Studiare e ‘crescere’ nel Liceo delle Scienze Sociali (Giulia Montanari, Ferrara)
Il mondo in cui viviamo si fa giorno dopo giorno sempre più complesso, meno facilmente decodificabile. Penso che il punto di forza dell’indirizzo di Scienze sociali sia connesso proprio a quest’aspetto: questo indirizzo offre gli strumenti e le competenze necessarie affinché il decifrare la realtà circostante diventi possibile.
Le materie e gli argomenti studiati hanno sempre avuto riscontro diretto nella mia vita quotidiana: uscita dall’ambiente scolastico, molte volte mi sono ritrovata, di fronte ad un fenomeno complesso della contemporaneità, a riflettere, pormi domande, tentare interpretazioni. L’interesse per ciò che mi sta intorno è innato, in me, e l’aver letto e studiato saggi e opere di autori contemporanei è stato fondamentale (mi riferisco a Bauman, Maalouf, Giddens, ad esempio); altrettanta importanza voglio dare allo studio di argomenti ancora così misteriosi come può essere il processo di globalizzazione, la realtà dell’immigrato, la crisi dei valori a cui assistiamo oggi, la lettura della mente umana.
Si tratta di uno squarcio di realtà posto sotto analisi e osservato.
Penso che l’importante non sia dare risposte certe e imprescindibili, ma dare avvio ad una riflessione, un confronto attivo e sempre disponibile e mi sembra che le scienze sociali vogliano instaurare proprio questo. Le diverse materie che hanno costituito il curricolo (antropologia, sociologia, psicologia…) si sono rivelate complementari ad una visione complessiva della realtà, non rimanendo compartimenti stagni in cui relegare conoscenze. Ho dentro di me la convinzione che questo indirizzo mi abbia aiutato a diventare una persona che fa parte attivamente della società in cui vive, da cui finalmente non dipendo più, ma a cui contribuisco con il mio apporto diretto. In cinque anni, progressivamente, l’indirizzo di scienze sociali ha contribuito a farmi crescere da figlia della società, a suo membro attivo, donandomi consapevolezza: è stato una sorta di progressivo rito di passaggio.
Considero fondamentali i momenti di stage formativo: a prescindere dalla piacevolezza o meno dell’esperienza, penso che per chi studia scienze sociali sia indispensabile inserirsi in un ambiente che non sia quello scolastico, anche solo per una settimana, e vedere con i propri occhi ciò che fino allora aveva studiato in aula, soprattutto se si seguono argomenti così legati alla contemporaneità. Lo stage secondo me ha il compito di insegnare lo spirito di adattamento (spesso le situazioni vissute sono difficili, moralmente e fisicamente) e penso che abbia la grande capacità di aprire la mente ad una realtà che non sia solo quella ristretta della quotidianità, catapultandoti in un altro mondo. Ho vissuto gli stage in modo totalizzante, sbagliando forse ai fini didattici, ma senza pentirmi assolutamente. Li ho vissuti come esperienze di vita, non di scuola. Ho partecipato allo stage-scambio culturale Italia-Germania che riguardava la gestione non violenta del conflitto e posso assicurare che è stata una delle esperienze più arricchenti della mia vita: in un solo colpo ho compiuto passi che non avrei mai creduto di poter fare. Ho scoperto molte parti di me che non sapevo di possedere e non mi sono più sentita impotente, senza forze di fronte al mondo; ha cambiato il mio modo di affrontare la vita. Quello stage, effettuato in 3°, mi ha cresciuto come persona.
La curiosità estrema è la mia caratteristica fin da bambina, e sono stata entusiasta di scoprire che le materie di scienze sociali investono in realtà, spesso, anche altri campi, altri ambiti: la storia, la filosofia, la scienza, ad esempio, ampliando a dismisura il mio campo d’interesse. La mia curiosità è stata nutrita, sempre, e a questo ha contribuito anche lo studio della psicologia: analizzare ss stessi e gli altri, le menti umane, leggere di chi per primo ha ideato metodi d’indagine, è per me una fonte inesauribile di conoscenza. Per me lo studio della psicologia ha significato anche la ricerca di me stessa; le scuole superiori coincidono con il periodo dell’adolescenza ed è sicuramente vero che sia un periodo complesso, in cui i rapporti intrapersonali e interpersonali sono tutt’altro che semplici, in cui la propria identità è ancora confusa, come un tesoro ancora da scoprire. La psicologia mi ha davvero aiutato a capire chi sono veramente: spogliata dai pregiudizi e da idee stereotipate che io stessa avevo di me, ho compreso chi è la vera Giulia, quali sono gli effettivi motivi che stanno dietro le mie azioni, quali sono i miei desideri, le mie aspirazioni e ho avuto la possibilità di comportarmi di conseguenza verso la strada che intendevo imboccare. Studiare psicologia ha significato guardarmi dentro onestamente in un periodo della vita difficile in cui tutto appariva confuso e tendevo ad ascoltare gli altri, le loro opinioni, piuttosto che me stessa. Mi ha aiutato a riemergere e a scoprire ed affermare la mia personalità.
Proprio per questo motivo sono convinta che lo studio delle scienze sociali sia una scuola di vita, oltre a tutto il resto: l’ho provato sulla mia pelle. È questo il suo grande valore, la sua potenza.
Un’altra materia mi coinvolge tantissimo: la sociologia, lo studio della società contemporanea in particolare. Mi affascina studiare quali sono i meccanismi, in parte nascosti, che regolano la nostra vita comune.
Per natura sono sempre stata pessimista, anche riguardo alle relazioni umane: spesso le ho considerate come relazioni tra individui che perseguono scopi egoistici, magari inconsapevolmente. Avevo bisogno di studiare la società, il macrosistema che ci ospita per andare più a fondo, per recuperare un po’ di speranza, anche. Il mondo circostante appare spesso così enorme e così estraneo a tutti noi, che sentivo il bisogno di avere sotto controllo gli elementi che lo compongono per poterli visualizzare meglio; la sociologia ha dato risposta alle mie domande, ai miei bisogni. Mi riferisco soprattutto a sociologi contemporanei, uno tra tutti Bauman, che è riuscito ad illuminarmi con la chiarezza dell’analisi sociologica della modernità.
Sbagliando forse, il rapporto che ho costruito con le scienze sociali è sempre stato davvero totalizzante: non ho mai considerato queste materie qualcosa di puramente scolastico, ho sempre interiorizzato gli insegnamenti come qualcosa di prezioso, ho vissuto al massimo le situazioni che mi si presentavano di fronte. Studiare in questo modo le scienze sociali comporta un continuo mettersi in discussione, si tratti dell’opinione che si ha di se stessi, di come appari agli altri, di come consideri gli altri e “l’altro”, il diverso, lo straniero oppure ancora rendersi conto di quali siano le norme, spesso ingiuste, alle quali il mondo si sottomette.
Non so ancora se il mio futuro andrà ad inserirsi specificatamente nei vari settori delle scienze sociali, in una precisa facoltà universitaria che le riguarda. So che qualsiasi strada prenderò, il mio interesse e curiosità per la decodificazione del mondo che ci ospita e che spesso non capiamo non si spegneranno mai, grazie anche alle possibilità immense di analisi che ho scoperto studiando in quest’indirizzo di studi.
Giulia Montanari
Classe 5°R - Liceo Classico “L. Ariosto” a.s. 2008-2009
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