Una riflessione
di Lucia Ciriello
Scuola, scuola!… Ma cosa vuol dire scuola?
Un termine che tutti conoscono, che è usato, consumato, buttato, riciclato; insomma si arriva al punto in cui la parola stessa, ripetuta ormai troppe volte, perde quasi il suo significato.
Utilizzarla in un discorso presuppone un'adeguata consapevolezza del suo significato intrinseco. Eppure, tutti la usano inconsciamente e quasi nessuno si è interrogato sul suo senso.
A scrivere sono studenti che più volte si sono interrogati e tuttavia non sono stati presi in considerazione.
Fino ad oggi molti hanno tentato di cambiare, tutti si interrogano sul rieducare... il problema più grande è che fino ad oggi nessuno ci ha chiesto nulla.
Ma come può esserci una scuola valida che si promette di educare noi giovani, se non ci rende partecipi? Come può cambiare qualcosa in meglio se troppe volte noi studenti contiamo così poco da non avere posto neanche nella scuola stessa?
Questa riflessione non vuole colpevolizzare nessuno, ma tende a far pensare tutti coloro che si sono lasciati condizionare da questa società, che li ha portate a vedere la scuola come la catena di montaggio di un "diplomificio".
Noi studenti sentiamo la necessità di proteggere in modo attivo e costruttivo ciò che reputiamo nostro, salvaguardare la nostra scuola sfruttando e utilizzando i mezzi e gli strumenti che possediamo.
La scuola che intendiamo noi, o meglio che vorremmo, non è qualcosa di utopistico, ma sarà il frutto della nostra voglia di cambiare unita all'esperienza e alla passione di chi giustamente può indirizzarci: insieme verso un traguardo che solo uniti possiamo raggiungere.
Tutto questo perché il solo parlare di scuola dovrebbe indurci a pensare al sapere come una via per la libertà.
Un tempo la scuola nasceva per istruire e formare giovani, oggi è la prima a sfornare finti valori.
Questo vuol dire che oggi la scuola sembra non avere più senso, in quanto essa dovrebbe far crescere i suoi studenti: ma questo, purtroppo, avviene poche volte.
Noi pensiamo sinceramente che il nostro sistema scolastico non sia altro che un'anticipazione di quella che è la realtà: solo così possiamo spiegarci perché la scuola pretenda un certo tipo di allievi, di voti e di modi.
L'idea in sé non pensiamo si sbagliata, in quanto l'alunno dovrebbe utilizzare al meglio le sue potenzialità, dando il massimo di sé e raggiungendo, di conseguenza, ottimi risultati.
Il problema sussiste nel momento i cui questo non avviene. Questo vuol dire che non si è dei modelli, la società non trova in noi qualcosa di ammirevole, ma diventiamo parte dei tanti, di cui nessuno si accorgerà.
Molti studenti abbandonano la scuola superiore e anche qui si compie sempre lo stesso sbaglio: banalizzare la situazione riconducendola ai voti e agli scarsi risultati.
Ma quante volte siamo costretti a seguire lezioni vuote e pesanti? E quanti alzano lo sguardo per osservare i propri studenti?
Noi non abbiamo bisogno di questo.
Possiamo imparare e cominciare ad amare la scuola solo se questa è composta da persone che vogliono occuparsi di noi e che vogliono insegnarci il loro sapere.
Noi studenti abbiamo bisogno di punti di riferimento, abbiamo bisogno della vostra considerazione perché siete voi che possedete gli strumenti per educarci, ed è per questo che bisogna che voi sappiate bene come usarli, perché il rischio è alto e noi in questo caso non siamo disposti a rischiare.
La scuola secondo noi non dovrebbe soltanto interrogare i suoi allievi, ma saper creare in loro una coscienza critica.
La scuola potrebbe salvare giovani che un futuro non pensano nemmeno di averlo e potrebbe indirizzare quelli che sono persi nei loro pensieri stratosferici.
Ci chiediamo:" Ma siete sicuri che, la scuola e l'insegnare a questo modo possano migliorarci?
Scuola! Siamo davvero destinati a diventare il tuo prodotto svenduto per pochi spiccioli alla società? ".
Ed è qui che per noi la scuola ha fallito: si rifà a vecchi schemi e ad un'idea matematica del giusto e dello sbagliato.
Parlateci dei libri, prendete l'abitudine di creare in noi studenti spiriti poetici, rimproverateci se sbagliamo, acculturateci, parlateci di Dio e della natura a vostro modo, incuriositeci, sorrideteci qualche volta e, soprattutto, non lasciateci soli!
Ai vostri studenti non parlate della conoscenza e dissetateli col vostro sapere, ma fate in modo che possano sentirsi continuamente sul lastrico... come quelli che, senza una goccia d'acqua, sanno che non vivrebbero un minuto in più!
Un grazie sentito a tutti quei professori che ogni giorno ci propongono nuovi obiettivi da raggiungere.
Un grazie a noi che, nonostante le nostre teste quadre, tifate per noi e credete nelle nostre capacità.
Un grazie a chi, con un semplice sguardo, ci fa capire che valiamo e che a modo nostro siamo importanti! Grazie!
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