S. Veca (filosofo), "Non c'è due senza tre"

Ritratto di Lucia Marchetti

“I partecipanti ai simposi della terza cultura devono prendere sul serio, con sincerità e veridicità, il fatto della pluralità costitutiva delle differenti versioni del mondo. Ciascuna versione del mondo è fatta inter alia di un bel po’ di cose prese a prestito da altre e differenti versioni. E cattura un livello di realtà. Ve ne sono altri. Può darsi che a un tempo dato vi siano priorità e gerarchie fra differenti versioni. Ma i partecipanti ai simposi sanno bene che priorità a gerarchie sono esposte in linea di principio alla metamorfosi. Possiamo allora imparare qualcosa, a volte qualcosa che è molto importante, gli uni dagli altri. Qualcosa che può sorprenderci e far intravedere nuove idee e nuove connessioni fra idee. Connessioni prima non accessibili, e ora luminose, là, davanti a noi.  

David Hume, il filosofo morale delle donne, ha suggerito nel grande Secolo dei lumi, in uno dei suoi superbi saggi ritirati, l’immagine di un viavai fra due reami: il reame del sapere e il reame della conversazione civile. E ha aggiunto che ambasciatori dei due regni erano e non potevano che essere le donne. I simposi della terza cultura fanno propria l’immagine di Hume e sono incentrati proprio sul viavai, impegnandosi al transito costante di idee, di aspettative, di emozioni, di stupori e di speranze in entrambe le direzioni. Senza gerarchia stabile. Senza dislivello tra alto e basso. Una terza cultura non la progetta un qualche comitato. Essa, nei casi fortunati insorge dalle pratiche e dai simposi in cui si mettono alla prova mutevoli grammatiche della creazione, della scoperta, dell’invenzione, del sogno di qualcosa. Varrebbe la pena di mettersi al lavoro, qui, dalle nostre parti. Per poter dire, a un certo punto, anche dalle nostre parti: questa è la terza cultura, bellezza!” 

da V. Lingiardi e N. Vassallo, Terza cultura. Idee per un futuro sostenibile, Il Saggiatore 2011, pp. 224-225

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