Turbamento e speranze

 

I sottoscritti docenti esprimono preoccupazione per il presente e il futuro del nostro Paese e per la sua immagine internazionale

Turbati per le cronache quotidiane, per il degrado morale, civile e ambientale che emerge; per il dibattito politico ogni giorno più lontano dai problemi e dai bisogni reali della popolazione, senza memoria e senza cultura

Indignati per la deriva della politica sempre più incapace di essere servizio alla collettività e ricerca del bene comune

Preoccupati per una democrazia sempre più formale e infettata dal trasformismo con un Parlamento sempre meno rappresentativo

Allarmati per l’oscurità del futuro innanzi ai giovani; per la crisi e un'economia che cerca schiavi; per gli attacchi alle condizioni e alla dignità dei lavoratori

Angosciati come educatori per gli esempi e i modelli prospettati ai giovani; per l’involgarimento e la regressione anche lessicale della politica; per lo squallore etico; per le offese alla dignità e al ruolo delle donne e alle loro lotte per l’emancipazione; per le brutture e lo sfascio della Nazione

Sentiamo il dovere, come cittadini e come educatori, di riaffermare la fede nel diritto e nella stella polare della Costituzione repubblicana. E ci ancoriamo a principi irrinunciabili: - “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” (art. 3) - “La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento” (art. 24). - “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle, con disciplina ed onore…” (art. 54). - “Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale” (art. 112).

Riaffermiamo l’impegno e l’amore per la scuola, la cultura, la bellezza anche per attraversare la nottata del tempo presente. Cerchiamo luce e linfa vitale per coltivare la speranza nella nostra civilizzazione e nelle nostre radici riassunti nel Discorso agli ateniesi di Pericle (V sec. a. C.): "Il nostro governo favorisce i molti invece che i pochi: per questo è detto democrazia. Le leggi assicurano una giustizia eguale per tutti nelle dispute private....

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e le leggi, e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono un'offesa. E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte la cui sanzione risiede solo nell'universale sentimento di ciò che è giusto e di buon senso.

La nostra città è aperta al mondo; noi non cacciamo mai uno straniero. Noi siamo liberi di vivere proprio come ci piace, e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.

Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private.

Un uomo che non si interessa dello Stato non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché soltanto pochi siano in grado di dar vita ad una politica, noi siamo tutti in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione un ostacolo sulla strada dell'azione politica. Crediamo che la felicità sia il frutto della libertà e la libertà sia solo il frutto del valore".

 
Cavalese, 20 gennaio 2011
52 docenti dell'Istituto "La Rosa Bianca" di Cavalese (TN)
 

 

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