per sintonizzarsi sull'essenziale
Messina 19.09.2009
Carissimi colleghe/colleghi e amici di Passaggi,
Ogni anno affronto i primi giorni di scuola - quelli dedicati solo ai prof.; quelli che sono “ già ma non ancora, scuola”; quelli delle aule spalancate e vuote; quelli in cui prendi le nuove misure dei colleghi, del dirigenti, delle novità legislative …
li affronto come una ritiro spirituale.
Banditi i libri scolastici e i saggi, nessuna attività manuale ( lascio volutamente e svogliatamente la mia libreria nel disordine ricco di dispense, appunti, lavori degli alunni, preziose esperienze, carpette dei convegni ); niente può e deve distogliermi da un unico, importante, compito: raccogliermi presso la “cosa” da pensare, cercare le ragioni essenziali che mi dovranno sostenere nel corso dell’anno scolastico, rendendo significativo e bello il suono della campanella d’ingresso.
Quest’anno si apre già segnato dal peso di tante battaglie (intraprese e da intraprendere); dalla perdita di punti di riferimento importanti; da numerose incognite che, come buchi neri, costellano il cielo della scuola pubblica, ma anche dalla speranza di Euripide
“L’atteso non si compie, all’inatteso un dio apre la via”.
Proprio per questo il mio ritiro pre-scuola è stato più duro del solito.
L’angoscia provocata dalle tante, troppe, storie di docenti costretti a riprendere la valigia di cartone; il fastidio del chiacchiericcio dei politici che blaterano sulla scuola; le previsioni oscure e minacciose che pesano sul futuro delle nostre discipline; la vaghezza che caratterizza ogni discorso sull’educazione; i termini che si usano per definire giovani uomini e donne che sostano nei banchi di scuola senza sapere perché; le percentuali dei respinti sventolate come simbolo di un miglioramento del sistema scolastico.
Queste distrazioni mi hanno tenuta sospesa in uno stato d’inerzia (tanto insolito in una persona combattiva quale solitamente sono), acuito dal vuoto delle aule nei giorni di settembre: tristi come culle vuote.
Ho cercato di riscuotermi dal torpore attingendo forza dai maestri più antichi:
Credo che sia opera molto più bella quando uno, servendosi dell’arte dialettica, prendendo un’anima adatta vi pianta e vi semina con sapienza discorsi che sono sempre capaci di venire in aiuto a sé e a chi li ha piantai e che non sono sterili ma chiudono in sé un germe donde scaturiranno altri discorsi, piantati in altre anime. Platone
e da quelli più vicini:
Bisogna apprendere a navigare in un oceano d’incertezze attraverso arcipelaghi di certezza.(…)
E’ necessario che tutti coloro che hanno il compito di insegnare si portino agli avamposti dell’incertezza del nostro tempo. Morin
Non ancora rinvigorita, ho cercato una spinta nelle “utopie concrete” di Danilo Dolci:
Fiumi di energia ci si sperdono attorno, visibili e invisibili. Mentre svagati fatichiamo a inventarci nuove vele e timoni nuovi, a interpretare correnti, ci urge nuova utopia, inesauribile.
Per poi concentrarmi sul fine ultimo della scuola di don Milani:
Il sapere serve solo per darlo: “Dicesi maestro chi non ha nessun interesse culturale quando è solo”.
Infine, mi ha consolato veramente solo la conclusione a cui giunge Andrea Mariscalchi, il professore protagonista del romanzo”Il sopravvissuto”.
Credo che in questi tempi tragici in cui troppe parole sono state smentite, troppi maestri rimangono inascoltati; troppe dottrine pesano sul nostro lavoro inutilmente e, soprattutto, troppi ragazzi e ragazze transitano dalle nostre aule e le lasciano senza aver intrapreso un percorso di formazione, queste riflessioni possano dare un senso al nostro primo giorno di scuola:
Se sono quì, invece che nel mio letto di morte, è piuttosto per un fatto naturale. Lo si deve a una vita umile, a una sorta di esistenza vegetale che germoglia, cruda e verde, tra me e tutti quei ragazzi che mi attendono oltre quella porta scardinata. A loro mi lega il dramma in cui le generazioni degli uomini sono come le foglie. Una nasce mentre l’altra svanisce.
E le si offende a volerle chiamare per nome. Scurati
Buon inizio d’anno a tutti!
Josette Clemenza
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