Audizione presso la VII comm. cultura Camera Deputati

AUDIZIONE INFORMALE
PRESSO LA VII^ COMMISSIONE - CULTURA -
DELLA CAMERA DEI DEPUTATI 
A cura di Amelia Stancanelli e Luigi Mantuano

12 ottobre 2006

 

Amelia StancanelliSiamo qui in rappresentanza della rete di scuole che raggruppa i Licei delle Scienze Sociali, un indirizzo sperimentale nato sulla scorta dei primi tentativi della stagione delle sperimentazioni degli Anni 70, con l’ obiettivo di introdurre nella scuola percorsi di lavoro fondati sugli studi sociali, praticamente assenti dal panorama scolastico italiano.

L’elemento di maggiore significatività di tali percorsi sta nel fatto che questo obiettivo è stato perseguito in un contesto di licealità, con lo scopo cioè non di fornire competenze professionali specifiche, bensì di dare ai giovani conoscenze e competenze adeguate ad una lettura critica della società complessa per fornirli di una formazione flessibile, al passo con i tempi, che consentisse loro l’inserimento in qualunque realtà di studio o di lavoro. Si è trattato dapprima di timidi tentativi di definizione di indirizzo e di proposta di insegnamento integrato (c.d. “Circolare 27”, Progetto Brocca, modello “Proteo”, ecc.), fino al 1997, anno in cui, sulla scorta appunto di alcune esperienze pilota maturate nel settore a partire dagli anni ‘70, fu offerta ufficialmente dal Ministero della Pubblica Istruzione la proposta del Liceo delle Scienze Sociali agli Istituti Magistrali nel momento in cui venivano aboliti i corsi di ordinamento quadriennale. 

Pur rendendoci conto che non è questa la sede, vorremmo fare una brevissima parentesi per evidenziare il disagio di centinaia di scuole in Italia che per effetto del Decreto Interministeriale del 10 marzo 1997 non esistono più sulla carta, ma continuano a mantenere la vecchia denominazione e rilasciano tuttora il Diploma Magistrale, sia pure a conclusione di percorsi liceali molto più ricchi e complessi quali i Sociopedagogici e le Scienze Sociali; il che ingenera tuttora disorientamento e confusione nell’ opinione pubblica e rende più difficile per queste scuole l’ orientamento dell’ utenza. 

Tornando all’ esperienza dei Licei di Scienze Sociali, dal ’97 fu messo in atto dal Ministero un programma capillare di formazione, con l’ istituzione delle cosiddette “scuole polo”, sei istituti (di Imperia, Mantova, Mestre, Roma, Napoli, Messina), ciascuno dei quali - con il coordinamento del Liceo “Ariosto” di Ferrara - aveva il compito di seguire e monitorare il lavoro di aggiornamento di un gruppo di istituti di una o più Regioni. Negli anni 1999-2000 e 2000-2001 queste scuole hanno ottenuto finanziamenti vincolati a questi obiettivi, e sono state costantemente assistite da un gruppo di ispettori e funzionari del Ministero. Si formava così una task force in grado di seguire, sostenere e stimolare l’ innovazione. Intanto nel febbraio del 2000 un Gruppo di lavoro per l'indirizzo delle Scienze Sociali costituito presso il Ministero P.I. redigeva un documento, tanto snello quanto denso di indicazioni essenziali, in cui veniva definito il profilo formativo dell’ indirizzo e ne venivano precisati gli assi culturali e l’ impianto concettuale. 

Luigi MantuanoSi comprende come si tratti di una sperimentazione autonoma, pur se assistita, in cui la programmazione e l’ elaborazione dei curricoli è affidata totalmente alla progettualità delle scuole, non certo in un clima di autarchia, bensì sulla scorta delle precise linee portanti indicate dal Documento nazionale del 2000. 

Si può facilmente comprendere altresì la difficoltà del lavoro degli operatori scolastici, il cui sforzo di autoformazione doveva misurarsi con un contesto generale in cui è scarso l’interesse per gli studi sociali, considerati deboli e poco rilevanti sul piano scientifico, se non addirittura scomodi e dirompenti, e colmare, da un lato la disattenzione degli accademici e, dall’altro, i limiti della propria formazione universitaria, settoriale e disciplinare. Una boccata di ossigeno è sicuramente venuta dall’Autonomia Scolastica, che dal 2000 ha dato alle scuole un margine di azione sicuramente più ampio, benché vada osservato che la flessibilità propugnata dal DPR 275 ha dovuto fare i conti con la rigidità di gestione degli organici e dei finanziamenti, che - specie dopo l’ abolizione degli organici funzionali e con l’ obbligo delle 18 ore frontali di cattedra - ha vanificato molte delle potenzialità del Regolamento stesso. 

Eppure, in un contesto così difficile, i Licei delle Scienze Sociali hanno raggiunto obiettivi che erano sicuramente ambiziosi. Mentre si parla sempre più di bisogno di qualità nella formazione dei giovani, noi siamo consapevoli - senza trionfalismi ma con la modesta certezza dell’ impegno profuso e dei risultati conseguiti - di avere costruito nella realtà italiana poli di eccellenza e di poter fornire un nuovo modello di scuola pienamente rispondente alle esigenze dell’ oggi, richieste non solo da una società complessa e globalizzata, ma anche dai modelli di apprendimento che ormai, anche per l’ influsso dei molteplici agenti di formazione e delle nuove tecnologie, non sono più soltanto lineari, ma sequenziali e integrati. 

Questo nuovo modello trova i suoi punti di forza in alcuni elementi strategici insiti nel curricolo di Scienze Sociali: 

  • le compresenze, che costituiscono un modello innovativo di lavoro tra docenti e consentono all’ allievo di verificare la pluralità del sapere e dei punti di vista delle discipline;
  • la progettazione integrata, un processo che non fa parte della tradizione scolastica italiana, ma è imposto dall’ oggetto stesso di studio dell’indirizzo di Scienze Sociali, la società contemporanea complessa. I docenti di questo indirizzo hanno dovuto imparare a realizzare la multidisciplinarità, procedendo per assestamenti successivi di confronto continuo tra pratica e riflessione, tra esperienza e approfondimento teorico, cosa che richiede una formazione continua ed un lento ‘apprendistato’ didattico;
  • lo stage formativo, che è parte integrante del curricolo e vi riveste un ruolo strategico. Esso si è imposto fin dall’inizio come un segmento imprescindibile, dotato di forte significatività, sia per l’oggetto di studio – la società contemporanea complessa - sia per la ‘famiglia occupazionale’ a cui è rivolto, cioè professioni che si occupano di cura o di organizzazione sociale in senso lato. Innestandosi in una esperienza liceale, lo stage formativo è cosa diversa dall’ alternanza scuola-lavoro, ma al contempo ne realizza tutti gli aspetti formativi ed esperienziali più significativi. Esso infatti costituisce l’occasione principale per una riflessione sul mondo sociale esterno, una riflessione fra soggetti in formazione, esperti di diversi settori e docenti, fra le giovani generazioni e gli adulti competenti. Ha come strumento principale di ricerca l’osservazione partecipante, la progettualità, la reciprocità tra saperi ed esperienza. Consente agli alunni di mettersi alla prova in una situazione di rischio controllato e quindi di risolvere problemi autentici e non fittizi come sono spesso quelli scolastici. Porta a sintesi le operazioni costruite sui saperi a cui aggiunge la dimensione pratico-operativa e mette in gioco le conoscenze nei più svariati settori della realtà sociale. Infine riguarda tutto il Consiglio di classe, e deve coinvolgere tutte le componenti della scuola. 

La felice condizione del professionista riflessivo, che ogni sperimentazione esige, diventa la condizione stessa di vita per gli operatori delle Scienze Sociali. Uno dei punti di forza di questa sperimentazione - e che anche può essere assunto a modello - è rappresentato dal confronto fra docenti della scuola secondaria e docenti universitari, sollecitato dal Consiglio Italiano delle Scienze Sociali e promosso dallo stesso Ministero P.I. Oltre al citato documento del Gruppo di lavoro nazionale, ciò ha portato a numerosi incontri tra docenti delle scienze sociali e universitari sull’ asse portante dell’indirizzo che è di carattere storico-antropologico. In Italia non abbiamo altri esempi simili di collaborazione fra università e scuola sul curricolo di scuola secondaria; li abbiamo su singole discipline, ma non sulla progettazione di un percorso quinquennale, qual è il nostro, scandito tra biennio e triennio, organizzato su saperi integrati e su un’alternanza fra studio ed esperienze di osservazione della realtà esterna, ripensato in modo profondo nella didattica. Inoltre anche il modello di formazione che è stato realizzato come sopra descritto si propone per la sua unicità, in quanto modello radicato nelle scuole e non calato dall’ alto; ed è un vero peccato che ad esso sia mancato il necessario “ossigeno” del supporto finanziario. 

Il venir meno del sostegno ministeriale e dei finanziamenti non ha tuttavia interrotto la stagione feconda del nostro lavoro. Pur tra mille comprensibili difficoltà le scuole si sono organizzate, hanno continuato a mantenere vivi i contatti in particolare grazie al sito ufficiale gestito dall’ Istituto “Manzoni” di Suzzara (MN), www.manzoniweb.it [ora www.scienzesocialiweb.it, n.d.r.], ed hanno portato avanti in questi anni sia il lavoro silenzioso di ricerca-azione al loro interno, sia la diffusione dei materiali prodotti, sia la struttura organizzativa. Una semplice rapida visita a questo sito può dare un’ idea della ricchezza di esperienze e di studi che sono stati effettuati. Si è costituita infine, con un movimento spontaneo, una rete di scuole denominata “Passaggi - Le Scienze Sociali in classe” - che si è data uno statuto ed un regolamento e si pone come soggetto istituzionale in linea con la legge dell’Autonomia Scolastica. Nel marzo 2006, il seminario più recente, autofinanziato, tenutosi a Sezze Romano (LT), ha visto la partecipazione di ben 40 scuole. Le scuole della Rete, oltre a tenersi in comunicazione, in particolare tramite il web, si danno infatti annualmente un appuntamento in un seminario di confronto e studio, nel quale si aprono anche al dibattito con il mondo politico e con le istituzioni, confronto e dibattito che non sono mai venuti meno lungo tutto il nostro cammino. Ci piace in particolare ricordare i riconoscimenti che sono stati fatti al nostro lavoro da due eminenti esponenti delle commissioni parlamentari : nel 2005, al seminario di Perugia, il senatore Asciutti, della commissione Cultura del senato, ha espresso vivo apprezzamento per i Licei delle Scienze Sociali, cui ha inviato un documento scritto, diffuso tramite il nostro sito, auspicando che trovino adeguata collocazione nell’ impianto riformato della scuola superiore. Nel 2006 il senatore D’ Andrea, anch’ egli della VII^ Commissione, ha preso una analoga posizione al seminario di Sezze.

Ancora, il lavoro di elaborazione e ricerca degli operatori dei Licei delle Scienze Sociali, unito a quello degli universitari, ha prodotto nell’ arco di trent’ anni pubblicazioni di grande rilievo ed una rivista periodica - Sensate Esperienze - e l’ ultima fatica in corso di pubblicazione è un volume edito da Marsilio e curato dal Consiglio Superiore delle Scienze Sociali che raccoglie riflessioni ed esperienze di tutta la sperimentazione. 

Consapevoli della difficile congiuntura che il Paese attraversa, noi non avanziamo richieste che sarebbero onerose nel momento attuale. Vogliamo però che questa finanziaria dia almeno un segnale, che rafforzi la fiducia di quanti in questi anni non hanno mai smesso di lavorare per il miglioramento della qualità della nostra scuola e consenta loro di proseguire con maggiore serenità lungo la strada intrapresa. Non con interventi a pioggia ed indiscriminati, bensì con provvedimenti mirati che producano un benefico effetto “a cascata” capace di raggiungere con la stessa efficacia anche le realtà più periferiche. Chiediamo cioè: 

  • che venga dato un sostegno economico agli istituti che gestiscono le varie attività della Rete, così che possano essere nuovamente centri propulsori della formazione e della ricerca. Ricordiamo che le sei scuole polo hanno avuto nei due anni citati una dotazione finanziaria di 50-60 milioni di lire ciascuna l’ anno, e che con questa cifra - certamente non ragguardevole - hanno organizzato capillarmente la formazione dei docenti in tutta Italia, da Imperia a Pantelleria;
  • che venga reintrodotto l’ organico funzionale in quelle scuole-polo che si pongono come realtà “di servizio” per gli altri istituti, in modo che possano disporre di personale docente che presieda a tempo pieno alla formazione dei docenti ed al coordinamento dell’ innovazione. 

Ci pare che tali richieste vadano nella direzione di una più concreta realizzazione della scuola dell’ Autonomia; ed è con la fiducia che esista la volontà politica di dare al mondo della scuola questo segnale - in sé modesto, ma per noi particolarmente significativo - che concludiamo, ringraziando per la cortese attenzione e per lo spazio accordatoci. 

Amelia Stancanelli
Dirigente Scolastico
dell’ Istituto Magistrale “E. Ainis” di Messina

 

Luigi Mantuano
Docente di Scienze Sociali
nell’ ISISS “Pacifici - De Magistris” di Sezze Romano