STORIA BRITANNICA
di
Tullio De Mauro

Dopo un paio d'anni di secche e afflittive cronologie dai Romani a Churchill non resta niente e le capitali dell'Africa nera o del Centroamerica ricadono nell'oblio

da "Internazionale" n. 789, 2 aprile 2009

 

Nessuno è profeta in patria. Jim Rose per anni ha guidato l'Ofsted, Office for standards in education. Questa agenzia indipendente fa centinaia di ispezioni ogni settimana nel frastagliato arcipelago delle scuole britanniche: commisura strutture, risorse, insegnanti al benessere e alla crescita culturale degli allievi, mette in rete i dati che va raccogliendo e pubblica un rapporto annuale di sintesi (ora anche in video) per orientare risorse, modi e contenuti degli insegnamenti.

Un modello. Rose ora ha lasciato l'incarico e il governo gli ha chiesto di preparare una proposta per migliorare insegnamenti e apprendimenti nelle scuole elementari. Il Guardian ha potuto vederla e ne ha dato notizia con un titolo fuorviante, che ha favorito lo scoppio di polemiche.

E qualcuno si è domandato: ma chi è 'sto Jim Rose? Curioso dover rispondere da terre aliene. Sappiate accendere negli alunni l'interesse per ciò che studiano, propone Rose: questo resta.

Dopo un paio d'anni di secche e afflittive cronologie dai Romani a Churchill non resta niente e le capitali dell'Africa nera o del Centroamerica ricadono nell'oblio. Selezionate temi, epoche, culture, e focalizzate il lavoro dell'anno su uno due temi alla volta: questo resterà.

E curate che si consolidino le abilità per la vita, portateli oltre il digital divide, insegnate a sfuttare la rete e Wikipedia. Qui troveranno sempre la data di nascita di Churchill se hanno studiato i vittoriani o della regina Vittoria se li avete appassionati alla seconda guerra mondiale.

Tullio De Mauro

 


 

LA RETE RIDISEGNA LA SCUOLA

di Tullio De Mauro
Negli Stati Uniti tra il 2002 e il 2008 i lettori di letteratura sono significativamente cresciuti dal 42 a oltre il 50 per cento

da "Internazionale" n. 791, 16 aprile 2009

"Google ci rende stupidi?". Con questo titolo l'anno scorso l'articolo di Nicholas Carr su The Atlantic (Internazionale 751) ha ravvivato una discussione che si trascina almeno dai primi anni novanta in vari paesi del mondo, in Italia con contributi salienti di Francesco Antinucci, Raffaele Simone, Domenico Parisi e altri raccolti sul sito dell'Associazione docenti Italiani.

Coinvolge il nostro cervello, le generazioni più giovani, la lettura, la scuola. Depurata da polverosità passatiste, lamentosità apocalittiche, sparsi richiami eruditi a Socrate (cioè Platone), Girolamo Squarciafico e Nietzsche, la discussione non è oziosa.

Si deprecano i compiti copiati da internet (da ultimo il quotidiano francese Le Devoir dell'11 aprile), ma si fa chiaro che questo è l'effetto di un insegnamento tradizionale e ripetitivo.

Si delineano invece le grandi possibilità di un apprendimento interattivo e sperimentale possibile anche grazie alle nuove tecnologie (lo mostra da ultimo Parisi). Ne sono sollecitate indagini seriamente empiriche (Internazionale 772). Da queste ora emerge che la crescita degli accessi alla rete, come si è visto a suo tempo per la tv, è positivamente correlata con la crescita della lettura anche di opere letterarie.

Secondo l'ultimo rapporto del National endowment for the arts (Economist del 15 gennaio 2009), negli Stati Uniti tra il 2002 e il 2008 i lettori di letteratura sono significativamente cresciuti dal 42 a oltre il 50 per cento. Se leggere la Recherche e Guerra e pace aiuta l'intelligenza, ora Proust e Tolstoj hanno un alleato nella rete.

Tullio De Mauro

 


Tullio De Mauro è un linguista italiano. Il suo ultimo libro è Lezioni di linguistica teorica (Laterza 2008).
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