sicuri?

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L’incontro sulla sicurezza è andato molto bene. Il vicesindaco (leghista) non è potuto venire e ha mandato, al suo posto, il comandante della polizia municipale, che ha detto molte cose condivisibili (per es. ha demolito quello cha ha chiamato il “mito della città sicura”). Il criminologo, prof. Romano, ha invece invitato gli studenti a riflettere su alcuni dati: il 55% degli omicidi avviene nel contesto familiare; anche le violenze sessuali s’inscrivono in un contesto familiare o amicale (3 su 4), quindi solo 1 su 4 è opera di sconosciuti; la mera permanenza in carcere è inefficace perché non abbatte la recidiva ecc. Mi è piaciuto molto anche l’intervento dello psicopedagogista, che in 10 anni di colloqui con i detenuti non ne ha trovato uno che avesse un buon ricordo della scuola, cioè in carcere c’è un sacco di “bocciati” e l’80% dei detenuti sono recidivi (cioè di nuovo bocciati). Insomma, se vogliamo parlare di sicurezza e di prevenzione è da questi dati che dobbiamo partire, ma di questo i media quasi non parlano.
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Alberto Facchini
Ritratto di Alberto Facchini
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Iscritto: 1 Ott 2009
Rivoluzionario!

Credo che, di questi tempi, le conclusioni che riporti non potrebbero essere più rivoluzionarie. 

Immaginare una scuola migliore anche come prevenzione della devianza e del disagio sociale, beh, oggi è un azzardo pericoloso...

francesco bussa...
Ritratto di francesco bussacchetti
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Iscritto: 24 Set 2009
un momento di scuola vera

Sì, Alberto, è stato un momento di scuola vera e gli studenti lo hanno capito. Una ragazza - senza troppi timori riverenziali - ha chiesto al comandante della polizia municipale perché alcuni suoi colleghi l'avessero fatta allontanare da un parco insieme ad altri suoi compagni ("non stavamo facendo nulla di male, stavamo solo mangiando dei panini e le carte le buttavamo nel cestino"). Il comandante si è detto stupito del fatto: evidentemente si è trattato di un abuso. La ragazza forse è sembrata "strana", chissà: sul suo volto ci sono numerosi piercing. Un'altra osserva che, se un'ordinanza vieta qualsiasi gioco nei parchi pubblici (sia il calcio che il cricket), lei non ha mai visto vietare il calcio, forse perché il cricket è il gioco dei pakistani...

Insomma, non è quello che fai, è quello che sei (o che sembri) che conta.

Comunque, faremo una replica più in grande dell'incontro tra qualche mese e discuteremo anche di un libro, uscito di recente, sul radicamento della mafia nel bresciano.

Vi farò sapere.

Ciao

Passaggi
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Iscritto: 9 Set 2009
Ancora sulla "Sicurezza"

Credo sia importante - in una realtà ormai fondata sui luoghi comuni imposti da mass media e politicanti vari - creare occasioni di riflessione come la vostra per "tornare alle radici" (anche a livello semantico-etimologico*) dei problemi più rilevanti del nostro contesto sociale. Alcuni vocaboli, primo fra tutti la parola "sicurezza", sono sempre più svincolati dal loro vero significato e utilizzati volta per volta per finalità opportunistiche e ideologiche.

Credo sarebbe interessante pubblicare qui eventuali appunti, se ne avete raccolti, sulla giornata bresciana. Potrebbero essere fra l'altro ottimi spunti di ulteriore dibattito online. Che ne dite?

 


 

(*) dal "Dizionario etimologico" di Gianni Devoto: sicuro, lat. volg. *securus (...) securus, compl. di se(d) "senza" e cura "cruccio": "senza crucci".

dal dizionario Sabatini Coletti: sicurezza 1. Atteggiamento di chi agisce senza timori e incertezze perchè ha acquisito particolare abilità, competenza, preparazione in un settore specifico - 2. Certezza, piena attendibilità - 3. Prevenzione, eliminazione totale o parziale di danni, calcoli, rischi, condizione di essere al sicuro, insieme delle istituzioni statali, delle leggi e dei regolamenti preposti alla tutela dell'ordine e dei diritti del cittadino (...)

 

francesco bussa...
Ritratto di francesco bussacchetti
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Iscritto: 24 Set 2009
appunti sul tema della sicurezza

 

Raccogliendo il tuo invito, copio qui gli appunti che ho utilizzato per l’introduzione all’incontro, sperando possano essere utili a qualche collega:
 
Sul tema della sicurezza disponiamo ormai di molte analisi, ricerche, studi scientifici, anche perché la nostra è una società (“postmoderna”) che presenta molte incognite, che ci espone a molte incertezze, a molti rischi, a molte violenze. È anzi una società strutturalmente caratterizzata dal rischio (nelle sue varie dimensioni: ecologica, posto di lavoro ecc. – “se le tendenze attuali rimarranno invariate, l’80% della popolazione mondiale in età lavorativa potrebbe risultare in esubero” – Bauman, La solitudine del cittadino globale, Feltrinelli, p. 27; cfr. anche U. Beck, che definisce la nostra “società del rischio”).
La nostra rischia anche di diventare una società cementata dalla paura, dal sospetto e dall’odio (anziché dall’amicizia e dalla solidarietà): ma siamo sicuri che pattugliare le strade del proprio quartiere sia il miglior modo per consolidare la comunità?
Cfr. R. Girard, citato da Bauman, op. cit., pp.22-23 (descrizione mitologica della nascita dell’unità, della coesione sociale: il passo decisivo è la scelta di una vittima alla cui uccisione prendono parte tutti, tutti si uniscono nell’assassinio; gli individui isolati e spaventati diventano così una comunità solidale; un atto di atrocità collettiva diretto contro un bersaglio comune; la comunità dei complici… Quello che la comunità non sopporterà sono le persone che rifiutano di unirsi alla caccia, le persone che con il loro rifiuto instillano il dubbio sulla giustezza dell’atto. Viene da pensare all’operazione “White Christmas” (la “caccia al clandestino” promossa dal Comune di Coccaglio – BS).
C’è poi il contributo della sociologia francese con la proposta di termini nuovi, come per esempio sécuritaire, sécuritarisme (calco italiano: sicuritario, sicuritarismo) per indicare il fatto che problemi o disagi sociali di vario genere tendono spesso ad essere interpretati esclusivamente come problemi di sicurezza e la soluzione a questi problemi viene quindi cercata con le politiche di sicurezza (politiche in cui l’aspetto repressivo tende a prevalere sull’aspetto preventivo) o con le politiche di rassicurazione dei cittadini (come le ha chiamate Davigo in una recente trasmissione), per farli sentire più sicuri soggettivamente (perché la sicurezza è un fatto anche soggettivo: naturalmente sentirsi più sicuri non necessariamente significa esserlo davvero). Inoltre, la sicurezza viene ridotta alla sola dimensione della sicurezza personale (solo quando sentono minacciati i loro corpi, le loro case, i loro beni, le persone scendono in piazza, escono dalla prigione del privato – cfr. sempre Bauman, op. cit.).
Quindi, nell’attuale fase storica, secondo questa linea interpretativa, staremmo passando dallo Stato sociale (in via di smantellamento) allo Stato penale, quello della “tolleranza zero” (almeno per alcuni tipi di reato e per alcune categorie di persone) e delle misure di esclusione, internamento o respingimento dei soggetti cosiddetti indesiderabili. O forse l’insicurezza è “moins un problème qu’une solution”?
Concludo con l’ennesimo riferimento al testo di Bauman più volte citato (è l’episodio con il quale si apre il libro): la notizia della scarcerazione di un “pedofilo” (o presunto tale) scatena la protesta in alcune cittadine americane; si mobilitano persone che normalmente se ne stanno nelle loro case davanti alla tv; sembra che improvvisamente si sia ritrovata una causa comune per la quale vale la pena di scendere in piazza; ma –osserva Bauman -siamo sicuri che queste proteste abbiano davvero qualcosa a che fare con i pedofili?