riprendiamoci l'umano

Sono ancora frastornata dalla lettura dei nuovi quadri orari.

Non riconosco nell’opzione economico-sociale la ricchezza, la varietà e la specificità dei percorsi formativi  compiuti in questi anni nei Licei delle scienze sociali.

Ritengo che si sia approfittato dell’apertura di un varco  (fortemente voluto dalla rete Passaggi)  nella ridefinizione dei nuovi licei per introdurre - sotto falso nome – il liceo economico. Avrei preferito venissero del tutto cancellate le scienze umane a favore di una declinazione più coerente “Liceo economico” con la sola introduzione di sociologia e/o metodologia della ricerca quale supporto strumentale alla lettura delle scienze esatte (leggi economia e statistica).

Stento a credere che la presenza minimalista di antropologia, psicologia, antropologia; l’assenza delle scienze naturali nel triennio; l’impoverimento di storia e filosofia permettano la costruzione di un percorso che ha come oggetto la complessità della condizione umana.

Fuori dall’ambiguità _ come invitavamo in un altro intervento sul sito -  la cabina di regia avrebbe fatto meglio a impegnare le proprie risorse per costruire ex novo un curriculo corrispondente ad esigenze formative diverse da quelle ricercate nel Liceo di scienze umane, senza fare di questa opzione un figlio, frutto di violenza ministeriale, che difficilmente sarà riconosciuto dalle scuole.  

Perdonatemi l’assenza di considerazioni più articolate che sicuramente necessitano di una riflessione più profonda e condivisa, il mio è solo uno sfogo a caldo per la cecità che ha guidato molte scelte effettuate in questo momento critico per la scuola. Peccato! Poteva veramente essere una svolta “epocale”: qui di epocale c’è solo lo smantellamento della scuola pubblica. Ma se si pensa a quanto accade nelle imprese, nella sanità e nella giustizia il nostro grido di dolore si ritrae con pudore.

In ultimo un’avvertenza per i colleghi che avranno il difficile e delicato compito dell’orientamento: l’assenza del latino nell’opzione economica non costituisce (come alcuni vorranno far credere) un elemento di modernità del liceo, né può essere utilizzata come specchietto per le allodole per attirare i più “fragili”; basta dare uno sguardo al rinforzo di matematica e fisica, all’incremento dell’economia e alla presenza di due lingue straniere per comprendere che ci vorrà un impegno adeguato anche nell’opzione senza latino.

Qualche tempo fa, durante il Natale, ho ricevuto una bellissima meditazione dal titolo “Riprendiamoci l’umano” di cui riporto qualche stralcio (le conclusioni luminose e ottimiste le riservo a chi voglia leggerle condividendone il senso cristano)

“L'umano che è comune fra i popoli - i nostri affetti più sacri e più cari, le nostre parti spirituali migliori - non ne può più di essere rappresentato come un virus.

Eravamo noti a noi stessi come uomini e donne; padri, madri, figli, fratelli, amici e popoli, fieri di appartenere ad una specie miracolosamente capace di appassionarsi all'arte, alla musica, all'autodisciplina della mente, alle avventure del pensiero, agli azzardi dell'anima, alla circolazione di pietas e al sacrificio reciproco: le cose belle dell'amore, insomma, dell'umano per l'umano. In altri termini, ci sentivamo speciali perché capaci di non rimanere in ostaggio del puro istinto di conservazione e di volerci bene per il piacere di non essere soli a vincere.

Ormai, impariamo a riconoscerci come organismi socialmente modificabili, clienti felicemente fidelizzabili, risorse umane indispensabili per la crescita dell'economia e lo sviluppo delle macchine.

Ci spiegano che siamo fatti per ottimizzare le nostre risorse individuali e le nostre macchine biologiche. Ne siamo ossessionati. E abbiamo già l'inquietante sensazione che, fra ottimizzare e crescere, di vita non riusciremo a viverne un granché. I figli, sballottati fra un'eccitazione e l'altra - bisogna rinnovarsi e sperimentare sempre, fin da piccoli - ci si accendono e spengono come i fuochi di capodanno. Siamo diffidenti gli uni degli altri: nel dubbio di affetti potenzialmente svantaggiosi, rimuoviamo l'ostacolo. E impariamo a rimanere indipendenti da tutti, per il caso che qualcuno abbia bisogno di noi, impedendoci di massimizzare benessere e godimento a cui abbiamo diritto. Abbiamo imparato la civiltà?”

Per chi come me crede che l’umano sia ben più che analisi di costi e benefici, che per vivere sia necessario essere animati dai valori antichi e sempre nuovi dell’humanitas, per chi vuole investire risorse nella ricerca di un bene comune e non di pochi: “RIPRENDIAMOCI L’UMANO” può diventare uno slogan per impegnarci a ripartire dal Liceo delle scienze umane con nuove energie e disponibilità mentale e offrire, a chi vorrà sceglierlo, un’occasione per compiere un percorso in cui la crescita della felicità, come dice Bauman nel suo L’arte della vita,  non si misura calcolando il PIL, ma accettando sfide difficili - forse ben oltre la nostra portata – in cui si cresce affrontando l’incertezza.

“L’incertezza è l’habitat naturale della vita umana, sebbene la speranza di sfuggire ad essa sia il motore delle attività umane. Sfuggire l’incertezza è un ingrediente fondamentale o almeno il tacito presupposto di qualsiasi immagine composita della felicità. E’ per questo che una felicità autentica, adeguata e totale sembra rimanere costantemente a un certa distanza da noi: come un orizzonte che, come tutti gli orizzonti, si allontana ogni volta che cerchiamo di avvicinarci ad esso.”

Josette Clemenza

 

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Enza Colatutto
Ritratto di Enza Colatutto
Offline
Iscritto: 25 Set 2009
grazie

Ti ringrazio del tuo contributo, caldo e lucido, lo condivido pienamente. Certo che accetteremo la sfida, ieri sera mi era venuta una tristezza e una malinconia che non riuscivo a contenere, mi sentivo presa in giro e tutto l'impegno di questi anni mi apppariva inutile e gettato via. Ma non è così, sono sicura che insieme troveremo la strada,  specie se lungo il percorso si incontreranno dei buoni compagni di viaggio come te,

enza