L'indignazione dei prof

Ritratto di Alberto Facchini

 Indignazione, ma anche una rassegnata insofferenza, di fronte alle parole del premier sulla istruzione pubblica. "Un insulta alla nostra dignità". "E' il posto in cui si può riuscire a trasformare i sudditi in cittadini, è quello che non vogliono" di SALVO INTRAVAIA

L'indignazione dei prof corre sul web e anche i sindacati insorgono
Insegnanti, sindacati e dirigenti scolastici contro il premier per le offese al mondo della scuola rivolte ieri durante il convegno dei Cristiano-Riformisti. Ma soprattutto la protesta e l'indignazione del mondo della scuola: nei blog dei siti dedicati all'istruzione da ieri pomeriggio monta ora dopo ora. "Sono insegnante e contesto Berlusconi da molto prima di questa uscita - scrive F. R. - Ne dice tante. Non mi offendo neanche più. Vi prego soltanto di non farvi trascinare nelle polemiche senza senso che lui apre". "Evviva le idee politiche differenti, ma da anni non si discute più di quelle. La difesa del premier operata dai parlamentari e dagli opinionisti di destra non riguarda più la politica da non so quanto tempo - aggiunge Gabriele - I limiti si sono sorpassati da tempo, la dignità vorrebbe la presentazione di dimissioni, ma già questa richiesta presuppone buone intenzioni che palesemente non esistono più". Per Barbara Calamandrei "aveva già tutto chiaro: trasformare i sudditi in cittadini è miracolo che solo la scuola può compiere. Ecco perché Berlusconi attacca la scuola statale".

Anche i blog meno noti sono stati presi d'assalto da coloro che volevano farsi sentire. "E' una vergogna", è il commento più ricorrente. Ma ci sono anche quelli ponderati e colti. Il sito salvalascuolapubblica si apre questa mattina con una osservazione. Berlusconi, "come presidente (la minuscola è necessaria), ha giurato sulla Costituzione. Ma l'avrà letta? Rinfreschiamogli la memoria". E giù tutti gli articoli che si occupano della scuola, della libertà di insegnamento e di pensiero. Ma in rete è una valanga inarrestabile. Il popolo della scuola, come l'ha definito un lettore è fatto da milioni di persone. Oltre 800 mila insegnanti e 300 mila non docenti, quasi 8 milioni di alunni e 16 milioni di genitori, più dirigenti scolastici e quanti altri abbiano contati diretti o indiretti con le istituzioni scolastiche.

Anche un moderato come il presidente della più importante associazione di capi d'istituto italiana, Giorgio Rembado, si è espresso in maniera netta. "Mi pare un errore macroscopico quello che vuole accreditare una scuola statale orientata da una sola parte politica e per di più contro le famiglie", dichiara a Repubblica. "Non si può certo escludere che singoli insegnanti possano avere la tentazione di indottrinare piuttosto che educare - prosegue - ma non mi risulta che avvenga in maniera generalizzata. E' fuori dalla mia esperienza personale. Io piuttosto mi preoccuperei di non fomentare un conflitto già esistente fra scuola e famiglia".

E neppure i sindacati, che il governo definisce moderati, sono riusciti a tollerare le parole del premier. Il segretario generale della Cisl scuola Francesco Scrima, richiama il premier al "rispetto per il lavoro degli insegnanti che lavorano sodo, con dedizione e passione pur non essendo il loro impegno riconosciuto". "L'educazione e i valori - prosegue - devono essere trasmessi innanzitutto dalla famiglia e dalle società. Alla scuola non si può delegare tutto: non si può invocare la responsabilità della scuola che vive di valori in una società dove questi valori sono andati persi". Anche Massimo Di Menna, della Uil scuola, "le considerazioni del premier sono superficiali e preoccupanti perché la scuola pubblica italiana è frequentata dal 93 per cento degli studenti, di tutte le classi sociali, di ogni fascia economica e di ogni religione: è la sede del pluralismo e del rispetto reciproco. E fare una critica così sommaria alla scuola pubblica equivale a farla all'intero paese". "Parole gravi e preoccupanti quelle pronunciate dal presidente del Consiglio, che attaccano la sede del pluralismo del sapere e del rispetto reciproco", secondo Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil, va anche oltre: "Il premier non ha né l'autorità morale né quella etica per parlare di scuola pubblica", dice senza mezzi termini, "è evidente che dietro alle sue parole c'è l'idea di distruggere l'apprendimento garantito a tutti in favore di una scuola privata in cui diffondere il suo credo autoritario e regressivo di una società svuotata di ogni valore". E polemizza: "Chi fa bunga bunga non può parlare di scuola pubblica".

di SALVO INTRAVAIA, La Repubblica 27 febbraio 2011

4.5
Il tuo voto: Nessuno Media: 4.5 (2 voti)
Alberto Facchini
Ritratto di Alberto Facchini
Offline
Iscritto: 1 Ott 2009
La misura è piena
5

Fino a quando la tiepida e rassegnata classe insegnante tollererà ancora gli insulti del nostro presidente con la p minuscola? Abbiamo ancora un pò di coscienza residua o ce la siamo giocata proprio tutta?

Svegliamoci, gente!

Enza Colatutto
Ritratto di Enza Colatutto
Offline
Iscritto: 25 Set 2009
Non fare domande così

Non fare domande così provocatorie! Dovremmo domani entrare in classe e cominciare a discutere di futuro, di ideali, di democrazia, di costituzione, di pensieri ribelli...

Alberto Facchini
Ritratto di Alberto Facchini
Offline
Iscritto: 1 Ott 2009
Dedicato alla maggioranza silente

La provocazione non era riferita a quelli come te, che della bandiera della libertà di pensiero (che non è solo a tre colori ma abbraccia un intero arcobaleno) si fregia ogni giorno e ne è orgogliosa (ce ne fossero...).

Vorrei sentire qualcuno - una volta tanto - di quella maggioranza silenziosa che riesce a digerire anche i bocconi più velenosi, salvo lamentarsi perennemente nei corridoi con frasi tipo "piove, governo ladro".

La mia fiducia nella capacità della gente di difendere i propri diritti più basilari sta scemando giorno dopo giorno, in corrispondenza del crescendo di arroganza da parte dei nostri governanti.

Il fatto che queste pagine risultino vuote da tempo di interventi che non siano i tuoi o di pochi altri credo sia sufficientemente eloquente.

Amen. 

Enza Colatutto
Ritratto di Enza Colatutto
Offline
Iscritto: 25 Set 2009
Certo lo so, e il mio non

Certo lo so, e il mio non fare domande provocatorie era ironico. Però ti ricordi le barricate che furono fatte contro il cosiddetto concorsone? Quelle sono le cose che fanno infuriare gli insegnanti, che si possa chiedere loro di discutere, mostrare il loro lavoro, allora si appellarono ai diritti negati e via dicendo, ma oggi che è una questione di dignità, di riuscire a guardare in faccia i propri figli, perchè un giorno dovremo rendere conto e dire che cosa abbiamo fatto noi personalmente per aiutare a uscire da questo pantano, per non essere anche noi collaboratori dello sfascio della scuola pubblica, e invece no, io insegno agli studenti a metterci la faccia, dietro a ogni idea c'è una persona che la esorta, che dà la propria energia per sostenerla, diffidate degli indifferenti e dei neutrali, perchè la nostra vita non lo è, e ogni mattina devo trovare più energia perchè tutto va in senso contrario, la cronaca, i mass media, le mode, i programmi, le interrogazioni (un modo gentile per richiamare un tribunale più che una palestra di vita) le verifiche. Non perdiamo la fiducia, alberto, perchè verrà il giorno e sarà molto presto che ci sarà bisogno di tutta la nostra intelligenza e voglia di essere, buona serata, e.