Parere CNPI sulle Indicazioni nazionali
OGGETTO: Parere sulle Indicazioni nazionali riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento con riferimento ai profili di cui all’art. 2, commi 1 e 3, del regolamento sui percorsi liceali approvato in seconda lettura dal Consiglio dei Ministri in data 4 febbraio 2010.
Visti gli artt. 24 e 25 del D.L.vo n. 297 del 16.4.1994;
Il proprio parere nei seguenti termini:
Le “Indicazioni Nazionali” per il sistema dei Licei rappresentano, come si precisa nelle pagine poste a loro “Introduzione”, “la declinazione disciplinare del profilo educativo culturale e professionale dello studente a conclusione dei percorsi liceali e si conformano alle scelte operate nel Regolamento relativamente alla tutela dell’autonomia delle istituzioni scolastiche e alla libertà imprescindibile dell’insegnante, il cui unico vincolo è rappresentato appunto dagli obiettivi focalizzati nelle Indicazioni Nazionali, che rappresentano l’unitarietà del sistema di istruzione a livello nazionale”.
E’ affidato, invece, agli insegnanti il compito di adeguare l’offerta formativa alle diverse istanze, arricchendola nei contenuti, rimodulando il quadro orario degli insegnamenti e stabilendo connessioni ed interazioni tra le diverse discipline, a conferma del ruolo strategico che assume la scuola dell’autonomia nell’ambito della riforma degli studi liceali e dell’incidenza che potrà avere una sua piena valorizzazione ed attuazione ai fini del riallineamento degli standard di qualità del nostro sistema d’istruzione a quello degli altri Paesi dell’Unione europea.
Il Regolamento dei licei prevede (art. 2, c. 2) che gli studenti acquisiscano nel corso del quinquennio «conoscenze, abilità e competenze coerenti con le capacità e le scelte personali e adeguate al proseguimento degli studi di ordine superiore, all’inserimento nella vita sociale e nel mondo del lavoro».
E’ il caso, ad esempio, delle competenze da maturare in funzione della partecipazione responsabile e consapevole alla vita sociale che nel citato D.M. 22/08/07 sono rappresentate in termini comportamentali, e quindi intese come capacità da parte dello studente di “collocare l’esperienza personale in un sistema di regole fondato sul reciproco riconoscimento dei diritti garantiti dalla Costituzione, a tutela della persona, della collettività e dell’ambiente”, e che nelle Indicazioni in esame si risolvono, invece, nella conoscenza “dei fondamenti del nostro ordinamento costituzionale, quali esplicitazioni valoriali delle esperienze storicamente rilevanti del nostro popolo”.
A rendere ancor più problematica la individuazione delle competenze è la sovrapposizione nelle sezioni titolate “profilo generale e competenze” dei macro obiettivi di apprendimento alle competenze che, per diffuso e condiviso convincimento, vanno codificate con riferimento al pensiero operativo, ossia alla capacità di utilizzare conoscenze e abilità in una pluralità di contesti generativi di problemi cui occorre dare precise e risolutive risposte.
E’ opportuno, pertanto, che le Indicazioni specifichino meglio, all’interno delle linee generali, l’area delle principali competenze da raggiungere per ogni disciplina e gli eventuali contributi alle competenze trasversali.
Non per questo si deve ritenere che il CNPI non abbia contezza dell’importanza che riveste una esaustiva e sistematica trasmissione dei contenuti disciplinari anche ai fini di un agevole approdo degli studenti ai percorsi universitari.
La scuola è il luogo deputato allo studio serio e sistematico dei modelli che l’uomo si è dato per ordinare la realtà sensibile e tale deve continuare ad essere. Ma la scuola è anche l’istituzione preposta all’educazione della persona ed alla valorizzazione delle sue capacità per farne un cittadino libero e responsabile; l’apprendimento per competenze è la risposta alle sollecitazioni della contemporaneità, sempre più attenta alla dimensione sociale della persona ed al sistema delle relazioni nel quale essa si colloca.
Le competenze non fungono però solo da anello terminale del processo di apprendimento, ma agiscono anche come fattori generativi di altre conoscenze, abilità e competenze soprattutto se conseguite all’interno di un contesto formativo aperto alla ricerca ed alla rielaborazione delle conoscenze con corretto metodo d’indagine.
Ed è alla luce di siffatta consapevolezza che il CNPI individua nella didattica laboratoriale, estesa a tutte le discipline, la metodologia di lavoro che consente, più di ogni altra, la “ricostruzione, integrazione e conservazione delle conoscenze”, nonché la padronanza delle strutture sintattiche e logiche delle materie d’insegnamento in vista della formazione integrale della persona
Le Indicazioni si limitano invece a sollecitare l’attività in laboratorio solo per alcune materie, a riprova di una opzione culturale che, nonostante la vocazione ad una progettazione formativa centrata sulla interdisciplinarietà, stenta a portare ad unitarietà le diverse conoscenze di derivazione disciplinare ed a perseguire finalità coincidenti con la trasversalità delle competenze.
2. Gli obiettivi di apprendimento
Il CNPI ha analizzato le sezioni delle Indicazioni sugli obiettivi di apprendimento mettendo a confronto gli stili ed i modelli adottati all’atto della loro redazione, con l’intento di rilevare i criteri dei quali si sono avvalsi gli estensori ai fini della identificazione dei nuclei disciplinari ritenuti fondamentali per sviluppare, come si accenna nella Introduzione, le abilità a risolvere specifici problemi, garantire l’assolvimento dell’obbligo”, colmare “le lacune” riscontrate dalle rilevazioni nazionali ed internazionali in materie portanti, come l’italiano, la matematica e le scienze, e valorizzare l’autonomia delle istituzioni scolastiche.
E’ emersa così una certa discrasia tra gli enunciati in Introduzione e la selezione dei contenuti disciplinari, ma soprattutto è stata colta un’evocazione meramente nominale degli obiettivi di apprendimento, attesa la loro identificazione con gli argomenti da affrontare nel corso degli studi, piuttosto che con i traguardi da raggiungere.
Ad esempio, gli obiettivi di apprendimento in filosofia sono identificati con gli autori che tradizionalmente sono oggetto di studio e non sembrano in raccordo con le competenze.
Pare opportuno evitare le scelte operate in alcune occasioni di indicare analiticamente i contenuti. In questo modo non emergerebbero quelle che potrebbero sembrare inaccettabili dimenticanze quali, ad esempio, il riferimento alle “lotte partigiane” e ad alcuni autori del nostro ‘900 letterario.
Infine, nella sezione destinata all’insegnamento dell’Informatica si afferma che lo studente dovrà acquisire la conoscenza e la padronanza di uno strumento o di una classe di strumenti, senza indicare cosa si debba intendere per “strumento” e “classe di strumenti, mentre nella sezione dedicata all’insegnamento della lingua e della cultura straniera, lo studio della cultura straniera non risulta del tutto integrato con quello della lingua.
Il CNPI ritiene, pertanto, che gli obiettivi di apprendimento vadano raccordati ai nuclei fondamentali delle discipline d’insegnamento, in modo da far emergere sia gli elementi strutturali, che fanno di ciascuna di esse un modello organizzativo della realtà al singolare, sia le possibili connessioni che tra esse è possibile stabilire, per l’implicita relazione esistente tra le varie branche dell’umano sapere.
Su tali basi si fonda, peraltro, la trasferibilità delle conoscenze, e quindi la possibilità di utilizzare elementi di grammatica e di sintassi acquisite con lo studio della lingua italiana in sede di apprendimento di lingue straniere di derivazione indoeuropea, così come la conoscenza dei principi fondanti l’umanesimo è funzionale alla comprensione dell’intero panorama culturale, sociale, economico e politico del 1400.
3.1 L’insegnamento della musica.
Il CNPI ha già avuto modo di evidenziare nella pronuncia di propria iniziativa del 16 dicembre 2009 che “la storia della musica, come storia delle idee e del loro concretizzarsi in comportamenti ed orientamenti della società civile, è parte integrante della storia dell’Occidente. E’ convinzione dei Comitati che ripercorrerla oggi consenta di acquisire idealità e valori che hanno ispirato l’Europa nella evoluzione della sua civiltà e di accedere a modelli di comunicazione che aprono a nuovi scenari. ……. Sarebbe, però, oltremodo riduttivo, sempre a parere di questi Comitati ricondurre i fattori della comunicazione in musica alla sola storia della musica, così come sarebbe pregiudizievole ritenere che l’educazione all’ascolto non richiami le tecniche della produzione e che l’acquisizione delle teorie musicali non debba condurre alla capacità di elaborazione personale di prodotti, anche attraverso una concreta padronanza dello strumento musicale. Al pari degli altri linguaggi, la produzione musicale possiede una sintassi ed una peculiare modalità espressiva e, come avviene per ogni altro codice della comunicazione, va acquisita attraverso ascolto, lettura e produzione”.
Considerazioni queste che inducono il CNPI a chiedere agli estensori delle Indicazioni di fissare in maniera chiara i livelli di competenza da raggiungere in uscita dal Liceo musicale, per ogni singola specialità strumentale.
Sarebbe, altresì, opportuno fissare, in maniera chiara, i livelli minimi di competenza per l’accesso a detti Licei per ogni singola specialità musicale (violino, oboe, pianoforte, strumenti a percussione, ecc.), da far valere su tutto il territorio nazionale in stretto legame con la loro attivazione già nella scuola primaria.
Sembra, inoltre, opportuno riconsiderare gli argomenti da trattare, poiché nell’ultimo anno la seconda metà del Novecento non trova giusta considerazione.
Le Indicazioni non citano, infatti, nomi fondamentali del secondo Novecento, quali ad esempio Cage, Xenakis, Ligeti, Henze, Reich, Boulez, per non parlare dell’assenza di compositori italiani di rilevanza internazionale quali Dallapiccola, Petrassi, Maderna, Berio, Nono, Donatoni, Sciarrino.
Con riferimento al quinto anno, non può prevedersi un “accostamento alle musiche di tradizione orale” senza un approccio critico alla “musica popolare e di consumo”, in stretto rapporto con la musica d’arte per la formazione di un fruitore attento e critico.
Infine, il CNPI afferma la necessità della pratica di uno strumento polifonico per gli alunni che utilizzano uno strumento monodico, mentre esclude il contrario, e sottolinea l’opportunità di inserire tra le fonti da classificare anche quelle audiovisive.
L’insegnamento di cittadinanza e costituzione è, sicuramente, un insegnamento trasversale che deve riguardare, tanto nella sua parte valoriale quanto negli esempi positivi di stili di vita, i docenti di tutte le discipline.
Nelle Indicazioni Nazionali si fa riferimento alla Costituzione e ai suoi fondamenti, quali valori storici del nostro popolo, e si suggerisce un’analisi parallela con altre Carte con valore costituzionale in modo da curare anche la storia del costituzionalismo moderno nelle sue radici più antiche.
Certamente, un docente di Storia, e in particolare di Storia e Filosofia, potrebbe impostare nel modo più adeguato la trattazione, dal punto di vista storico e valoriale, dei processi che hanno condotto alla costruzione della identità civile e istituzionale dei popoli e degli Stati, così come un docente di Latino e Greco potrebbe mettere in evidenza il rapporto fra giustizia e legge nel mondo antico.
Si rileva, inoltre, che la Legge n. 169/08 prevede che gli studenti di tutti gli indirizzi, attraverso lo studio della Costituzione e degli Statuti regionali, acquisiscano specifiche competenze correlate a relative conoscenze.
Ne consegue l’esigenza di dare seguito a quanto disposto dalla citata legge n.169/08, per garantire l’unitarietà della formazione degli studenti e dare loro la stessa preparazione in uscita alla fine del percorso degli studi intrapreso.
Si ritiene, pertanto, che già nelle Indicazioni debbano essere prospettate le necessarie modalità operative conseguenti all’obbligatorietà, di insegnare Cittadinanza e Costituzione in tutte le scuole dal prossimo anno scolastico. In mancanza, si rischia di vanificare la volontà del legislatore, affidando l’insegnamento in discorso alla sola sensibilità e cultura dei singoli insegnanti.
Una delle possibili soluzioni contemplate dalla normativa vigente potrebbe essere l’attivazione di una sperimentazione in ambito nazionale ex art. 11 del D.P.R. n. 275/99 dai cui risultati trarre le relative modalità attuative dell’insegnamento in questione.
4. Le azioni a supporto delle Indicazioni
Tra gli obiettivi da raggiungere con l’introduzione delle Indicazioni Nazionali campeggia la valorizzazione dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, anche perché suo tramite, come si legge nella Introduzione, sarà possibile arricchire l’offerta formativa, adeguare gli obiettivi di apprendimento delle materie “cosiddette comuni” ai singoli percorsi liceali, stabilire forme di collaborazioni con università, enti di ricerca, musei ed istituzioni culturali e dare risalto alla libertà degli insegnanti.
Tuttavia, a fronte di un obiettivo così rilevante, le azioni previste a supporto dell’autonomia appaiono insufficienti e comunque tali da non incidere in maniera significativa sugli attuali assetti di una scuola che soffre la penuria e l’inconsistenza di interventi mirati alla valorizzazione delle professionalità ed alla efficienza dei servizi di supporto all’attività didattica.
Il CNPI ribadisce pertanto la necessità di dotare le scuole dell’autonomia di un organico funzionale pluriennale e, nel richiamare lo schema di regolamento per i Licei, evidenzia come la previsione di assegnare alle istituzioni scolastiche un contingente di organico con il quale “potenziare gli insegnamenti obbligatori” e/o “attivare ulteriori insegnamenti finalizzati al raggiungimento degli obiettivi previsti dal piano dell’offerta formativa mediante la diversificazione personalizzazione dei piani di studio” sia una condizione necessaria per l’attuazione delle Indicazioni Nazionali.
Si impone, altresì, un’azione a tutela della professionalità del personale della scuola e dei docenti in particolare, da riqualificare e valorizzare, anche alla luce delle incombenze e delle responsabilità connesse ad una progettazione formativa da realizzare sulla tracciabilità del nesso “conoscenze – abilità - competenze” e da monitorare e verificare con riferimento ai risultati di apprendimento.
A tale riguardo il CNPI sostiene la necessità di procedere ad una attenta rilevazione delle professionalità utilizzabili e l’urgenza di definire un piano di formazione, aggiornamento e riconversione professionale con certezza di finanziamento modalità di attuazione.
Sussiste, infine, sempre a parere di questo Consiglio, l’esigenza di prevedere la corrispondenza tra il titolo di accesso alle classi di concorso e gli insegnamenti previsti nelle Indicazioni e quindi individuare percorsi di formazione iniziale dei docenti funzionali ad una riqualificazione dell’offerta formativa, in coerenza con le raccomandazioni dell’unione europea e gli obiettivi programmatici che hanno ispirato le Indicazioni Nazionali.
Conclusioni
L’analisi fin qui condotta porta al convincimento che le indicazioni nazionali, così come rappresentate, dovrebbero essere ancor più funzionali al raggiungimento degli obiettivi fissati nelle pagine poste a loro introduzione. Sarebbe, altresì, opportuno fissare in maniera più esplicita le competenze chiave da raggiungere al termine del primo biennio degli studi liceali in modo da garantire “l’assolvimento dell’obbligo di istruzione”.
Da notare che le indicazioni sembrano ancora risentire della separazione tra la cultura umanistica e quella scientifica, per cui permane una certa difficoltà a portare ad unitarietà i singoli insegnamenti disciplinari. Particolare attenzione andrà posta, nella stesura finale, ad evitare vincoli di prescrittività, che mal si conciliano con la responsabilità riconosciuta ai docenti di una progettazione capace di incrociare gli stili di apprendimento degli studenti. Sarebbe, altresì, opportuno potenziare l’insegnamento delle materie ad indirizzo scientifico, prediligendo le competenze da acquisire piuttosto che gli argomenti da trattare, nel rispetto delle peculiarità dei singoli Licei e delle finalità formative che questi sono tenuti a perseguire.
Permane, inoltre, la necessità di raccordare la progettazione formativa di competenza delle singole istituzioni scolastiche con le prove previste per gli esami di Stato, per cui sarebbe opportuno declinare in modo chiaro i livelli minimi da raggiungere in termini di apprendimento e con riferimento a questi predisporre le prove. Sarebbe questo un modo per dare maggiore credibilità all’esame di Stato, ma anche un’occasione per tutelare il diritto degli studenti ad una valutazione fondata su indicatori chiari ed inequivocabili.
Si sottolinea, altresì, l’esigenza che l’armonizzazione dei percorsi di studio del primo ciclo con quelli del secondo avvenga sulla base di un monitoraggio che raccolga le prospettive e le esperienze maturate nella scuola dell’autonomia.
Sussiste, infine, l’opportunità di rendere ancor più evidente il quadro delle competenze da raggiungere al termine di ciascun biennio e dell’ultimo anno dei percorsi liceali, sia ai fini della certificazione dei crediti formativi sia alla valutazione dell’offerta formativa assicurata dalle singole istituzioni scolastiche, ma soprattutto indispensabile per fare della scuola un luogo di studio con finalità educative.
Nei suesposti rilievi, osservazioni, riflessioni e indicazioni propositive, è il richiesto parere.
IL SEGRETARIO IL VICE PRESIDENTE
M. R. COCCA M. GUGLIETTI
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