Vita in comune

Ritratto di Alberto Facchini

Siamo cinque amici, una volta uscimmo da l’uno dopo l’altro, il primo uscì e si mise presso la porta, poi venne o meglio scivolò come una pallina di mercurio il secondo e si mise poco lontano dal primo, poi il terzo, poi il quarto, poi il quinto. Alla fine eravamo tutti in fila. La gente si accorse di noi e indicandoci diceva: I cinque sono usciti poco fa da questa casa.

Da allora viviamo insieme, sarebbe una vita pacifica, se non vi si immischiasse continuamente un sesto.
Non ci fa niente di male; ma ci dà fastidio e non è poco; perché s’intrufola dove non lo si desidera? Non lo conosciamo e non vogliamo accoglierlo fra noi. Vero è che anche noi cinque non ci conoscevano prima e, se vogliamo, non ci conosciamo nemmeno adesso, ma ciò che per noi è possibile ed è tollerato, per quel sesto non è possibile e non viene tollerato. Inoltre siamo in cinque e non vogliamo essere in sei.

In genere, che senso può avere questo stare continuamente insieme? Non ha senso nemmeno per noi cinque, ma oramai siamo insieme e ci rimaniamo; non vogliamo però un’aggiunta, appunto in base alle nostre esperienze. Ma come si fa a farlo capire al sesto? Lunghe spiegazioni sarebbero già quasi un accoglierlo nel nostro circolo; preferiamo non date spiegazioni e non accoglierlo. Per quanto torca le labbra) lo respingiamo coi gomiti, ma per quanto lo si respinga ritorna sempre.

Franz Kafka, 1920

 

5
Il tuo voto: Nessuno Media: 5 (1 vote)