intervento su Max Bruschi

Gentile prof. Bruschi

 Nel suo intervento presso la VII° Commissione Cultura, ricorre a  una parafrasi di Michel de Montaigne  per sottolineare che  nessuna competenza può essere raggiunta da una testa magari ben fatta, ma irrimediabilmente vuota”. Sono certa che il suo non  è certamente un modo per caldeggiare il ritorno a  una conoscenza cumulativa (la testa ben piena),  ma piuttosto un prudente richiamo affinché chiunque si ritenga competente sappia collocare il suo agire entro un contesto denso di significati.

 Vorrei estendere questo auspicio a tutti quelli  che (suoi collaboratori, funzionari ministeriali, esponenti di associazioni professionali, …) sono impegnati nella ri-definizione delle architetture liceali. Rinforzo questo augurio, con un  monito di  Edgar Morin,  a cui nel 1977 il governo francese - come oggi a lei il governo italiano – chiese di presiedere un “consiglio scientifico” per riflettere sulla riforma dei saperi nei licei: “Una riforma radicale non si può imporre con decreto ministeriale. Se le menti delle persone che devono applicarla non sono già riformate, la riforma non ha successo, perché non può fare la prova su se stessa”.

 Pur riconoscendole  l’iniziativa (seppure un po’  tardiva) di avviare un dialogo con la base sui nuovi scenari della riforma, le manifesto alcune preoccupazioni non del tutto sopite dalla lettura del suo intervento, e dalle notizie (formali e informali) che circolano nel limbo in cui le scuole sono sospese in attesa dei decreti attuativi.

 La voce della scuola… quella vera, quella dei docenti che ogni giorno entrano in classe e cercano uno sguardo acceso d’interesse; quella di chi gioisce se le viene restituito un sapere arricchito dalle variegate inflessioni della giovinezza; quella di chi si duole dell’ignavia, dell’indifferenza, dell’abbandono; quella di chi  dedica ancora ore e ore allo studio delle  discipline a cui ha votato scelte di vita e percorsi professionali;  la voce di chi “ studia di farsi amare” (come suggeriva ai suoi collaboratori Don Giovanni Bosco); la voce di chi ha messo al centro del proprio lavoro (proprio come una stella polare) la relazione educativa con i propri studenti : questa voce quanto troverà ascolto? soverchiata com’è da interessi di associazioni, corporazioni, sindacati, politici e persino imprese?

 Se veramente, la stella polare della riforma Gelmini sono gli studenti,  forse  sarebbe stato utile monitorare, con adeguati strumenti di ricerca – durante quest’anno di slittamento della riforma - la crescita di alcuni indirizzi sperimentali. Crescita misurabile, non solo in termini di quantitativi (iscrizione degli alunni), ma  soprattutto qualitativi, poiché alcune sperimentazioni hanno offerto - spesso ad un’utenza in ingresso fragile – percorsi di formazione innovativi che hanno consegnato alla società, in uscita, giovani attrezzati sul piano cognitivo e pratico, capaci di orientarsi in un mondo profondamente cambiato e pronti a operare scelte più responsabili.

 Mi riferisco - in base alla mia esperienza professionale -  alla sperimentazione dei Licei delle scienze sociali, ben consapevole di non poter esaurire in questa la valenza di altre sperimentazioni. Nato come sperimentazione in vitreo, assistito dal Ministero, per sostituire il vuoto formativo lasciato dei vecchi istituti magistrali, il Liceo delle scienze sociali  ha colmato una mancanza nell’offerta delle istituzioni scolastiche italiane, già emersa negli anni settanta. Questa sperimentazione ha prodotto tanta ricchezza e ne è testimonianza:

·         la produzione di una approfondita riflessione epistemologica sulle scienze umane e sociali (confluita in parte nella pubblicazione di un volume scritto dai docenti  “Nuovi saperi per la scuola”, ed. Marsilio);

·         la realizzazione di un modello flessibile e innovativo di confronto e sostegno tra scuole, mediante la costituzione delle  rete “Passaggi”  (cresciuta in soli 5 anni da 4 a 40 scuole);

·         l’offerta di una piazza virtuale (il sito www.scienzesocialiweb.it) che permette a tutti i docenti della secondaria di attingere ad esperienze già consolidate di percorsi di integrazione tra i saperi resi più permeabili dalle esperienze di stages formativi che coinvolgono il territorio, le famiglie, le istituzioni.

 Il Liceo delle scienze sociali ha coinvolto, appassionato e formato molti docenti, delineando un modello di scuola percorribile anche da altri licei, attento a coniugare tradizione e modernità,  a incentivare l’uso della didattica laboratoriale, a usare linguaggi che permettano di navigare nel flusso di informazioni della società complessa, a comunicare in modo efficace  ma soprattutto a  motivare giovani disaffezionati verso il sociale e il civile, perché distolti da sirene che negano la possibilità di nutrire  progetti, utopie, desideri, impegno.

 Vorrei segnalarle che le scelte post-diploma effettuate dai nostri studenti/esse, non sembrano affatto rispecchiare la vecchia matrice professionalizzante dell’ex-magistrale. In una scuola attenta a coltivare predisposizioni, talenti progetti di vita, sia pure appena abbozzati, gli studenti hanno valutato un ventaglio di percorsi universitari e non, molto differenziati che - pur privilegiando un orientamento verso il sociale (scienze politiche, servizi sociali, giurisprudenza, sociologia della comunicazione, mediazione linguistica, antropologia culturale) - non si appiattiscono su un’unica  prospettiva, come appunto un profilo liceale deve consentire.

 Come dimostrano le aspettative degli studenti , delle famiglie, del mondo accademico e professionale, l’esigenza di un percorso di approfondimento delle scienze sociali non può essere disattesa, ma non bisogna smarrire il senso di questa esigenza. Qualsiasi bisogno nasce da una pulsione, e questa da una mancanza. La mancanza nel nostro sistema scolastico ha un nome: l’assenza delle scienze sociali nel panorama formativo. Assenza che vorremmo finalmente colmata non da sperimentazioni frammentarie, ma da un progetto serio, definitivo,  che nel mettere a regime la vecchia sperimentazione, riequilibri l’architettura del nostro liceo, senza metterne a repentaglio la mission, e senza perdersi in  una strategia dell’indistinto. Per permettere, a chi lo vorrà, di compiere un percorso di studi serio, approfondito e coinvolgente, centrato sulla lettura del mondo contemporaneo. Solo fornendo mappe mentali per orientarsi nel mondo, la scuola potrà  sconfiggere quel fenomeno di dispersione scolastica che sta interessando ancora troppi ragazzi, mediante una proposta capace di motivarli e di farli crescere, anche se puntando su approcci diversi, per sconfiggere la piaga degli “abbandoni.

 Infine un richiamo linguistico-sostanziale: Rousseau diceva” il nostro vero studio è quello della condizione umana”, e nella parola umana c’è uno spessore e una grandezza che difficilmente potrebbe riecheggiare in altre declinazioni più specialistiche (riduttive?) come suggerisce, per esempio, il termine economico che, sicuramente pertinente in altri percorsi, non restituisce pienamente la cornice di senso in cui si inscrive l’esperienza dei licei delle scienze sociali.

 Concludo ancora con un augurio, questa volta rivolto a tutti quelli che, come me, all’indomani dei decreti attuativi dovranno faticare per declinare i nuovi profili in conoscenze, competenze, abilità… insomma nel lavoro d’aula: “Cari colleghi, passata la riforma, non temiamo i cali di vento ma siamo pronti a mettere mano ai remi e a ri-orientare le vele per intraprendere una seconda navigazione che possa condurci a una scuola veramente riformata”.

Josette Clemenza

Istituto “E. Ainis” Messina

 

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grazia ammannati
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Iscritto: 12 Ott 2009
 Sono consapevole di

 

Sono consapevole di ripetere pensieri già espressi ma sento il bisogno di esprimere profonda gratitudine e stima per coloro che si prodigano con grande passione nella difesa del nostro modello di scuola. Sono convinta che un impegno così sentito e vero lascerà almeno un segno e che non rimarrà totalmente inascoltato.

Nel nostro istituto ci stiamo muovendo nel senso degli interventi proposti dalla Rete e con altre iniziative che comunicheremo quando saranno maggiormente definite.

 

Grazie di tutto

Grazia (Istituto Giovanni da San Giovanni, San Giovanni Valdarno)

josette
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Iscritto: 27 Set 2009
risposta dal blog di max bruschi

Gentile prof. Clemenza, condivido molte delle sue osservazioni, che del resto convergono in gran parte con i contenuti dell’audizione, anche se il tempo concessomi non mi ha consentito di approfondire le parti riguardanti i singoli licei: ciò vale tanto per quanto riguarda la migliore definizione del quadro orario, quanto la rottura del cordone ombelicale con il vecchio magistrale. Sul termine economico, non concordo. I francesi, che nell’ambito delle scienze umane han qualche titolo da spendere, vantano un liceo economico che è ben distinto dal settore tecnico, puntando sull’economia politica e non sull’economia aziendale. Così come, a mio parere, il “Diritto” liceale dovrebbe puntare su alcuni elementi essenziali di “filosofia” e “istituzioni”. Come ho precisato, la “testa ben fatta” ha bisogno delle conoscenze, ma non di un accumulo (vedi i vecchi OSA). Il mio richiamo è dovuto al rischio (che in molti casi è una certezza) di deragliamento sul lato opposto. Mi scuserà la brevità, ma tempus fugit!

Lucia Marchetti
Ritratto di Lucia Marchetti
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Iscritto: 22 Set 2009
da Annamaria Ajello

Cari/e Tutti/e
se qualcuno avesse ancora bisogno di dimostrazioni di tenuta da parte di professionisti seri, che fanno scuola davvero con impegno ma anche con profondo senso della cultura in cui operano, questa lettera ne è testimonianza ulteriore.
Auguro ai destinatari immediati e indiretti, di recepire lo sguardo attento e consapevole che viene qui proposto e di agire di conseguenza.
Con molti cordiali saluti
annamaria ajello

Lucia Marchetti
Ritratto di Lucia Marchetti
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Iscritto: 22 Set 2009
da Clotilde Pontecorvo

la lettera aperta di Josette Clemenza al prof. Buschi sostiene molto bene  gli argomenti di tutti noi, anche da parte di chi lavora da più di trenta anni intorno al riconoscimento del ruolo  delle scienze sociali per una  scuola  secondaria  italiana  riformata.

 saluto tutti voi di "Passsaggi" affettuosamente e facendovi molti auguri di "buona scuola". Vi ringrazio per tenermi informata.

Con viva cordialità

Vostra

Clotilde Pontecorvo
 

Maria Teresa Sa...
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Iscritto: 11 Ott 2009
commento

Grazie Josette per esserti fatta interprete dei pensieri dei docenti che hanno condiviso il lungo percorso di ricerca e di sperimentazione. Grazie per l'augurio finale ricco di ottimismo.