quale diritto? quale economia?
Vorrei tornare sulla questione di quale tipo di insegnamento di diritto e di economia politica debba essere impartito in questo tipo di liceo, almeno se si vuole restare fedeli all’eredità del liceo delle scienze sociali. La questione si era posta già nel lontano 1977 quando gli autori di Scienze Sociali e Riforma della scuola secondaria scrivevano: “[l’insegnamento di economia, concepita come scienza sociale] si distingue in maniera netta dall’insegnamento di economia, impartito negli istituti tecnici commerciali. Infatti tale insegnamento è di solito improntato a un’impostazione teorica che lo rende inadeguato all’obiettivo di offrire una via di accesso alla realtà economica contemporanea e ai processi che la contraddistinguono: esso muove dalla considerazione dei bisogni […] e della produzione di beni, per procedere quindi attraverso la costruzione delle curve di domanda e di offerta, utilizzando i postulati della razionalità e della massimizzazione, e per giungere infine a una nozione “pura” di mercato e di equilibrio economico. Anche se un’impostazione del genere può presentare il vantaggio di favorire l’esercizio di capacità logiche e di aiutare nella spiegazione di quei fenomeni economici che possono esser formulati in termini di un problema di scelta razionale, essa ha tuttavia tre difetti che si ripercuotono immediatamente sul piano didattico. In primo luogo, essa non consente una considerazione storica dei fenomeni economici, e preclude così la possibilità di stabilire connessioni con l’insegnamento della storia; in secondo luogo, presenta un sistema logico chiuso e rende quindi impossibile l’analisi dei rapporti tra fenomeni economici e altre specie di fenomeni sociali; in terzo luogo, non conduce dalla considerazione dei fenomeni micro-economici alla considerazione di quelli macro-economici.”
Si propone pertanto di “ presentare i processi di produzione, di distribuzione e di consumo […] nel contesto generale di una determinata società e di pervenire così all’esame dei diversi sistemi economici e delle strutture sociali corrispondenti. Il termine di riferimento centrale è non tanto l’analisi economica in senso stretto, quanto il tema weberiano delle relazioni tra “economia e società”, cioè lo studio dei rapporti tra sistemi economici e strutture sociali. Perciò è indispensabile sia una dimensione sociologica sia una dimensione antropologica.”
Per quanto riguarda diritto poi scrivevano:L’insegnamento di diritto dovrà configurarsi in termini assai diversi da quelli che lo caratterizzano attualmente negli istituti tecnici, dove la dimensione sociologica è di solito sacrificata a uno studio di carattere prevalentemente (se non esclusivamente) formale. Con ciò non si vuol certo affermare che l’elaborazione giuridica […] debba rinunciare alla specificità del linguaggio giuridico. Si vuol dire piuttosto che anche questi aspetti peculiari del diritto devono essere ricondotti a un quadro più vasto, tenendo presenti sia la genesi sociale delle norme sia il processo di trasformazione delle norme in comportamenti e lo “scarto” che ne deriva tra prescrizioni normative e condotta sociale effettiva. Tanto per fare un esempio, lo studio della costituzione deve far riferimento alla sua origine storica nonché all’esistenza, accanto alla costituzione formale, di una costituzione “materiale” che ha subito – nel corso degli anni – un processo anche rilevante di trasformazione.
Mi interessa anche ciò che segue:
Gli argomenti trattati rivestono un carattere apertamente “politico”. Ma ciò non deve costituire un pretesto per ripiegare su un insegnamento che mascheri la controvertibilità delle posizioni dietro la presunta neutralità del formalismo giuridico o, peggio ancora, di un formalismo “politologico”. La oggettività dell’analisi scientifica dovrà essere realizzata, al contrario, proprio ponendo in luce le divergenze tra varie posizioni, illustrandone le radici economico-sociali, riportando le “dottrine” ai processi concreti e in tal modo “relativizzandole”. Il timore che un insegnamento avente per oggetto strutture e fenomeni politici diventi occasione di indottrinamento ideologico è senza dubbio diffuso [..], ma ciò potrà essere evitato non già lasciando questi temi al di fuori delle aule scolastiche o celandone la natura politica, bensì assicurando le condizioni indispensabili che garantiscano l’espressione, da parte dei docenti come degli studenti, di opinioni differenti, le quali riflettano la pluralità di posizioni politiche su cui si regge ogni convivenza democratica.
(3 voti)
- blog di francesco bussacchetti
- Login o registrati per inviare commenti
Stampa
Invia a un amico
10 febbraio, 2010 - 10:21
#1
Era già chiaro fin da allora
Anche a me pare evidente che le cose stessero così. Era già chiaro da molto tempo. Le cose non si sono volute vedere in questo modo ma in modo "impolitico", per così dire. Questo non vale solo per Diritto ed Economia ma per l'impianto complessivo che vanifica, nella labilità dei collegamenti interdisciplinari, le potenzialità del "politico" che si accompagna all'Economia.
- Login o registrati per inviare commenti
