Esame di stato: seconda prova

Ritratto di Lucia Marchetti

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Angelo Morales
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Iscritto: 27 Set 2009
La seconda prova scritta

 

La seconda prova scritta all’Esame di Stato
 
   La prassi della trattazione di due quesiti nella seconda prova scritta degli Esami di Stato nell’indirizzo di Scienze sociali l’abbiamo ereditata dal Liceo Psico-Pedagogico, e suppongo fosse prevista dai programmi Brocca. Non ne ho mai compreso l’utilità, neanche in quel liceo, nel quale già si ponevano, e si pongono tuttora, i problemi che Lucia Marchetti ha indicato. Gli argomenti proposti sono, giustamente - credo - in un esame di maturità liceale, abbastanza complessi da richiedere un’ampia trattazione. Svolgerne due in un arco di tempo di sei ore costringe i candidati a disperdere le proprie energie, per cui riescono magari a farne uno in maniera adeguata, ma difficilmente la seconda traccia viene affrontata allo stesso modo, per la stanchezza, la tensione accumulata, la difficoltà di esporre in maniera chiara e sintetica più di un argomento nello stesso tempo. Non occorre notare che la valutazione dell’esame avviene su entrambi le prove, per cui basta un po’ di stanchezza o distrazione a pregiudicare i risultati.
   Sostanzialmente l’impegno richiesto nella seconda prova non è inferiore a quello della prova di italiano: perché non mettere gli studenti in condizione di affrontarla con maggiore serenità e possibilità di approfondimento? Le competenze acquisite dai nostri allievi lungo il corso di studi sono, o dovrebbero essere, tali da poter esibire nella prova d’esame che caratterizza l’indirizzo una discreta padronanza degli argomenti (anche se spesso ne vengono proposti alcuni che rivelano una scarsa attenzione alla specificità delle scienze sociali). Occorre però che sia data la possibilità di utilizzare a pieno tali capacità, senza indurre quella sorta di ansia da prestazione che invece le mortifica.
  Da anni ormai cerchiamo di abituare i nostri alunni ad esporre gli argomenti di studio nella forma del saggio breve, che ritengo si presti abbastanza ad evidenziare una matura acquisizione dei contenuti e la capacità di proporli in maniera ragionata, secondo i canoni della trattazione scientifica ed in un’ottica pluridisciplinare (naturalmente ad un livello adeguato alle conoscenze e competenze di un giovane liceale). Nella stesura del saggio l’allievo deve essere in grado di mostrare una capacità di riorganizzazione flessibile delle conoscenze acquisite nel corso degli studi del triennio, insieme alla capacità di sintesi e di rielaborazione dei problemi in forme originali e personali.
   Mi sembra evidente che questi obiettivi, posti correttamente a conclusione del corso di studi, difficilmente possano essere perseguiti utilizzando l’attuale sistema. E’ perciò quantomeno auspicabile che nei due indirizzi del nuovo Liceo di Scienze umane, nel quale la seconda prova scritta non può essere che quella di Scienze umane o sociali, venga richiesto lo svolgimento di un unico argomento fra quattro proposti nell’arco di tempo di sei ore, come nella prima prova.
 
Angelo Morales