Sul testo di Paola Di Cori

Le riflessioni di Paola Di Cori su “Scienze sociali e/o umane” mi sembrano un buon punto di partenza per avviare una discussione sul senso attuale dei nostri indirizzi di studio e delle nostre discipline, la cui assenza è manifesta nei documenti sul riordino del Miur, grazie all’insipienza dei nostri riformatori dell’ultima ora ed alla loro fretta di consumare la controriforma della scuola.

Vorrei però sottolineare un altro aspetto dell’attuale relazione tra Scienze sociali e Scienze umane, a partire dagli stimoli presenti in alcuni numeri della rivista “Forme di vita”, e dai lavori pubblicati recentemente da alcuni dei collaboratori della rivista, in particolare Paolo Virno. Quest’ultimo, insieme a Stefano Catucci e Diego Marconi, ha curato i testi di un importante dibattito del 1971 tra Noam Chomsky e Michel Foucault sulla natura umana (Noam Chomsky e Michel Foucault, Della natura umana. Invariante biologico e potere politico, DeriveApprodi 2005), mostrando come quel dibattito si fosse risolto in un dialogo tra sordi, perché i suoi protagonisti, anche se politicamente vicini, partivano da premesse teoriche molto distanti e inconciliabili tra loro: innatista Chomsky e sostanzialmente relativista Foucault.

Ora, la tesi di Virno, che riprende tra l’altro diversi suggerimenti da Arnold Gehlen, è che quella contrapposizione, dietro cui si manifesta l’antica contrapposizione tra natura e cultura, oggi non avrebbe più motivo di esistere, perché l’attuale evoluzione della società porta di fatto al suo superamento. Chiedendosi perché ormai da qualche decennio si è tornato a parlare di natura umana, Virno ritiene che ciò avvenga “perché i tratti biologici invarianti dell’animale umano hanno assunto un inedito rilievo storico nell’attuale processo produttivo…Nel postfordismo, la natura umana diventa l’oggetto, o la materia prima, di un assetto sociale storicamente determinato…L’attuale modo di produzione segna la fine della scissione tra “uomo biologico” e “uomo culturale”. Le forme di vita contemporanee, caratterizzate dalla flessibilità, dalla formazione ininterrotta, dalla mobilità, rispecchiano quelle costanti filogenetiche che sono la non-specializzazione, la neotenia, il disambientamento” (P. Virno, Scienze sociali e “natura umana”. Facoltà di linguaggio, invariante biologico, rapporti di produzione, Rubbettino 2002).

Su queste problematiche insistono diversi lavori recenti dello stesso Virno, di Felice Cimatti, Francesco Ferretti ed altri, che sarebbe lungo discutere o solo citare, ed è molto interessante la lettura del volume curato da Massimiliano Cappuccio (AAVV, Neurofenomenologia, Bruno Mondadori 2006).

Perché a mio avviso è importante questo indirizzo di studi? Perché avvia un confronto tra il sociale e l’umano considerando quest’ultimo termine in una accezione diversa rispetto a quella sottolineata -correttamente, in quel contesto- da Paola Di Cori, avendo come punto di riferimento non tanto la letteratura e non solo (naturalmente anche!) la filosofia, ma soprattutto la biologia, la genetica, la linguistica (vedi per ultimo il bel libretto di F. Ferretti, Alle origini del linguaggio umano, Laterza 2010). Il che per noi comporta la necessità di un confronto non solo interno alle scienze umane o sociali (la distinzione a questo punto diventa marginale), ma tra esse e le scienze naturali, il che è quanto perseguiamo ormai da anni, certamente da quando venne istituito l’indirizzo di Scienze sociali.

E’ d’altronde di grande interesse notare come, dopo l’ubriacatura cognitivista, gli studi di filosofia della mente si muovano in una direzione che non mi sembra molto distante rispetto ai lavori prima citati, verso il superamento della ormai improponibile contrapposizione tra natura e spirito. Cito senza alcuna pretesa di completezza e da profano alcune opere che varrebbe la pena discutere fuori dall’ambito meramente accademico, in funzione di una rivisitazione dell’impianto (obsoleto e ridicolmente rivolto alla riesumazione del passato) dei “nuovi” indirizzi, magari con un rapporto significativo tra scuola ed università che attraverso SISUS possiamo cercare di rivitalizzare.

Jaegwon Kim, La mente e il mondo fisico, McGraw-Hill 2000; Andy Clark, Dare corpo alla mente, McGraw-Hill 1999; Hubert L. Dreyfus, Che cosa non possono fare i computer, Armando 1988;

Gerald M. Edelman, Seconda natura. Scienza del cervello e conoscenza umana, Raffaello Cortina 2007; John R. Searle, Creare il mondo sociale, Raffaello Cortina 2010.

Quale può essere il senso di una discussione su queste tematiche? Ho l’impressione che sotto i colpi della “riforma”, della devastante crisi globale, i cui costi nella scuola abbiamo pagato per primi, e della caotica situazione da fine regime di questi mesi, siamo tutti rimasti un po’ attoniti, senza parole, come in attesa degli eventi e intanto volti a salvare il salvabile: e questa mi pare una posizione perdente. Finita (come ci auguriamo) l’era Gelmini-Tremonti chi ci garantisce che coloro che li sostituiranno, in un momento in cui la crisi si avvita su se stessa per merito dei nostri geniali economisti-imprenditori-governanti-oppositori, abbiano il coraggio e le idee per modificare le cose?

Oggi abbiamo assoluto bisogno di rilanciare, con più forza di prima, perché la situazione le rende molto più attuali, le idee di fondo su cui abbiamo cercato di lavorare in questi anni nell’indirizzo di Scienze sociali, cercando nel dibattito teorico attuale tutti i punti di riferimento necessari a sostenerle. La centralità della formazione e della ricerca non possono continuare ad essere stanche giaculatorie da ripetere a vuoto; né possiamo limitarci, come pure stiamo facendo ed è necessario fare, a cercare di dare un minimo di senso e di contenuti ad un impianto (quale è quello del riordino) avvilente nella sua pochezza e inconsistenza. Occorre mirare alto, mostrare che le nostre idee non sono un residuo ormai stanco di un passato scomparso, quando era tempo di vacche grasse e ci si poteva permettere persino il lusso di ragionare con i nostri alunni. Al contrario di quanto pensa l’ineffabile Tremonti, non è vero che “di cultura non si mangia”. Il nostro futuro, e specialmente quello dei nostri figli, si gioca su cultura, ricerca e formazione. Se non cominciamo a crederci noi come possiamo pensare di convincere gli altri?

Angelo Morales

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Lucia Marchetti
Ritratto di Lucia Marchetti
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Iscritto: 22 Set 2009
ancora sulle scienze umane e sociali
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caro angelo

il tuo intervento coglie perfettamente lo spirito con cui vorremmo riprendere il discorso o, meglio, proseguirlo nel prossimo convegno. D'altra parte osservando i contenuti dei nostri convegni nazionali si nota come ci sia quasi sempre stata l'attenzione all'ambito scientifico-tecnologico e ai diversi attraversamenti. Ora, proprio come dici tu, per non cadere sotto la miseria che il quadro del nuovo liceo ci propone, occorre non perdere di vista l'orizzonte più ampio e lavorare in quella direzione in attesa che il vento cambi. Perchè non trasformi le tue osservazioni in un contributo vero e proprio che potrebbe andare in cartellina per il convegno?

Un caro saluto