Giuseppe Mantovani al Liceo di Lucca
Stralcio della relazione di un'allieva della 4B LSS del Liceo Machiavelli di Lucca in seguito all'incontro con il Prof. Giuseppe Mantovani:
Il giorno 1 ottobre ’09 si è svolto l’incontro con Giuseppe Mantovani, docente universitario nonché autore di alcuni testi tra cui” l’elefante invisibile” per noi testo di studio fin dalla prima classe.
Hanno preparato l'incontro le classi terza B e quarta B LSS, coordinati dall'insegnante prof.ssa Enza Colatutto.
Teatro dell’incontro la solita chiesina di via s. Nicolao “amica” di queste iniziative, ma nemica per eccellenza dell’acustica.
L’incontro ha avuto come base alcune domande aperte poste da noi studenti, che riporto semplificandole un po’ rispetto alla loro formulazione originale:
1) Perché parole importanti come ad esempio "politica" "comunità" "cultura" possono assumere tanti significati?
R: il linguaggio è un artefatto dentro il quale è depositata l’esperienza di tutti e di ciascuno e per questo è soggetto a continui mutamenti.
Le parole nascono e si caricano di significato fino a rompersi, lasciando così il posto ad altri termini.
L’importante è lavorare criticamente sul linguaggio per non restare intrappolati in una confusione di significati.
La politica è cambiata e quindi è cambiata anche l’accezione del termine per esprimere i concetti che porta con sé. Con la caduta delle ideologie è stata trasformata in amministrazione e complice l’assenza di etica si è trasformata in competizione finendo per degenerare.
2) Lei nel suo testo segue un pensiero narrativo, perchè?
R: Narrare è importante per legare informazioni e/o contenuti che sono solo apparentemente slegati l’uno dall’altro; nella narrazione, quella vera, ci sono pezzi di storia, è lo strumento per far comprendere l’esistenza di culture diverse e quindi stimolare una maggiore attenzione verso l’altro.
3) Come riuscire a non avere una visione etnocentrica?
R:Impossibile, l’uomo lo è per natura è più prende coscienza delle sue peculiarità più è in grado di cambiare gli altri.
Per liberarsi dalla gabbia culturale che le circonda, le persone debbono sentire loro stesse sciolte da obblighi culturali e percorrere altre strade ogni volta che ne sentono il bisogno.
4) Vivere in una società comunitaria, giusta, egualitaria è un sogno, un'utopia che noi giovani non possiamo permetterci?
R: Il termine sogno è troppo importante, porta con sé l’idea di gratuità, per questo sembra irreale meglio sostituirlo con progetto.
Comunità è una parola ambigua: in intercultura è usata per indicare gruppi etnici omogenei al loro interno, si viene quindi a creare una pluralità senza scambio che può risultare pericolosa.
È importante non riconoscere diritti alle comunità come tali, bensì alle persone.
5) Come vede i giovani oggi?
R:Voi giovani oggi siete di fronte ad un mondo che sta cambiando, vi trovate di fronte a modelli razzisti, anche nel nostro paese, addirittura viene affermato che bisogna "essere cattivi" incuranti anche di chi chiede asilo è ne ha diritto. Ma vostro è il futuro, e voi sarete migliori di altri, perchè abituati alla complessità del pensiero, a porvi problemi, a cercare risposte e siete fortunati perchè vedo che avete degli adulti accanto a voi.
L’incontro si è concluso ringraziando tutte le persone che hanno contribuito alla realizzazione e alla buona riuscita dell’incontro, un saluto particolare, al prof. Antonio Ronco, che, nonostante sia "pensionato", ha voluto stare insieme a noi.
Giulia Palazzetti 4b lss
