D. Parisi (robottista), "Intellettuali o scienziati?"

Ritratto di Lucia Marchetti

“Alla società servono sia le scienze della natura sia le scienze che studiano gli esseri umani ma queste ultime rimangono “nane” se confrontate con quelle della natura. La ragione principale per cui sono scienze “nane” è che, al pari degli intellettuali umanisti, usano troppo il linguaggio e formulano le loro teorie a parole. (…)

Le cose stanno cambiando benché non in Italia. Sta nascendo una terza cultura che cerca di superare la separazione fra le due culture di cui parlava Charles Percy Snow, appunto la cultura umanistica e la cultura scientifica. Questa terza cultura impiega la scienza per capire la società e suggerire possibili soluzioni ai suoi problemi, e usa il computer per immaginare il futuro e disegnare “utopie non utopistiche”. Si interessa di politica nel senso della polis, cioè dei problemi della collettività, non nel senso dei partiti. E chiede che venga ridisegnata dalle basi l’intera interfaccia tra la scienza e la società. C’è bisogno di nuove menti. Di menti che, prima di tutto, hanno capito che sono necessarie nuove menti.

Si tratta di menti che sanno che per comprendere il presente e per dare forma al futuro bisogna conoscere il passato, ma sanno anche che il futuro è la sola cosa che possiamo costruire. Sono menti convinte che è la scienza a doverci aiutare a capire il presente e a dare forme al futuro. Sono quelle che sono disposte a uscire dal loro Paese e anche dall’Occidente. Sono quelle che sono disposte a mettere il dito nelle piaghe”

da V. Lingiardi e N. Vassallo, Terza cultura. Idee per un futuro sostenibile, Il Saggiatore 2011, p.184

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