IN DEMOCRAZIA È PROIBITO "INCULCARE"
Segnalo un intervento sulla scuola del filosofo Pier Aldo Rovatti, apparso oggi sul Piccolo di Trieste.
IN DEMOCRAZIA È PROIBITO "INCULCARE"
Una parola alquanto barbarica si aggira nel discorso politico: "inculcare". Sarebbe a dire ciò che avviene nell'insegnamento, e precisamente nella scuola pubblica. Non saprei indicare chi ha cominciato a usarla, comunque questa parola risuona nelle ripetute esternazioni del premier. Senza riprendere qui la polemica contro i triviali attacchi agli "insegnanti rossi", i quali attacchi mostrano già da soli la miseria e la violenza culturale che li ispira, mi limito a osservare che il verbo "inculcare" emana un odore da sottomondo disciplinare e totalitario, e non viene adoperato solo in senso negativo. Chi lo ha usato mette in discussione i contenuti dell'insegnamento, secondo lui diseducativi, non la pratica dell'insegnare. Come se fosse ovvio che insegnare significa "inculcare": c'è chi "inculca" valori sbagliati che disgregano l'etica comune mentre bisognerebbe "inculcare" valori giusti e vantaggiosi per un'idea sana di famiglia. Nessun dubbio che in ogni caso si tratti di "inculcare" cioè di ficcare qualcosa nella testa dei giovani, badando che l'operazione sia ben fatta, che le nozioni entrino davvero dentro i cervelli e vi si incollino saldamente. È un'immagine barbarica dell'insegnare, che pensavamo morta e sepolta da moltissimo tempo. La parola stessa offende l'intero corpo degli insegnanti, non solo quella parte di essi (e non sono certo pochi) che qualcuno ha chiamato "eroi civili" per l'oscuro lavoro di salvataggio che svolgono nelle periferie del nostro amato Paese. Offende qualunque insegnante di qualunque scuola, dato che ogni insegnante sa perfettamente che insegnare è un'impresa quasi impossibile di per sé. Che comporta l'ascolto e il dialogo con l'altro (un altro che diventa ogni giorno sempre più "altro"), un'inaudita pazienza e apertura mentale perché questo altro, bambino o adolescente, spesso culturalmente difforme, possa infine lui stesso aprirsi ed esprimersi liberamente secondo la sua individualità. Con l'aggravante di condizioni materiali pessime, se non altro per la sproporzione drammatica tra il salario che l'insegnante riceve in un'insopportabile situazione di precarietà e il compito immane cui deve assolvere se vuole davvero essere un insegnante. Dire che nella scuola si "inculcano" nozioni è un'amarissima parodia di quanto vi accade, un sinistro sberleffo verso ogni insegnante. Al quale è affidato il compito di formare, ma anche "formazione" è una parola sibillina e truccata, seppure meno violenta, poiché ormai, a ogni latitudine, tutti sanno che nella scuola è in gioco soprattutto la cittadinanza, il divenir cittadini, e che non si diventa cittadini senza che in ogni singolo soggetto si sviluppi un pensiero critico. La cittadinanza è il contrario dello spirito del gregge e nessuno diventa cittadino a forza di riempire il proprio sacco pigiandovi dentro nozioni e nozioni (pardon, "competenze"), cioè appunto lasciandosi "inculcare". Martha Nussbaum (insegna Diritto ed Etica a Chicago, molti conoscono i suoi libri) afferma che quello che si deve insegnare è da sempre la democrazia, nientemeno. In Non per profitto (ora uscito in traduzione italiana presso il Mulino), ricorda anche che Socrate (!) sapeva bene che la democrazia «è un cavallo nobile ma indolente». Fa l'elogio dello studio, a condizione che studiare significhi imparare a guardare con gli occhi degli altri. Ecco, espresso con molta chiarezza ed essenzialità, il compito critico dell'insegnante: evitare che il cavallo della democrazia diventi un ronzino bolso, con tanto di paraocchi per seguire passivamente il tracciato e non uscire dal sentiero. Appunto, il compito dell'insegnante è far galoppare con libertà il cavallo della democrazia, allentando le redini e buttando via i paraocchi: insegnando ai giovani a correre il rischio della democrazia, a individuare le gabbie, le molteplici gabbie allestite dai dispositivi di potere in cui viviamo. Per riconoscere queste gabbie, per accorgersi del mondo in cui viviamo, per cercare di abbattere qualche muro anziché edificarne di sempre nuovi e sempre più subdoli, occorre naturalmente un sapere, un equipaggiamento di conoscenze, ma quanto diverse dai pacchetti di competenze pronti per essere "inculcati"! Ha ragione Martha Nussbaum: il gesto fondamentale dell'insegnare è un esercizio di alterità, il più difficile. Se, per indolenza, ce ne dimentichiamo o ci illudiamo che possa essere compiuto una tantum e non attraversi in ogni momento quel sapere critico che ha il nome di studio, addio cittadini, addio democrazia, addio spirito critico. E sotto con i programmi, con i "da pagina a pagina", con i sacchi da riempire. E se questo continuo "inculcare" rendesse sempre più indolente il cavallo della democrazia?
- blog di Davide Zotti
- Login o registrati per inviare commenti
Stampa
Invia a un amico
