Una semplificazione "sistematica" della programmazione?
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21 agosto, 2011 - 15:08
Cari colleghi, sono un giovane insegnante A036. Ho ancora troppo pochi anni di familiarizzazione con questa classe di concorso per esprimere giudizi. Ho tuttavia avuto la fortuna (non sono ironico!) di "capitare dentro" all'A036 nel periodo del Riordino Gelmini che a mio avviso ha obbligato tutti noi ad una riflessione disciplinare e didattica. Molti di noi hanno fino a due anni condiviso nello spazio di riflessione che il Miur ha messo a disposizione in due occasioni: la discussione sul monte-ore della discplina, prima; la discussione sulle Indicazioni Nazionali, poi.
Non pensate che, a fronte della specificità "plurale" della nostra disciplina (filosofia, finchè non ce la tolgono; storia della pedagogia; scienze dell'educazione; sociologia; psicologia; antropologia; metodologia), che la rende molto complessa rispetto ad altri insegnamenti, dovremmo ripensare criticamente alle nostre programmazioni?
Le tanto criticate Indicazioni Nazionali della primavera 2010 (che hanno conosciuto due versioni, che sostanzialmente differiscono per il posticipo di antropologia nel secondo biennio), secondo me, dovrebbero spingere tutti noi a una riflessione sulla necessità di rendere – per usare una espressione “politically correct” - più omogenee le programmazioni. Non riesco ancora a capire quale sia l'origine di questa disomogeneità:
- l'ampiezza e la complessità delle nostre discipline?
- l’estrema diversità dei nostri titoli di accesso e percorsi di provenienza?
- quello che chiamo "egocentrismo-narcisismo disciplinare" che illude - costruendo percorsi di programmazione diversi e molti dei quali originali - di poter dare il "nostro taglio" e la nostra weltanschauung alla realtà (reale e immaginaria)? In questo siamo indotti dalla enorme "duttilità" delle nostre discipline.
- l'eterna antinomia che è presente in ogni offerta formativa: creare un percorso di studi "accattivante" per gli alunni per "soddisfare secondo una logica basata sul principio di piacere le grandi aspettative - talvolta irrealistiche - che essi hanno nei confronti delle nostre materie" e la necessità invece di far loro percorrere - secondo un principio di realtà - un percorso progressivo di socializzazione alla materia che li porti a costruire un sapere graduale e circolare che li accompagni alle tracce dell’Esame di Stato, dove invece si richiede un alto livello di analisi e sintesi?
- i libri di testo che – a dire il vero – non aiutano a fare-sintesi, perché sono affetti dallo stesso narcisismo contenutistico che è presente in molti di noi? Nei nostri innumerevoli libri di testo si trova “di tutto e di più”; spesso le discipline sono “mixate confusamente” e questo mix disciplinare viene – senza ragione – giustificato con la prassi dell’interdisciplinarietà.
- altre motivazioni per la disomogeneità delle programmazioni che constato?
Secondo me, due sono stati i meriti - al di là delle ricadute occupazionali - del Riordino Gelmini:
1) la riduzione del numero di ore obbliga a "sistematizzare", "semplificare", "selezionare" i contenuti; obbliga a essere “meno dispersivi”.
Penso infatti che se il Riordino avesse previsto una sola ora in più al triennio degli LSU-ES (3-3-4-4-4), nessuno in coscienza avrebbe potuto muovere critiche all’attuale orario che è stato assegnato alla nostra disciplina sia negli LSU che negli LSU-ES. Tutti riconoscevano – chi più manifestatamente, chi nascostamente - l’eccessivo peso orario dato alla nostra materia nel Liceo Psico-Pedagogico e nel Liceo delle Scienze Sociali (considerando, inoltre, che vi era aggiunta Filosofia).
2) Le Indicazioni Nazionali costituiscono una buona base su cui uniformare i nostri programmi, senza essere preda dei narcisismi personalistici che inducono a curvare i programmi in improbabili percorsi didattici (per motivi che ancora non so bene individuale, tra quelli sopraelencati).
Ciò, a mio avviso, per rendere un servizio maggiormente adeguato agli alunni che si trovano – all’Esame di Stato – di fronte a tracce davvero complesse e talvolta slegate dai programmi che hanno svolto.
A fronte di tutto ciò, vi è da considerare il calo nel 2011-12 delle iscrizioni degli LSU e degli LSU-ES rispetto all’anno scorso: qui si aprirebbe una discussione enorme, da condursi da parte nostra con onestà intellettuale e al di là delle ricadute nella problematica dei “soprannumerari” - che riguarda solo noi e non il servizio che siamo chiamati a dare all’utenza! - e per questo non voglio aprirla.
Dico però che l’ “insalata contenutistica” - che manca di “sistematicità e di ordine disciplinare” - di cui parlo “coccola” troppo le aspettative di iscrizione degli alunni; e che forse un maggior rigore e sistematicità nella costruzione dei programmi farebbe arrivare gli alunni agli esami di Stato maggiormente sereni del percorso effettuato ma risulterebbe meno “affascinante” e gradita con conseguenti ricadute sul piano delle iscrizioni.
La questione, secondo me, è complessa; riguarda lo statuto epistemologico delle nostre discipline, lo status professionale della classe di concorso A036, il ruolo degli LSU. E pertanto non è detto che sia utile portarla avanti… di questi tempi e all’indomani di un Riordino che ha previsto la continuazione dell’esperienza della sperimentazione Socio-Psico-Pedagogica nella Scuola Superiore, di cui - io per primo! - andiamo orgogliosi!
Un saluto a tutti,
L. P.
