Commento critico alle indicazioni nazionali

 

Liceo scienze umane-opzione economico-sociale

 

L’opzione economico-sociale delineata dai Regolamenti votati in seconda lettura presenta i seguenti limiti, alcuni gravissimi sul piano culturale generale e su quello della cultura scolastica degli ultimi decenni, altri attribuibili a scarsa conoscenza delle recenti acquisizioni sui saperi e altri ancora derivanti da pregiudizi ideologici che poco hanno a che fare con un’idea di scuola del futuro.

 Scompare Il termine ‘sociale’

Scompare la declinazione ‘sociali’ per le scienze umane senza che se ne indichi la ragione. Cambia la matrice di riferimento: nel liceo di base si parla di scienze umane come disciplina in un liceo omonimo, nell’opzione si parla delle stesse scienze umane in un liceo economico-sociale…insomma rimane un nodo da sciogliere sul piano epistemologico. Sul rapporto fra scienze umane e sociali la cultura europea ha  dibattuto a lungo e non si vuole certo in questa sede riportare le diverse accezioni e argomentazioni, resta il fatto che, nello spazio di un mese (da Ottobre a Novembre) scompare il termine che aveva identificato una parte significativa e innovativa della scuola italiana: i licei delle scienze sociali. E’ molto probabile che questo termine venga ancora attribuito, ideologicamente appunto, a istanze ‘sovversive’ o barricadere che nulla hanno a che fare con la storia di questi licei. Vero è che questi licei hanno prodotto un modello di scuola innovativo e capace di affrontare le sfide del futuro.

 Manca un’idea di scuola

E’ del tutto evidente che le scienze umane e sociali rappresentano uno strumento interpretativo fondamentale per comprendere i problemi e i fenomeni del mondo contemporaneo tanto è vero che prima di dar vita ad un liceo specifico si chiedeva che questi saperi entrassero nel patrimonio comune della formazione della scuola secondaria. Il liceo delle scienze sociali ha sperimentato e confermato la potenza di questi saperi, in particolare per i giovani del nostro tempo e in un paese, l’Italia, che non le ha mai considerate ‘scienze’ al pari delle altre. Ora i Regolamenti le hanno in parte sacrificate e questo liceo viene in buona misura cancellato, ma per chi ne ha verificato la potenza formativa sarà difficile ripiegare all’interno di piani di studio come quelli che ci vengono ora presentati.
In particolare manca un convincente profilo in uscita così come una finalità formativa specifica e manca un asse culturale attorno al quale costruire il curricolo, semplicemente vengono introdotte discipline giustapposte presupponendo che, per somma elementistica, possa scaturire un curricolo.

Mancano i saperi e  le competenze

Le indicazioni si articolano per discipline e non sui saperi. Anche su questa differenza si sono scritti libri e saggi e su questa differenza le scuole hanno strutturato i percorsi formativi .
A questo proposito dice Claudio Gentili, Direttore Education di Confindustria “La prima stesura delle Indicazioni nazionali per i licei sembra puntare in modo squilibrato esclusivamente sulla trasmissione delle conoscenze, esemplificate da materie, testi e programmi e trascurare la più ampia prospettiva educativa che si fa carico della persona e del suo apprendimento, mettendo lo studente in rapporto con le sue potenzialità di evoluzione, richiamando la pluralità delle intelligenze, l'intreccio inevitabile di conoscenze, abilità e qualità personali, i saperi messi al lavoro in campi spesso lontani dall'ambiente scolastico.” Da Il Sussidiario , I licei ancora al bivio tra passato e finte riforme, 7 Aprile 2010

Se questo è vero in generale, tanto più lo è per le scienze umane e sociali che, pur nelle differenze specifiche di oggetto e metodo, vivono sui confini e i confini tendono a diventare sempre più problematici. Per questa area culturale occorre procedere per aggregazione fra i contenuti delle diverse discipline, occorre procedere per problemi, per temi fondanti e su questi recuperare nozioni e autori. Su questa strada si sono mosse le scuole e hanno costruito percorsi, hanno introdotto testi autentici e hanno fondato gli stage.

Le indicazioni invece si fermano a un contenuto semplificato e parcellizzato per anno, così tutta l’attenzione si concentra sulla disciplina, quella del manuale, e l’anno successivo su l’altra disciplina, ecc., perdendo di vista il senso del conoscere. Dice ancora Gentili al proposito: “D’altro canto è acclarato nelle migliori esperienze internazionali che si apprende meglio integrando le diverse discipline, trattando problemi, collegando i saperi attraverso gli organizzatori concettuali.”

Se poi si vuole entrare nel merito del ‘cosa’ viene indicato per le singole discipline, lo scoramento è ancora più grande. Si va da un’idea ‘primitiva’ della antropologia su cui Marco Aime chiede perdono a Lévi Strauss: “Speravamo che l'aggettivo «primitive» fosse rimasto solo un rigurgito del passato, magari utilizzato in conversazioni al bar, ma non che finisse in un testo governativo.”  Il Manifesto 28/03/2010 a una psicologia “ come disciplina scientifica distinta dalle scienze di area biologica” …e le neuroscienze?! Non si comprende da dove siano state ricavate queste indicazioni. E che dire dell’assenza completa delle scienze naturali nel triennio? Una scuola che non riflette sulle questioni della sopravvivenza del pianeta e dell’equilibrio ambientale ruba ai giovani una possibilità di prendere decisioni responsabili, ma anche una preparazione di base per l’iscrizione all’università.

E le competenze? Non ci sono, semplicemente. Si fanno coincidere con l’apprendimento dei contenuti disciplinari, mentre la competenza implica il superamento  del nozionismo e della frammentazione disciplinare. Su questo ci sono studi, anche italiani, di grande pregio, che in queste indicazioni vengono semplicemente azzerati.

Cosa si rischia di perdere

Si rischia di perdere un’occasione di riforma della scuola e si rischia che questi Regolamenti impongano un arretramento, questo sì epocale, dei livelli acquisiti nelle migliori esperienze, perché nell’educazione servono anni a rimontare la china. Occorre rimettere insieme le forze e le menti, le esperienze e il pensiero per riportare alla luce l’idea di scuola e una pratica che si fondano:
- sulla costruzione del curricolo, sui saperi e le competenze
- sull’integrazione fra saperi
- sul rapporto tra scuola e mondo fuori dalla scuola
- sullo stage formativo come luogo di verifica e di revisione dei saperi
- sulla relazione educativa e su una profonda revisione delle metodologie didattiche.
Charles Fadel (della Cisco System, Usa) al convegno di TreeLLLe dell’8 Aprile 2010 ha sostenuto che è importante che si adottino “profonde innovazioni, sia nell’organizzazione degli ambienti scolastici sia nelle metodologie didattiche degli insegnanti”. Per quanto riguarda i docenti, gli esperti condividono la necessità di abbandonare la tradizionale lezione frontale per fare sempre più spazio al lavoro di gruppo, interdisciplinare e progettuale.

Che dire? Ci stiamo allontanando dall’Europa… e dal mondo

 

 

Clotilde Pontecorvo Università La Sapienza Roma
Lucia Marchetti Responsabile sito www.scienzesocialiweb.it
Lia Stancanelli Presidente SISUS
Guido Boschini insegnante di matematica Istituto ‘Cobianchi’ di Verbania
Josette Clemenza insegnante di scienze umane e sociali Istituto ‘Ainis’ Messina
Stefania Stefanini Insegnante di scienze umane e sociali Istituto ‘Pieralli’ Perugia
Davide Zotti insegnante di scienze umane e sociali Istituto ‘Carducci’ Trieste