Diario di bordo di un convegno in procinto di salpare
Di solito in vista dello stage, consigliamo ai nostri studenti di tenere un diario di bordo, un taccuino di viaggio dove registrare impressioni, emozioni, episodi e situazioni rilevanti; qualcuno si appassiona, altri si arenano alla prima pagina, altri ancora puntano all’aforisma ma cogliendo a volte aspetti che nessun altro aveva notato e su quelle scarne parole possiamo costruirci anche un’intera lezione.
Ebbene anche noi a Trieste stiamo per iniziare non proprio uno stage, ma sicuramente un viaggio che ci porterà nella città di Zemrude, la cui forma, come narra Calvino, è data dall’umore di chi la guarda. Come sarà il convegno di Trieste, quale fisionomia sapremo dargli? Ecco allora una prima pagina di diario, una riflessione a voce alta.
Trieste, 24 settembre 2009
Cosa ci aspettiamo da questo convegno? Da dove partire?
Il Liceo delle scienze sociali è una scuola che si è costruita sulla relazione tra i saperi, sulla mediazione e sul confronto con il territorio. In quanto indirizzo sperimentale è stata impegnata fin da subito a tracciare dei confini, a determinare delle appartenenze, a pensarsi come comunità.
La sua identità non si è originata tanto sul piano della categoria, ma si è intesa su quello dell’utilizzo. Un convegno, un incontro tra docenti, è quindi un momento privilegiato non tanto per domandarci perché siamo, ma per chiederci come siamo, come utilizziamo la nostra identità. La percezione dei confini nasce dall’esperienza, che la retorica, il sapere, può incapsulare ma non esaurire.
Le esperienze dei licei delle scienze sociali ci raccontano di scuole, di relazioni, di percorsi tracciati e da tracciare, di costruzioni di saperi, forse di eccessi di sapere.
E’ una scuola che è nata ed ha imparato a stare in un luogo di frontiera, ha dovuto praticare il mescolamento dei saperi, le loro relazioni ed articolazioni.
Verso la conclusione del primo convegno dei Licei delle scienze sociali, tenutosi nel 2004 a Ferrara, Giuseppe Mantovani aveva invitato gli insegnanti presenti a costruirsi una teoria. Questo compito lo stiamo portando avanti, nei convegni e sulla piazza virtuale della rete dei Licei delle scienze sociali, ma anche quotidianamente nelle nostre scuole, ed ancor di più in questi momenti quando si profila all’orizzonte una ri-definizione del nostro liceo.
E qui a Trieste vorremmo continuare questa costruzione, in un momento in cui sospensione, incertezza e dubbio sembrano indicatori significativi del clima che sta vivendo la scuola. In questa situazione le giornate di Trieste potrebbero rappresentare, anche geograficamente, un luogo di frontiera, un luogo misto dove l’appartenenza non è un’ovvietà (i nostri studenti ci dicono quanto sia arduo spiegare ai loro amici che frequentano il liceo classico o scientifico che cos’è il liceo delle scienze sociali); un luogo di frontiera dove il processo di appartenenza è vissuto però con passione, come accade a noi insegnanti quando elaboriamo percorsi interdisciplinari, strutturiamo stages, riflettiamo sulla didattica.
Un convegno quindi per riflettere e dialogare, aprendosi a realtà altre e al territorio, su un’identità a volte incerta e indefinibile ma che sicuramente ci stimola a ricercare sentieri da percorrere, evitando per quanto possibile tratti impervi ed asperità.
In questo convegno per il nostro liceo ci piacerebbe usare le parole che Claudio Magris adopera per caratterizzare la letteratura di frontiera: "… dai luoghi di frontiera – non solo nazionale o linguistica, ma anche etnica, sociale, religiosa, culturale – è spesso nata una notevole ed incisiva letteratura, espressione di quella crisi e di quella ricerca dell’identità che segnano oggi il destino di ognuno e non certo soltanto di chi nasce o vive nelle terre di confine".
Davide
- blog di Davide Zotti
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