Pubblico e privato nell'istruzione superiore

Ritratto di Alberto Facchini

Bocconi

di Saverio Giulini (1)

 

Le ultime (infelici) dichiarazioni di un certo ben noto personaggio politico (?!?) sulla scuola pubblica hanno suscitato, giustamente, molte polemiche. Da più parti si sono richiamate le belle parole di Calamandrei, ma qualcuno potrebbe obiettare che quel discorso risale a 60 anni fa e ormai non è più attuale. In realtà, ci sono documenti recentissimi che smentiscono clamorosamente gli stolti discorsi che ci sono stati propinati.

E' più che evidente che le infelici espressioni del politico (?!?) di cui sopra cercano di inculcare l’idea che la scuola privata garantisca una preparazione ben superiore.

Il documento OCSE PISA 2009 che riporta i risultati dei test di comprensione del testo, di matematica e scienze dei ragazzi di 15 anni di tutti i paesi OCSE (solo i dati della Francia sono fortemente incompleti) e dei paesi partner, permette di analizzare la diversa risposta degli studenti che frequentano le due tipologie di scuole, pubblica e privata.

Un’oretta di lavoro sul database di Pisa 2009 (http://pisa2009.acer.edu.au/interactive.php) fornisce risultati illuminanti.

In tutte e tre le “specialità” (Reading, Mathematics, Science) la scuola pubblica italiana naviga un po’ al di sopra di metà classifica, tra la 25-esima e la 28-esima posizione (su 64 paesi); il punteggio medio dei nostri studenti è da 1 a 3 punti al di sopra della media (anche se non mancano delle sorprese: nella Matematica i nostri studenti sopravanzano di 4 punti i colleghi USA).

Sul versante privato la situazione precipita: perdiamo oltre 20 posizioni, oscillando tra la 47-esima e la 49-esima posizione (su 61 paesi) ma, cosa assai più grave, gli studenti delle scuole private ottengono punteggi tra i 70 e i 73 punti inferiori alla media OCSE (relativamente al settore privato).

Ancora più istruttivo è paragonare la differenza di rendimento tra gli studenti “privati” e quelli “pubblici”. Nell’OCSE gli studenti “privati” sono più bravi di quelli “pubblici”, ottenendo in media punteggi di 34/35 punti superiori. In Italia la situazione si inverte: i “privati” ottengono un punteggio (medio) tra i 37 e i 41 punti inferiore ai loro colleghi “pubblici”.

Se volessimo compilare una classifica in cui si tiene conto del “gap” privato/pubblico l’Italia sarebbe in piena zona retrocessione: in questa classifica la sua posizione oscillerebbe tra la 55-esima e la 58-esima posizione. La situazione è in realtà ancora più grave, perché le “economie” che ci seguono in questa classifica hanno scuole pubbliche di straordinario valore (Cina-Shangai, Hong-Kong, Singapore, Taipei), che distaccano considerevolmente le corrispondenti, sia pure ottime, scuole private.

Una considerazione finale. I report PISA si susseguono a ritmo triennale dal 2000. Nel periodo 2000-2009 i punteggi medi acquisiti dagli studenti OCSE hanno accusato una lieve flessione (tra i 4 e i 6 punti per i pubblici; tra i 3 e i 12 punti tra i privati); in Italia invece i punteggi dei “pubblici” sono saliti tra i 2 (reading) e i 29 (mathematics) punti, mentre i “privati” sono crollati tra i 14 e i 50 punti.

 Un ministro (m minuscola) della Pubblica Istruzione (P e I maiuscolo, ma se non ricordo male nella denominazione di questo ministro la parola “pubblica” non compare più) con un minimo di dignità avrebbe dovuto rispondere alle insulse affermazioni di quel politico (?!?) con feroce risentimento. Evidentemente questo minimo di dignità non c’è. Probabilmente del PISA 2009 a quel ministro (minuscolo) non hanno detto nulla.

D’altronde credo che neppure il cavallo nominato senatore, secondo la leggenda, da Gaio Silvio (scusate: Giulio) Cesare Germanico (Caligola), si sia mai rivoltato contro il suo “sponsor”; anche perché non era in grado di farlo!

Purtroppo, se oggi abbiamo il più incompetente ministro (m minuscola) dell’Istruzione (I maiuscola) di tutti i tempi un motivo ci sarà.

E' anche interessante leggere quanto viene riportato a pag. 45 del documento PISA 2009 Results: What Makes a School Successful? Resources, Policies and Practices:

“However, students who attend private schools are also from more advantaged socioeconomic backgrounds, so part of the positive relationship between private schools and performance is due to the socio-economic characteristics of the school and students, rather than to an advantage intrinsic in private schools.”

E per spiegare come in certi paesi il rendimento “privato” sia inferiore a quello

“pubblico” recita (riferendosi al Giappone) “…a common explanation for this outcome is that some students who cannot attend public schools known for their high performance may opt for private schools as a second choice.”

Poiché la nostra scuola pubblica consegue punteggi nettamente più bassi di quella giapponese, possiamo orgogliosamente affermare che nel rapporto pubblico/privato la nostra scuola privata è, in media (e sottolineo in media), la peggiore del mondo.

Nel grafico accluso si misura (limitandomi alla Matematica) la differenza di rendimento tra privato e pubblico: più a destra ci si sposta più la scuola privata è “peggiore” in confronto a quella pubblica.

 

GRAFICO

legenda: blu = paesi OCSE, azzurro = economie partner, nero = media OCSE, rosso = Italia

 


 

Saverio Giulini

Saverio Giulini, autore dell'articolo, è docente di Analisi presso la facoltà di Architettura dell'Università di Genova. Studioso in particolare di Analisi armonica, ha recentemente dedicato alcuni saggi sui segni della matematica, visti dal punto di vista della comunicazione iconica e simbolica, ricercandone le origini nel tempo e le motivazioni più profonde della loro adozione.

 

 

 

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