Workshops

Presentazione dei workshop della giornata di venerdì 14 novembre.


1. BULLISMO E CYBER-BULLISMO

Come scrivere una o più story board del bullismo e del cyber-bullismo che rendano ragione della complessità delle dinamiche nei e fra i gruppi, senza cadere in giustificazioni a buon mercato?

Come produrre rappresentazioni non banali, che aprano a nuovi scenari di pensiero e di azione in cui gli adolescenti possono essere autori e attori di modi di vivere che rifiutano la violenza ed evitano di scaricare le tensioni e le incertezze identitarie su qualche capro espiatorio?

Allo stesso tempo, quali rappresentazioni critiche possono permettere di non etichettare o escludere chi esprime violenza, per invece costruire spazi di gruppo in cui è possibile re-inscrivere nuove solidarietà che sollecitano ognuno a contenere la propria autodistruttività per lavorare a progettualità creative, oltre le malattie tipiche del nostro tempo?

*** A partire da giochi di ruolo animati da peer educator e dal confronto con alcuni video, chi partecipa a questo percorso sulla prevenzione della violenza gruppale, a scuola come sul territorio, potrà co-produrre copioni che focalizzino la possibilità di sperimentare legami di interdipendenza, in cui il “noi” ha senso nel dar vita ai singoli “ io”, mentre gli “ io” trovano senso nell’investire sull’altro da sé.

2. COMPORTAMENTI A RISCHIO E NUOVE DIPENDENZE

Quali rappresentazioni dell’odierna società e quali significati vengono attribuiti al consumo (di sostanze e non solo), al punto che la fiducia e il legame con “oggetti” rischia di prendere il posto della fiducia nelle relazioni con “soggetti”? In altre parole, come sviluppare con gli adolescenti story board che permettano di maturare rappresentazioni più complesse del consumo, in cui intrecciare molteplici punti di vista, da mettere alla base delle proprie scelte? Come coniugare allora la “libertà da” con la “libertà per”? In fondo la ricerca del perché della dipendenza richiede sempre di riposizionare se stessi criticamente dentro l’attuale società. E dunque, dentro quale modello di sviluppo pensare il passaggio dalla fiducia concessa agli oggetti alla fiducia investita nelle relazioni tra soggetti?

*** A partire dall’utilizzo di diversi materiali video e dalla costruzione di “spot” per entrare in un’esplorazione critica dell’eccesso di fiducia dato al legarsi a oggetti di consumo, chi partecipa a questo percorso potrà vedere la peer education come luogo di produzione sia di legami tra persone, sia di significati culturali che alimentano una presa di coscienza di sé dentro una presa di coscienza di “questo mondo” che troppo fa leva sull’ìnduzione di legami di dipendenza.


3. CITTADINANZA ATTIVA E SVILUPPO CAPITALE SOCIALE

Se la prevenzione mira alla costruzione di coscienze critiche tra gli adolescenti, in modo da accrescere la capacità di scelta, come rappresentare le vie di fuga dentro le contraddizioni che la società anche oggi consegna a una nuova generazione, con il rischio di farne un “cittadino dipendente”, non autonomo? E come gli adolescenti e i giovani possono vivere il rapporto con il “noi” nelle esperienze gruppali, come palestre in cui esercitarsi a essere partecipi ma autonomi, attivi ma critici? In altre parole, quali story board possono aprire a percorsi di prevenzione della disaffiliazione sociale per divenire cittadini né dipendenti né indipendenti, ma interdipendenti e perciò responsabili? E quali story board possono rappresentare il superamento degli steccati che limitano la valorizzazione del capitale giovanile, costituito dalle esperienze e dalle reti di relazioni degli adolescenti, all’interno della comunità?

*** A partire da simulazioni e analisi di produzioni video, chi partecipa a questo gruppo potrà avviare una ricerca-discussione sulla prevenzione come sviluppo di anticorpi o antidoti che permettono alle nuove generazioni dentro l’attuale società di evitare impatti distruttivi e fughe narcisistiche, fino a percepirsi piccoli soggetti politici – capaci, per dirla con don Milani di vincere l’avarizia per invece apprendere a “sortire insieme” dai problemi. Ma quale gruppo dei pari e comunità permettono agli adolescenti di esercitarsi nel pensare e agire politicamente?