Le due culture. E' l'intreccio che serve al futuro
- Login o registrati per inviare commenti
Leggo sul domenicale de Il Sole24Ore un articolo di Angelo Varni (ordinario di Storia contemporanea presso la Facoltà di Lettere dell'Università di Bologna e Direttore della Scuola Superiore di Giornalismo) che allude al superamento delle due culture. L'articolo fa seguito a un dibattito aperto dal giornale sulla contrapposizione tra studi umanistici e studi scientifici di cui l'autore ritrova echi in articoli apparsi già dalla fine Ottocento sul Corriere della Sera: segno di immutabilità delle posizioni e del riprodursi di luoghi comuni da parte dei nostri intellettuali.
Piuttosto che ad un inserimento di discipline umanistiche in corsi di studio scientifico e viceversa, l'autore sostiene che l'operazione si rivela più delicata. " il punto infatti è dare un senso preciso a tale scelta, indirizzata a modificare, attraverso una meditata lettura delle trasformazioni epocali in corso, lo stesso impianto educativo che dalle cattedre universitarie si continua a trasmettere ricalcando gli schemi di una tradizione formativa divenuta ormai inadeguata. Si tratta di scommettere sulla capacità, per nulla data, di "inventare il futuro", per i nostri giovani, additando le vie delle nuove professionalità, che non riguardano solo l'utilizzo delle moderne tecnologie, bensì come tali tecnologie possano essere impiegate per intervenire nel concreto in risposta ai problemi della società in costruzione. Comprendendo che le "scienze umane" hanno la funzione di trasmettere la 'storicità' del nostro esistere, di inserire uno stratificarsi di conoscenze in tutti i campi del sapere che consenta di uscire dall'improduttivo appiattirsi sul presente e di dar ragione a chi ha sottolineato che nel passato sta il nostro futuro. In tal modo si evita di relegare la creatività culturale nell'ambito dell'arte e dello spettacolo: come se sperimentare - sono solo esempi tra i tanti - una nuova tecnologia per l'inserimento sociale delle disabilità o per selezionare la raccolta dei rifiuti o quant'altro migliori la vivibilità collettiva non sia 'creativo' e non richieda quella compresenza di competenze 'materiali' e 'immateriali' che, in fondo fanno sempre più assomigliare l'uomo della modernità post-industriale all'artigiano artista e creatore nel migliore umanesimo europeo.
Si tratta di una sfida che l'attuale generazione di docenti deve far propria, predisponendosi a intrecci conoscitivi e formativi inediti, che non siano solo la sommatoria del tradizionale bagaglio di conoscenze, ma che risultino disponibili verso ipotesi di costruzione di competenze nuove adeguate alle necessità di un avvenire che sta diventando sempre più il nostro oggi" Il Sole24Ore, 4 Dicembre 2011
Mi sembra un'ulteriore conferma della necessità di approfondire il tema al centro del prossimo convegno - la terza cultura - ma soprattutto penso che verso questa direzione molte nostre scuole si siano mosse da parecchio tempo, forse con minor chiarezza, ma certamente prefigurando un'idea di scuola adeguata al nostro tempo. Si tratta di portare alla luce quanto già è stato fatto e di ripensare in modo radicale il quadro di riferimento del liceo delle scienze umane.
Gentile collega e cari colleghi, posto due miei contributi scritti per Orizzonte Scuola, dove è stato aperto un thread all'interno del forum sugli LSU.
---
Senti da che pulpito viene la predica! Dalla Facoltà di Psicologia, in crisi di identità culturale e istituzionale! Si potrebbero muovere alla Facoltà di Psicologia le stesse obiezioni che la Facoltà di Psicologia muove all'indirizzo di Scuola Superiore che critica. Facile guardare la pagliuzza nell'occhio altrui. In realtà, la polemica dei docenti universitari di Psicologia sugli attuali LSU può considerarsi un boomerang: se cadono i secondi, cade anche la Facoltà di Psicologia. Anzi, gli LSU potrebbero non cadere perchè trattasi di una valida alternativa di istruzione liceale tra il Liceo Classico e il Liceo Scientifico-Linguistico, soprattutto nell'opzione economico-sociale; viceversa, al percorso universitario si chiede una curvatura professionalizzante e qui casca l'asino, come tutti i docenti universitari sanno. Perchè invece non dialogiare - per ricostruire un curricolo -, invece di adoperare la solita logica del grado di istruzione-formazione superiore che critica il grado di istruzione-formazione inferiore (fenomeno che avviene in ogni grado del percorso formativo italiano)?
---
Chiedo ai colleghi, di non cadere nel tranello : )
La problematicità non è del LSU ma di tutti i Licei e fors'anche degli ITC e, perchè no, dell'intera Scuola italiana, all'interno della questione della continuità verticale con l'Università e col mondo del lavoro.
Tale problematicità però emerge negli LSU perchè essi hanno la fortuna-sfortuna di essere la prosecuzione dell'Ist. Magistrale che era professionalizzante; mentre per gli altri Licei la problematicità non si pone perchè sono problematici oggi - riguardo alla questione "continuità verticale" - e erano problematici ieri.
Dico anche ai docenti universitari delle facoltà dello psico-socio-antropo-pedagogismo dell'Welfare State degli ultimi trent'anni finanziato a debito che usino prudenza nel criticare lo psico-socio-antropo-pedagogismo afferente all'ordine di istruzione immediatamente precedente al loro, perchè difficilmente un diplomato al Liceo Classico, Scientifico, Linguistico, Artistico si iscrive alle facoltà dello psico-socio-antropo-pedagogismo dell'Welfare State degli ultimi trent'anni finanziato a debito.
Delle due, l'una: o cancelliamo lo psico-socio-antropo-pedagogismo da entrambi gli ordini di formazione (Scuola superiore e Università) oppure li manteniamo, magari adeguandoli all'attualità (il che significa, per esempio, sfoltire di molto i corsi universitari nelle facoltà dello psico-socio-antropo-pedagogismo).
Peraltro, son d'accordo con chi dice in questo thread che il LSU è una alternativa valida a chi non si sente di studiare greco o a fare matematica-fisica del Liceo Scientifico o a studiare tre lingue (anzichè due come all'LSU-ES) o a scegliere l'Artistico o gli ITC.
Se poi vogliamo parlare della scelta liceale vs. ITC o IP o Formazione Professionale nell'attuale congiuntura socio-economica e culturale, il discorso è un altro e riguarda, come tutti sappiamo, tutti i Licei.
Cari colleghi, sta montando una brutta polemica sui nostri Licei delle Scienze Umane. I problemi, indubbiamente, ci sono ed è inutile nasconderci dietro ad un dito. Ma... i nostri Licei non possono assolutamente diventare il capro espiatorio di una situazione molto più ampia del congelamento tra istruzione-formazione da una parte e professione-lavoro dall'altra, come peraltro afferma B. Brocca che risponde oggi su "La Stampa" (nei link che vi allego). Perchè... con questa logica allora si dovrebbero mantenere solo gli Istituti Professionali: e, come sappiamo, non può essere così.
Ricordo che in qualche frase ufficiosa uscita dalla Cabina di Regia del Riordino Gelmini si leggeva che ci si stupiva del buon numero delle iscrizioni A.S. 2010-11 agli LSU (in particolare agli LSU-ES) e si addebitava il fenomeno al fatto che ancora nelle famiglie non era passata la comunicazione dell'utilità degli ITC. E si auspicava che, col tempo, le famiglie avrebbero compreso.
Conta più la passione. Chiuderli non serve.
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?I...
Abbiamo illuso i giovani: l'orientamento è pubblicità, di L. Ricolfi.
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?I...
La lettera di Ermnanno.
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?I...
Il Liceo Socio-PsicoPedagogico? Hanno rovinato un'ottima idea, di B. Brocca.
http://www3.lastampa.it/scuola/sezioni/news/articolo/lstp/435578/
caro Luca
leggo il tuo commento e per ora mi sta montando una gran rabbia. Aspetto di sbollirla e poi penseremo come rispondere. E' davvero disarmante la noncuranza e l'assenza di attenzione ai processi formativi proprio da parte di coloro che dovrebbero conoscerli a fondo. Perchè non cominci a scrivere le cose che pensi?
Comunque.....buone feste!
Suggestiva l’idea di una Terza Cultura, che - per la verità - mutua dalla Politica del bipolarismo una posizione intermedia terzopolista da alcuni vista - nel caso della Politica italiana - come originale e costruttiva, da altri vista come ambigua, elitaria e pars destruens.
Mi viene in mente che possa essere considerata una nuova metafora della trasversalità dei saperi, che a suo tempo dichiarava fallimentare la scansione disciplinare enciclopedista di memoria illuministica delle teste ben piene e suggeriva di valorizzare i saperi trasversali delle teste ben fatte. E tuttavia capisco che l’idea di Terza Cultura non corrisponda meramente a quella di trasversalità ma la superi.
Leggerò l’articolo del Sole24: tuttavia, penso che, invece di “separarci” dai due saperi – rivendicando una identità diversa e terza, salvo che davvero non ci consideriamo diversi (quali invece non siamo!) dai nostri colleghi e dai saperi che essi insegnano –, dovremmo cercare di scegliere l'integrazione. Anche perché non mi sembra che vi sia un asse culturale – tra quelli previsti (dei linguaggi, geo-storico-sociale, matematico, scientifico-tecnologico) – che ci attribuisca una “terzietà specifica” rispetto alle altre discipline: né, a mio avviso, sarebbe auspicabile che ci fosse, pena la complessificazione ulteriore relativamente all’individuazione di abilità e competenze già ora abbastanza complicate da individuare per coloro che, tra di noi, vogliano individuarle in modo “praticabile in prassi” e - per noi docenti, per gli alunni e per le famiglie e, non da ultimo, per i POF delle Scuole - anche “sincero”.
