E adesso?

Ritratto di Guido Boschini

Spero di non essere stato frainteso: non intendevo sicuramente dire che il risultato della riforma mi piaccia, e non solo per quanto riguarda i licei, ma tutta la scuola superiore:

gli istituti tecnici perdono buona parte dei laboratori e degli insegnanti tecnico-pratici, e quindi perdono la parte che dava loro un senso;

non c'è più nessuna idea di biennio unitario, e anzi aumenta il divario tra istruzione liceale e istruzione tecnica;

trent'anni di sperimentazione vengono buttate senza salvare nulla, compresa la vituperata sperimentazione Brocca, che comunque aveva dato origine al liceo scientifico-tecnologico,contenente, tra le altre cose, un bel progetto di integrazione disciplinare tra fisica e chimica e tra le scienze naturali e biologiche.

Questa riforma non è solo dovuta a motivi di risparmio, che certamente fanno la parte del leone; checché ne dica la ministra c'è una forte componente ideologica che mira a rinforzare la già notevole stratificazione sociale e a normalizzare qualunque tentativo di ricerca didattica ed educativa.

In un quadro del genere non mi sorprende proprio che la famosa cabina di regia non abbia dato ascolto alla base dei lavoratori e dei ricercatori della scuola, e il risultato è sotto gli occhi di tutti. E' un gran pasticcio da molti punti di vista, compreso quello meramente organizzativo, per cui al momento noi non siamo in grado di dire agli studenti di terza media quali corsi e quali opzioni potremo attivare l'anno prossimo (il nuovo istituto tecnico è già canalizzato fin dal primo anno).

Per quanto riguarda le scienze umane la situazione rientra perfettamente nel solco: molta tradizione, taglio alle compresenze e alle attività laboratoriali (che fine faranno gli stage per esempio?) e due corsi che, se mal gestiti, potranno diventare l'uno una brutta coppia del vecchio magistrale, con un po' di latino e un po' di pedagogia per formare delle buone signorine in attesa del matrimonio, e l'altro una prescuola per futuri avvocati o notai.

Ma spero proprio che ci possa essere una via di uscita, e non per indorare la pillola, per aspettare che finisca 'a nuttata' o per contar balle ai genitori nelle varie scuole aperte. Lo spero ancora perché conosco la passione de* collegh*, che dopo anni di lavoro non si faranno fermare da un quadro orario. Certo che l'incontro di Trieste sarà importante, e credo che dovrà essere oltremodo operativo. Ribadisco che imho dovremo discutere di finalità educative e metodologie didattiche e che, nonostante tutto, potremo offrire ai nostri studenti una scuola degna di tale nome. A meno che non si faccia la scelta contraria per mostrare che il re è nudo, per rivelarne, se ce ne fosse ancora bisogno, tutta la povertà. Ne saremmo capaci?

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