandoci negli occhi, senza dir nulla, prende la sua borsa tira fuori un libro ed inizia a leggere passeggiando per l’aula, “Intervista ad Aristotele” dal libro “Il matematico impertinente” di Piergiorgio Oddifredi. Finisce di leggere mi guarda ed afferma che amando io filosofia non posso ignorare la matematica. L’ora è finita. Da quel momento ho cambiato atteggiamento ho iniziato a ragionare anche facendo matematica.

E’ per questo che trovo nella metodologica l’epicentro di tutti i problemi che gli studenti trovano in matematica, portandoli a scegliere sempre meno facoltà di indirizzo scientifico, nonostante siano quelle che garantirebbero con più sicurezza un futuro posto di lavoro.

 

 

Domande

Spesso si legge anche nei giornali: Gli studenti arrivano all’università con preparazione di base inadeguata, carenti di abilità trasversali e con un atteggiamento negativo nei confronti della matematica. Questo metodo che stiamo usando, dove l’insegnante ascolta noi alunni cercando di capire le nostre difficoltà, dove l’insegnante ci indica il percorso spiegandoci perché quello che facciamo è importante, può risolvere queste problematiche? In che misura?

Inoltre quanto conta nello studio della matematica il calcolare e quanto il ben ragionare?

JULIO SILVERA 3^H