Lettera da Padova

LETTERA APERTA di un gruppo di docenti delle scuole superiori padovane

Al Direttore del Mattino
Al Direttore del Gazzettino di Padova
Al Direttore del Corriere del Veneto

Padova, 18 marzo 2011

 

Siamo docenti delle scuole superiori padovane uniti dalla convinzione che la scuola pubblica statale abbia un compito di formazione che richiede investimenti, perché solo così può essere un luogo di accoglienza, di apprendimento e di opportunità che garantisce il diritto alla istruzione e riduce le differenze sociali.
Scriviamo perché siamo preoccupati dal disprezzo che il governo dimostra nei confronti della nostra scuola, con i drammatici tagli e le continue critiche e accuse, tra cui quella di “inculcare” negli alunni “idee e valori non conformi a quelli della famiglia”. Noi rivendichiamo la dignità del nostro ruolo di educatori e formatori, in una scuola pubblica “espressione di unità, di coesione, di uguaglianza civica” (Piero Calamandrei).

Siamo avviliti dalle nostre condizioni economiche e contrattuali, soprattutto i docenti precari, eppure continuiamo con passione, professionalità e impegno il lavoro quotidiano con i nostri studenti e i nostri colleghi, poiché sono queste le ragioni del nostro lavoro e l’antidoto alla mortificazione e alla rabbia.

Siamo indignati dai finanziamenti pubblici a favore delle scuole private. L’articolo 33 della Costituzione dice: “Enti e privati hanno diritto di istituire scuole ed istituti di educazione senza oneri per lo Stato”.

Come la Ministra Gelmini, “noi vogliamo un sistema educativo che … punti sul merito, sull’efficienza e sulla valutazione per valorizzare ancora di più il ruolo dei docenti e dare agli studenti una formazione di qualità.”

Eppure ci sembra che il governo stia seguendo la ricetta paventata da Piero Calamandrei nel 1950 per favorire le scuole private: “Rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni.”

Tutti a parole vorrebbero una scuola di qualità, ricca di entusiasmo e voglia di apprendere, una scuola capace di formare i futuri cittadini.
Il problema principale è la legge finanziaria del 2008, che ha previsto per la scuola pubblica tagli di 8 miliardi di euro in 3 anni (€8,000,000,000!!!). Di conseguenza sono stati drasticamente tagliati i fondi (meno 32% in 3 anni per l’autonomia scolastica). E’ stato tagliato il numero di classi (meno 10,600 classi in 3 anni per la stessa popolazione studentesca, e le aule sono sovraffollate). E’ stato tagliato il numero di lezioni nei “vecchi” indirizzi (riduzione giudicata illegitima dal Tar del Lazio). E’ stato tagliato il numero di classi nel riordino Gelmini (a regime si perderanno 71,000 lezioni settimanali ai Licei, 240,000 ai Tecnici, 223,000 ai professionali). Sono state tagliate le cattedre (meno 87,000 in 3 anni).
Le nostre classi sono formate da alunni di ogni tipo, di diverse nazionalità e diversamente abili, figli di disoccupati, imprenditori, precari, operai, commercianti, artigiani, professionisti, impiegati, pensionati.
Il nostro compito da sempre è quello di educare i giovani attraverso relazioni educative di ascolto reciproco; di aiutarli ad affrontare lo studio con impegno e responsabilità, a sviluppare il pensiero critico e ad acquisire il rispetto degli altri e delle regole. La nuova sfida oggi è che attraverso l’insegnamento per assi culturali gli alunni debbano acquisire pure le “competenze”, tra cui quelle trasversali di cittadinanza: imparare ad imparare, progettare, comunicare, collaborare e partecipare, agire in modo autonomo e responsabile, risolvere problemi, Individuare collegamenti e relazioni, acquisire ed interpretare l’informazione.

Lo scopo è quello di formare i cittadini e i lavoratori di domani, persone creative, oneste, laboriose, responsabili a qualsiasi livello e a seconda delle loro attitudini e capacità, che la scuola (e la famiglia con essa) avrà individuato, sviluppato e valorizzato.

Per realizzare questi obiettivi servono investimenti nella ricerca, nella formazione dei docenti, nella innovazione didattica, nell’edilizia, nelle attrezzature, nella tecnologia, nella progettazione di corsi e didattica all’altezza delle sfide di domani.

Concludiamo con le parole del filosofo americano John Dewey, 1905: “La scuola pubblica è il fondamento della democrazia.”

Firmato: un gruppo di docenti in servizo presso i seguenti istituti:
Liceo Caro, Cittadella
IIS Rolando, Piazzola sul Brenta
Liceo Galilei, Selvazzano
ITC Pertini, Camposampiero
Istituto Leonardo da Vinci, Padova
ITC Einaudi, Padova
Liceo Modigliani, Padova
Liceo Cornaro, Padova
 
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