Quattro anni di studio di scienze sociali e due anni di stage, così ci avviciniamo agli esami di stato.
Questo percorso è il frutto del lavoro di una classe del Liceo delle Scienze Sociali Paladini/Machiavelli di Lucca, il doppio nome dell’Istituto è dovuto a un accorpamento tra le ex-Magistrali e il Liceo Classico della città.
La classe in questione nell’a.s. 2011/2012 arriverà in quinta e desideriamo restituire pubblicamente una visione del nostro modo di fare apprendimento sia teorico, sia laboratoriale/esperenziale e che possa essere conosciuta anche al di fuori della scuola stessa, per questo ci siamo appoggiati alle strutture e ai siti di www.scienzesocialiweb.it e di www.educationduepuntozero.it.
Il corso delle Scienze Sociali è in via di estinzione, in quanto è stato fortemente revisionato e privato di quella che era la sua forte identità sui problemi della contemporaneità, dal riordino Gelmini, è ora inglobato nel corso Liceo delle Scienze Umane.
Quello che segue è una sorta di diario di bordo tenuto dagli studenti della classe delle attività di stage del terzo e quarto anno, ma ha valore preparatorio agli argomenti disciplinari da affrontare in quinta, agli stages a carattere individuale dell’ultimo anno di corso e alla conduzione del colloquio dell’esame di stato.
Sin dal primo giorno di scuola le discipline di indirizzo di Scienze Sociali (Sociologia, Psicologia, Antropologia, Economia del territorio) ci hanno guidato nella creazione del nostro gruppo classe. Attraverso focus-group, problem-solving, siamo riusciti a organizzare gruppi di studio e di lavoro, imparando a rispettare, condividere e confrontare le diverse opinioni. Tutti noi, in questo percorso, abbiamo incontrato la difficoltà nel sentirci inclusi ed esclusi, ma allo stesso tempo ci siamo posti il problema di come ci ponevamo noi di fronte alla possibilità di includere/escludere gli altri.
a.s. 2009/2010:
- Marzo 2010, incontriamo don Roberto Sardelli, il maestro della Scuola 725 che avevamo già avuto modo di conoscere a Lucca durante la presentazione del video film “Non tacere” affrontando insieme a noi il problema delle vecchie e nuove povertà.
- Ci incontriamo con don Roberto a Roma, noi siamo in viaggio di istruzione, nella sede del Comitato di Quartiere del Pigneto, quartiere popolare romano e insieme a lui percorriamo i luoghi dell’inclusione: il centro assistenza ai diritti degli emigrati, il centro sociale di Via Prenestina, il centro di accoglienza giovanile, e i luoghi dell’esclusione: il lavoro che è sempre in nero e sotto pagato, la mancanza della casa, dell’assistenza sanitaria, dei diritti fondamentali. Decidiamo di restare in contatto e di dare il nostro contributo al progetto Non tacere, useremo il pc, la rete per scambiarci materiali, idee, riflessioni e proposte di intervento.
- Marzo 2010, a Roma visitiamo la mostra al Museo dell’Ara Pacis “Fabrizio De Andrè, La mostra” ci soffermiamo sulla poetica, sulla lettura della realtà, questo ci sarà poi molto utile quando ci recheremo a Genova.
- Aprile 2010: organizziamo incontri con l’Associazione Volontariato in carcere, responsabile Massimiliano Andreoni, sul tema “La situazione delle carceri in Italia e a Lucca”. Analizziamo documenti, statistiche, leggi, alcuni atti parlamentari.
a.s. 2010/2011:
- 31marzo/1 aprile 2011, visita alla Comunità san Benedetto al Porto, incontro con don Andrea Gallo. (lo avevamo incontrato a Lucca nel 2009, durante la presentazione di un suo libro)
- Segue e coordina lo stage la prof. Enza Colatutto, docente di scienze sociali.
- Luoghi, simboli, segnali di legalità, democrazia: dignità/civiltà diritti/doveri. Accompagna in qualità di esperto esterno il prof. Antonio Ronco (ex docente di scienze sociali).
- 5 aprile 2011: Massimiliano Andreoni, Valerio Bonetti, Andrea Del Testa incontrano gli studenti sul tema: Istituzioni e esclusione, la funzione del carcere, l’uso dei CIE.
- Marzo 2011: Laboratorio tenuto dal gruppo Assopace, Rete Radié Resch, nell’ambito del progetto “Educare al conflitto per educare alla pace: il caso israelo-palestinese”. Portare l’evento storico a scuola, saperlo affrontare nella sua attualità senza diventare banali o peggio ancora superficiali, rompere lo schema della lezione frontale, avere il coraggio di sperimentare nuove opportunità di conoscenza e di rielaborazione dei contenuti.
- Nel nostro liceo alcuni docenti hanno ritenuto molto importante provare a mettere in azione diversi metodi didattici/educativi: lo stage formativo, la compresenza come ora di lezione-laboratorio, i laboratori a tema condotti da esterni, incontri con esperti quale occasione di confronto e di scambio di idee.
Nostri approfondimenti:
Don Roberto Sardelli
Don Sardelli è un sacerdote, maestro e scrittore vicino ai più umili, si è battuto per il riscatto esistenziale e morale dei baraccati di Roma, studiando e osservando la sua azione e le sue idee, noi abbiamo trovato delle analogie e lo abbiamo messo in parallelo alla figura e all’opera di Don Lorenzo Milani. Don Sardelli va nel 1968 a vivere in baracca, insieme ai baraccati, a gruppi di emigranti provenienti più che altro dal sud Italia, poveri che non avevano possibilità economiche e che si erano stabiliti lungo gli argini dell’Acquedotto Felice a Roma. Con loro e per i loro figli nasce la scuola del pomeriggio, la scuola che aiuta a pensare: la scuola 725. Il luogo dove si svolsero queste attività di studio e di creazione di pensiero comune, prende il nome di scuola 725 dal numero della baracca che li ospitava. I ragazzi dell’acquedotto Felice decisero di far sentire la loro voce e i loro bisogni attraverso una lettera che già nel titolo era critica e di protesta “Non Tacere”. Si tratta di un insieme di testimonianze e impressioni dei ragazzi per mettere al corrente il sindaco di Roma e le istituzioni della loro situazione. A marzo dell’anno scorso la nostra classe è andata a Roma per incontrare Don Sardelli al quartiere “il Pigneto”: abbiamo visitato il centro sociale Ex-Snia e il centro di assistenza legale per gli immigrati. Inoltre continuiamo a seguirlo e lui segue il nostro percorso, siamo in contatto continuo via mail, così quando tiene una lezione all’università di Roma, noi la leggiamo e la discutiamo in classe. Ad esempio ha parlato con gli studenti di mobilità umana e migrazioni. Questo fenomeno è uno dei fattori caratteristici del XX° e XXI° secolo ed è costituito da diversi fattori: spostamento degli operai specializzati dal sud al nord (nel 1965 i migranti erano 50 milioni, nel 2005 191 milioni e nel 2008 230 milioni), i lavoratori si spostano per trovare un lavoro e condizioni di vita migliori di quelle della loro terra nativa, nella società di massa aumentano gli spostamenti per diversi motivi.
Questa mobilità sociale è una sfida in tutte le società e soprattutto in quelle che sono costituite sulla stabilità (famiglia, istituzioni religiose, costumi, tradizioni, istituzioni politiche).
Si parla di “delocalizzazione forzata”, cioè di persone cacciate dai luoghi nativi per fuggire la fame, la violenza, con una evidente violazione dei diritti umani.
Concludiamo con una domanda: da dove dobbiamo partire per costruire una società pluri-interculturale?
Non possiamo evitare l’accusa di razzismo, quindi bisogna partire dal fatto che esiste una pluralità dalla quale deve nascere un’unità: si ritiene che la diversità sia parte costitutiva della vita umana.
Don Andrea Gallo
Don Andrea Gallo è un prete genovese, è lui il fondatore della comunità di San Benedetto al Porto, dove sono accolte persone ai margini della società come prostitute, drogati, transessuali… Laureatosi all’ “Università della strada”, come ama spesso ripetere, ha dedicato tutta la sua vita ad aiutare il prossimo come insegna il primo rivoluzionario della storia: Gesù.
Abbiamo avuto il privilegio di incontrarlo nel maggio scorso ad una conferenza in cui presentava il suo libro “Così in terra come in cielo”. L’abbiamo subito annoverato tra i nostri mentori, al pari di Don Lorenzo Milani, Don Roberto Sardelli e Don Luigi Ciotti, figure che abbiamo avuto la fortuna di incontrare, abbiamo partecipato alla marcia di Libera a Napoli, o come don Milani abbiamo a lungo letto e commentato la lettera dei ragazzi di Barbiana.
Tra le realtà che ci proponiamo di studiare (carcere, CIE, …) c’è la comunità di San Benedetto al Porto: un’associazione nella quale gli emarginati trovano aiuto e sostegno. Grazie a questo luogo di inclusione anche gli individui considerati “rifiuti” della società capitalista possono mettere a disposizione i loro talenti al servizio della collettività.
Lo stage per noi
Lo stage apre la scuola al mondo esterno, fa della scuola un luogo di incontro tra realtà diverse: istituzioni, persone portatrici di culture significative, famiglie e figli, adulti e giovani e preserva un luogo ‘salvo’ in cui poter riflettere senza fretta e senza interessi di parte sui problemi della città. E tutto questo si può fare solo all’interno di patti educativi in cui scuola e istituzioni siano coinvolti concretamente, ma soprattutto in cui i giovani abbiano la possibilità di essere protagonisti, di vedere direttamente e di provare a mettersi in gioco. Lo stage curricolare nelle scienze sociali ha l’obiettivo di stabilire e mantenere un rapporto con il territorio e la ricerca. Il tema da noi scelto lo affrontiamo sia con la lettura di testi e documenti, sia confrontandoci con le realtà locali, sia con quelle nazionali e internazionali.
Il villaggio del Fanciullo
Il villaggio del Fanciullo è una piccola comunità, opera della chiesa locale, sorta nell’immediato dopoguerra (1947) sulle mura di Lucca. Il villaggio ha accolto nella sua lunga storia centinaia di ragazzi che avevano la necessità di trovare una famiglia o comunque un luogo dove vivere, studiare, lavorare, crescere. E’ uno dei luoghi che abbiamo scelto sul territorio nella ricerca dei luoghi di inclusione.
La seguente intervista è stata attuata da un gruppo di studenti della classe venerdì 11 febbraio 2011 all’interno del Villaggio:
GhettUP
GhettUP è un progetto di Casa Di Quartiere, è una delle attività che gestisce la Comunità di San Benedetto al Porto, si trova a Genova in Via Croce Bianca.
Nata negli anni ‘80 è abitata in gran parte da stranieri, in prevalenza vi sono persone emigrate da: Africa, Albania, Romania, inoltre è presente un gruppo di transessuali.
Il giorno 1 Aprile 2011 un volontario di GhettUp ci ha accolto al porto di Genova e insieme ci siamo diretti verso il "ghetto".
Il "ghetto" è suddiviso in appartamenti che sono stati restaurati e con il tempo i volontari hanno iniziato ad attivare alcune iniziative per migliorare il “vivere comune”.
Alcune di queste iniziative sono:
- Corso di alfabetizzazione, scuola di italiano che funziona da aiuto per le persone che vogliono imparare e migliorare la lingua italiana. Il corso garantisce un maestro ogni tre alunni e successivamente vengono articolati moduli di insegnamento differenziati: corso base, accompagnamento alla licenza media e supporto alla preparazione del nuovo esame per la carta di soggiorno.
- Vengono organizzate cene, gite e visite a musei per favorire le relazioni tra persone.
- Videolab: raccontare la città e il quartiere attraverso le immagini. Il video laboratorio offre strumenti e conoscenze per imparare tecnica e linguaggio della comunicazione visiva.
- Questa iniziativa prevede la creazione di una WebTV attraverso la realizzazione di documentazione autogestita con unico editore di riferimento, gli abitanti del quartiere.
- La comunità fornisce uno sportello legale con la presenza di un avvocato
Riflessioni:
Sara Baielli: È stata un emozione forte, era come entrare in un’altra realtà di cui ne facevano parte persone spesso emarginate dalla società. Era come un posto “abbandonato” dalla società, distaccate dal lusso e sfarzi della realtà circostante.
Sara Evangelisti: E' stata un'esperienza interessante ma sopratutto mi ha impressionata nel vedere il luogo: un mondo dentro il mondo. E' impressionante passare dalla parte viva, illuminata della città, al quartiere buio: il ghetto.
Consuelo Murru: Buio, silenzio. Entrare nel Ghetto è un po' come entrare in un tunnel. Piccole strade si incrociano con altre, il silenzio regna sovrano. E' difficile trovare uno spicchio di sole, forse impossibile. E' come entrare in un altro mondo, ed avviene attraverso un forte impatto. Le persone camminano tranquille nel centro di Genova... c'è chi va di fretta e chi passeggia mangiando un gelato. Sembra che quella piccola via che porta in una Genova diversa non esista. Probabilmente, se non ci fossimo incontrati con il volontario che ci ha accompagnati nel Ghetto io stessa non avrei mai notato quella piccola via.
Inclusione / Esclusione
Il giorno 5 Aprile 2011 la classe 4b Liceo Scienze Sociali si è recata a Pieve San Paolo al Centro Giovani e Comunità dove si è svolto l'incontro: “ Inclusione / Esclusione”.
Il centro nasce nel 1982 all’interno dell’esperienza dell’associazione Ce.I.S Gruppo Giovani e Comunità di Lucca. La sede legale si trova a Pieve San Paolo nel Comune di Capannori in via Immagine dell'Osso, 12.
Il primo intervento è stato fatto da Massimiliano Andreoni, educatore in carcere, il quale ci ha mostrato un video sugli ospedali psichiatrici giudiziari ( OPG ) mandato in onda su Rai Tre a Presa Diretta. Il video è stato girato grazie a un intervento a sorpresa dell’onorevole Ignazio Marino, infatti non avendo avvisato del suo arrivo, ha potuto far riprendere le vere condizioni e le testimonianze degli internati . Gran parte degli internati degli OPG hanno avuto come “pena” il cosiddetto Ergastolo In Bianco, ciò vuol dire che la loro libertà non è nelle mani del giudice ma degli psichiatri che, non ritenendoli capaci di reintegrarsi nella società, non firmano il permesso per rilasciarli. Su 1500 persone internate, 376 non dovrebbero esserlo. Sul territorio Italiano sono presenti sei ospedali psichiatrici giudiziari.
Il carcere dovrebbe restituire persone capaci di reinserirsi nella società mentre i detenuti dell'OPG vengono messi in letti di contenzione legati con garze e corde.
Il secondo intervento è stato fatto da Matteo Marabotti, educatore da 10 anni nei due Campi Nomadi di Lucca.
Con Matteo abbiamo affrontato il termine “ non luogo”, definito da Marc Augè come luogo svuotato di identità, di senso e memoria. L'educatore ci ha spiegato che il modo migliore per capire una realtà è viverla.
L'esclusione dei Campi Nomadi inizia dal luogo in cui vengono costruiti il più delle volte vicino a fiumi, cimiteri o zone dove erano contenuti materiali contaminanti e quindi dove non si può edificare. L'esclusione dei nomadi porta a una ghettizzazione e questa fa sì che aumenti la paura che la popolazione locale ha nei confronti dei rom. Oltre a questo, spesso i mass media associano la parola “rom” alla parola “paura” alimentando un clima di ostilità verso questa comunità.
Nel 2009 a Lucca è stato fatto un blitz dei carabinieri nel campo nomadi, un dispiego di forze dell’ordine finito con alcune denuncie per appropriazione indebita di biciclette, o per l'assenza dello scontrino fiscale d alcune merci.
Il terzo intervento è stato svolto da Federico Fambrini, responsabile della Comunità Carlo Del Prete, il quale ha esposto il progetto educativo individualizzato ( PEI ) che fornisce un collegamento tra l'immigrato minorenne e la famiglia rimasta nel Paese d'origine. Oltre a questo, il progetto ha lo scopo di raccordare l’intervento degli assistenti sociali, dei diversi operatori con il minore, per mettere a punto insieme un programma educativo.
Il progetto entra in grave difficoltà dal momento in cui entra in vigore il cosiddetto “ Pacchetto Sicurezza” nel quale si afferma che un minore può avere il permesso di soggiorno al compimento dei 18 anni solo se è in Italia da tre anni e frequenta da due anni corsi di formazione, se questo non avviene al compimento dei 18 anni l'individuo diventa un clandestino e quindi viene rimpatriato (situazione molto frequente, in quanto molti arrivano proprio sui 15/16 anni).
Successivamente prende la parola l'assessore Gabriele Bove che tratta principalmente tre punti:
- Integrare le situazioni di marginalità
- Diritti dell'uomo
- Sconfiggere la paura del diverso, di ciò che non conosciamo
- L'ultimo esperto che incontriamo è un socio della Cooperativa Sociale Odissea di Lunata che ci spiega come funziona una casa di accoglienza per immigrati. La Cooperativa si trova a Lunata e ha una capienza di dodici posti letto. In questa cooperativa avviene un processo di inclusione attraverso l'insegnamento della lingua italiana e l'aiuto da parte degli accompagnatori nella ricerca di un lavoro. Inoltre proprio in questi giorni stanno arrivando in Toscana dei giovani immigrati sbarcati a Lampedusa.
Noi siamo: Sara Baielli, Andrea Balestri, Gabriele Bandoni, Luca Bani, Alessia Belcrei, Lodovica Bernardini, Martina Bianchi, Asia Coltelli, Romina Della Bartola, Christian Dremont, Sara Evangelisti, Evis Gusheki, Gloria Lemmi, Consuelo Murru, Alessia Panebianco, Francesco Passaglia, Angelica Vellutini.
La prof. di scienze sociali: Enza Colatutto.
Un ringraziamento particolare al prof. Antonio Ronco che non ci ha mai lasciati soli.
Bibliografia/ sitografia:
- Zigmunt Bauman, La società sotto assedio e Voglia di Comunità
- Giuseppe Mantovani, L’elefante invisibile
- Don Roberto Sardelli, Scuola 725, Lettera al Sindaco
- Don Lorenzo Milani, I ragazzi di Barbiana, Lettera a una professoressa
- Jerome Bruner, La cultura dell’educazione
- Geneviève Makaping, Traiettorie di sguardi
- La Costituzione Italiana
- www.nontacere.eu/ (nel sito è presente un nostro intervento)
- www.libera.it
- www.espressioni.info
- www.mce-fimem.it Movimento di Cooperazione Educativa
- www.scienzesocialiweb.it
- www.educationduepuntozero.it
Su Facebook abbiamo una nostra pagina 4B Liceo delle Scienze Sociali dove ci scambiamo idee, proposte, appuntamenti importanti che ora è diventata 5B Liceo delle Scienze Sociali.
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