Volare basso ...?
Sulla programmazione, al Virgilio di Milano, abbiamo “volato basso”. Tanti problemi, come si segnala, tra cui anche salvare il salvabile delle buone pratiche delle scienze sociali. Quindi la programmazione per competenze, da condividere con i vari livelli dell’organizzazione scolastica, sarebbe stata operazione fin troppo complicata. Nelle Indicazioni, non si raccordano neanche le singole discipline all’interno delle scienze umane, figuriamoci l’intero curriculo.
Abbiamo cercato intanto di ovviare alla inadeguatezza dei programmi ministeriali (che mi risultano non ancora approvati definitivamente), soprattutto nelle macroscopiche incongruenze, che sono:
- pensare le scienze umane come mero contenitore, finzione burocratica per tornare alle singole materie indipendenti, disconoscendo le interdisciplinarietà feconde
- orientarsi in modo privilegiato (quasi totale) ad uno sbocco educativo, piuttosto che all’analisi e alla critica sociale, tipico delle scienze sociali;
- in questa ottica, la pedagogia appare debordante, centrata sulla storia e non sui problemi. Evidente il pensarsi all’interno del vecchio Brocca, ma senza averne i pregi;
Hanno imposto questo modello alle scienze umane, e la dimensione economico-sociale nell’ibrido della “opzione”, senza ascoltare nessuno, operatori, forum, rete di scuole. Operazione fatta da un “regista” incompetente in materia, e una spalla scientifica (di nota connotazione ideologica) orientata verso una dimensione pedagogica dei saperi sociali.
Abbiamo utilizzato l’autonomia per ovviare ad alcuni dei problemi evidenziati, soprattutto “allargando” l’asfittico orizzonte delle Indicazioni, dando una panoramica globale, senza rinunciare ad una introduzione alle scienze umane/sociali.
Nel primo biennio, abbiamo pensato ai moduli, alcuni ritenuti essenziali, altri facoltativi, dove le scienze umane diventano l’orizzonte entro cui le singole discipline concorrono alla definizione e all’analisi dei temi; per alcuni argomenti ci sarà una sola disciplina coinvolta, in altre più di una. Il compito del docente è evidenziare il contributo che ognuna di esse dà alla comprensione del problema, ma anche di esplicitare i diversi angoli scientifici da cui il fenomeno è studiato, i possibili contatti e le interazioni che si possono stabilire tra le singole discipline; in questo modo trovano spazio argomenti e materie, che giustamente devono emergere anche nella loro singolarità.
La parte pedagogica diventa uno dei possibili moduli, dove c’è spazio sia per alcuni modelli educativi (cenni), sia per la problematica della relazione educativa.
Stessa cosa per l’”opzione”, accentuando i temi relativi alle relazioni sociali e ridimensionando la questione educativa.
Le case editrici si sono adeguate integralmente alle proposte ministeriali, condizionando pesantemente anche la programmazione delle scuole. Per ora, solo il “vecchio” Oliverio-Ferraris ha proposto un modello simile a quello che ho delineato, quindi in “pole” per la nostra adozione.
Pensiamo che se dalle scuole ripartono le pressioni di programmazioni autonome, sensate, articolate, anche dall’alto qualcuno dovrà ascoltare. L’autonomia dei corsi di scienze sociali ci ha consentito di costruire dal basso un percorso di apprendimento che ha riscosso interesse e si è anche dimostrato efficace. Noi cerchiamo di non rinunciarci.
Mario Secone
- blog di mario secone
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