Musiche afroamericane e meticciato culturale


Un'esperienza di didattica musicale al Liceo delle Scienze Sociali Pieralli di Perugia

di Sergio Pasquandrea

 

Perché l'Africa?

AfricaChe cosa unisce la nascita del rock'n'roll e la comparsa dell'Homo Sapiens, il tango e le lotte per i diritti civili nell'America degli anni '50 e '60, le lingue bantu e Christina Aguilera? La risposta è: l'Africa. La terra martoriata dal colonialismo e dalle guerre civili, dall'Aids e dalla fame, “il buco nero del mondo contemporaneo”, come l'ha definita qualcuno; ma anche la culla dell'umanità, il continente che ospita la maggior diversità etnica e linguistica, il luogo dov'è nata la civiltà egizia e dove si formò il primo regno cristiano, quello di Axum. E, soprattutto, il punto di partenza per una delle più imponenti e tragiche migrazioni forzate della storia umana: quella che, tra il XVI e il XIX secolo, portò oltre dieci milioni di uomini e donne ad attraversare l'Oceano Atlantico, fra terribili sofferenze, per terminare la propria esistenza come schiavi.

Eppure, per molti di noi, l'Africa resta ancora un'entità più o meno sconosciuta, un continente senza passato e senza futuro, non molto diverso da quello che, oltre cent'anni fa, Joseph Conrad definì il “cuore di tenebra”: remoto, selvaggio, indecifrabile.

Non diversa è la sorte che tocca all'Africa nei programmi scolastici: pressati tra la storia europea e quella americana, tra l'Impero Romano e quello carolingio, tra la Rivoluzione Francese e le guerre mondiali, è raro che si dedichi al continente
africano più di qualche cenno rapido e superficiale.

È da considerazioni come queste che, nel Liceo delle Scienze Sociali dell'Istituto “A. Pieralli” di Perugia, è nata l'idea di ritagliare all'interno dell'anno scolastico una certa quantità di ore da dedicare all'Africa, alla sua cultura e alla sua storia, al suo passato e al suo presente. E si è scelto di farlo attraverso una materia che è notoriamente la Cenerentola della scuola italiana: la musica.


Musica e meticciato culturale

Sul perché nei licei italiani si studino la storia della letteratura e la storia dell'arte figurativa, ma non la storia della musica, ci sarebbe da scrivere ben più di un semplice articolo. Per non parlare del fatto che, del già angusto spazio che la musica riesce a rosicchiarsi durante i cinque anni della scuola elementare e i tre della scuola media inferiore, buona parte viene spesa nella desolante riproduzione di melodie al flauto dolce.

Quel che ci preme sottolineare è che, ai fini del nostro progetto, la musica va intesa nel senso più ampio possibile. Dunque, nessuna limitazione di genere, nessuna distinzione preconcetta fra “colto” e “popolare” o fra “primitivo” ed “evoluto”. E soprattutto, nessun confine tra quello che è il fatto artistico “puro” e le sue implicazioni, storiche, sociali, culturali, religiose, antropologiche e via discorrendo.

La musica doveva, nelle nostre intenzioni, fungere da cartina di tornasole per misurare l'interazione fra i tratti culturali ereditati dall'Africa e quelli che gli schiavi africani si trovarono ad affrontare nel Nuovo Mondo. Il progetto si proponeva, quindi, come una guida all'ascolto che fosse al contempo una guida alla comprensione di un fenomeno fondamentale nel nostro mondo: il meticciato culturale.

Analizzare la diaspora musicale africana equivaleva ad analizzare le mutevoli forme che l'eredità africana aveva assunto venendo a contatto con le diverse società già presenti nel contintente americano.

 

Africa

 

Prima sperimentazione: il Brasile

Nell'A.S. 2006-2007 è stato sperimentato un primo nucleo del progetto, prendendo come esempio il Brasile, paese dove la natura meticcia delle musiche afroamericane assume una particolare evidenza.

Il lavoro è stato diviso tra chi scrive, che ha curato la parte propriamente musicale, e l'insegnante di Scienze Sociali prof.ssa Stefania Stefanini, la quale durante le ore curriculari ha fornito agli alunni un primo inquadramento storico, sociologico e antropologico del Brasile, ponendo l'enfasi su quel carattere composito e multiculturale che è la cifra distintiva di questo paese.

Una volta chiarite le linee di sviluppo fondamentali della storia e della società brasiliana (scoperta del Brasile, importazione degli schiavi, effetti sulla composizione demografica) si è passati a descrivere alcuni fenomeni nei quali l'unione tra radici africane e influenze europee è più saliente. In particolare, ci si è soffermati sulle religioni afrobrasiliane (candomblé, macumba, culto degli orishas), con il loro complesso intreccio tra simbologie e iconografie cristiane e significati profondi di origine africana, e sulla forma di danza-lotta nota come capoeira, che peraltro negli ultimi anni ha conosciuto una fortuna crescente anche nel nostro paese.

Infine, si è tracciato un sintetico profilo dell'evoluzione storica della musica brasiliana, dalle prime testimonianze nel XVII-XVIII secolo fino a generi universalmente noti come il samba e la bossa nova e alle tendenze musicali contemporanee. In tutto ciò, il filo conduttore era sempre la diversità culturale del Brasile, nella cui cultura si fondono in maniera inimitabile l'eredità africana e quella europea.

 

Capoeira

 

 

Allargamento del progetto: la diaspora africana

I riscontri positivi ottenuti dal progetto hanno spinto a ripeterlo, in versione ampliata, l'anno seguente.Africa

Nell'A.S. 2007-2008, l'esperienza è stata estesa alle tre classi terminali del corso B. Il progetto, denominato “Dall'Africa all'America (e ritorno). Appunti sul meticciato culturale”, prevedeva tre incontri di due ore ciascuno, preceduti e seguiti da un lavoro di preparazione, rielaborazione e verifica effettuato durante le ore curriculari.

L'insegnante di Scienze Sociali ha provveduto a mettere in risalto i nodi concettuali che più interessavano ai fini del progetto. È stato svolto il tema del rapporto tra culture, e in particolare quello della costruzione di significato che ad esso sottostà. A questo fine, sono state usate le lenti dell'antropologia (il paradigma dell'etnicità, l'analisi storico-antropologica dei prestiti culturali), della sociologia (i modelli di integrazione sociale) e della psicologia sociale (gli schemi interpretativi che guidano la comprensione della realtà sociale).
Si è passati quindi a sviluppare il tema dal punto di vista specificamente musicale.

Il primo incontro, com'era inevitabile, ha riguardato l'Africa. Lo scopo era duplice: fornire una prima panoramica dei tratti culturali e musicali che si sarebbero poi diffusi nel Nuovo Mondo, e insieme sfatare un mito persistente, quello dell'Africa come “continente senza storia”.

Tutta la prima parte dell'incontro è stata dedicata a una carrellata sulla storia e sulla società africana, partendo dalle radici preistoriche e protostoriche (ominazione, periodo del “Sahara verde”, Neolitico ed età dei metalli, migrazione bantu, sviluppo della società egizia, civiltà di Ife) per procedere poi verso i primi contatti con le società classiche (greci e romani) e con la religione islamica. Sono state quindi presentate le diverse componenti etniche presenti nei popoli africani, con la loro straordinaria varietà sociale e linguistica. La seconda parte è stata centrata sugli aspetti propriamente musicali: sono stati fatti ascoltare esempi di musica africana tradizionale, confrontati con esempi di altre musiche (jazz, blues, salsa cubana, samba, gospel) nei quali si ritrovano tratti musicali e antropologici simili.

Il secondo incontro è stato dedicato all'arrivo nel Nuovo Mondo degli schiavi africani e alle sue conseguenze sociali e demografiche e all'analisi di due diversi fenomeni di ibridazione afroamericana: il tango argentino e il blues nordamericano.

AfricaIl terzo incontro aveva lo scopo di presentare la situazione odierna dell'Africa e di illustrare come i tratti musicali di origine africana siano ormai diventati un partimonio comune della popular music.

La società africana è stata raccontata nel suo passaggio dalla fase coloniale (che rappresentò anche il primo grande incontro-scontro tra gli Africani e l'Europa) a quella post-coloniale, fino all'attuale era di globalizzazione. Dal punto di vista musicale, tale processo è rappresentato dalle prime forme di ibridazione fra tradizioni autoctone e musiche di importazione europea (highlife nigeriano, soukous o “rumba congolese”), che danno poi origine al vastissimo, eterogeneo panorama musicale contemporaneo, dal quale molte volte sono emerse anche stelle di prima grandezza del pop mondiale (Miriam Makeba, Manu Dibango, Youssou N'Dour, Salif Keita, Fela Kuti, ecc.).

L'Africa fa da sfondo anche al lungo cammino di emancipazione dei neri americani, dalla subordinazione politica e culturale predominante fino ai primi del Novecento fino alla progressiva presa di coscienza e alle lotte per i diritti civili. In questo processo, gioca un ruolo importante l'orgoglioso richiamo alle proprie ancestrali radici africane (il “panafricanismo”, il progetto di ritorno in Africa di Marcus Garvey, l'Harlem Reinassance degli anni '20, la moda “afro” negli anni '60 e '70, le teorie politiche di Malcolm X e delle
Black Panthers), che assume spesso la forma di una potente rivendicazione identitaria, puntualmente riflessa nel jazz, nel funk e persino in generi apparentemente disimpegnati come la disco-music.

Allo stesso tempo, si è voluto sottolineare come l'Africa abbia via via colonizzato l'immaginario artistico europeo e americano, sia nelle arti figurative (l'influenza dell'arte africana sul cubismo o sull'arte di Modigliani e di Brancusi) sia in musica: l'esempio più evidente, in tal senso, è il rock'n'roll, nel quale si fondono le radici “nere” del blues e del rhythm'n'blues con quelle “bianche”, simboleggate da una star di dimensioni ormai semi-mitologiche come Elvis Presley. Dal rock, l'eredità musicale africana si travasa nella maggior parte del pop internazionale contemporaneo, il quale pesca a piene mani (spesso in maniera quasi inconsapevole) nell'inesauribile serbatoio della black music.

 

Risultati

Il bilancio del progetto si può considerare, senza falsa modestia, del tutto soddisfacente.

Dal punto di vista delle Scienze Sociali, la musica si è rivelata un grimaldello di inestimabile efficacia, capace di suscitare l'interesse degli alunni e di coinvolgerli anche in argomenti che altrimenti sarebbero potuti risultare ostici e noiosi. Il meticciato e l'ibridazione culturale, tradotti in note e ritmi, acquistano un'evidenza e un'icastiticità che l'arida trattazione libresca potrebbe difficilmente offrire.

A questo proposito, si è rivelata preziosa la possibilità di disporre di tecnologie multimediali: presentazioni con Powerpoint, un pc con proiettore video per mostrare immagini e filmati, il cd e il dvd, uniti all'inesauribile fonte di documentazione rappresentata dal web. Tutto ciò ha permesso di sviluppare la lezione su più piani, da quello discorsivo della lezione frontale a quello visivo delle immagini, a quello auditivo-corporeo della musica.

Un'altra opportunità sfruttata positivamente è stata quella di proporre incontri con rappresentanti delle culture studiate (nella fattispecie, la lezione sul tango è stata tenuta da un musicista argentino).

Un'idea che potrebbe essere ulteriormente elaborata e che permetterebbe agli alunni di confrontarsi, dal vivo e in prima persona, con realtà culturali e antropologiche alle quali altrimenti non avrebbero accesso diretto, o che (peggio) arriverebbero a loro solo attraverso la lente distorta dei mass media e degli stereotipi e pregiudizi diffusi.

Infine (last but not least) le lezioni hanno rappresentato un'occasione per proporre una didattica della musica che includa il più ampio numero possibile di generi e forme: da quelle più vicine all'esperienza dei ragazzi (pop, rock, rap) fino alla musica classica e al jazz, svincolati dalla loro aura seriosa e accademica e inseriti all'interno di un'esperienza stimolante e, perché no?, divertente.

Sergio Pasquandrea