Che ci faccio qui?

Ritratto di Lucia Marchetti

questa è la domanda chatwiniana che si farà la neonata opzione economico-sociale, ibrido risultato di pressioni e incertezze che hanno caratterizzato questi mesi, ma certamente tradimento di speranze e passioni di molti di noi. Anche il termine 'sociale' è stato cassato, fastidioso e... pericoloso. Cosa ci fa nei licei un corso per ragionieri? Non è certo a un indirizzo di questo tipo che si rivolgono le richieste dei nostri studenti. Non scendo nei particolari, perchè su questo la Rete si esprimerà, ma a una prima osservazione ora è molto più definito il liceo delle scienze umane, l'opzione è un pasticcio, anzi un pasticciaccio....

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Ritratto di Guido Boschini

intermezzo comico

 in provincia l'unica nostra concorrente è l'istituto Rosmini di Domodossola, scuola provata di evidente tradizione rosminiana; ovviamente già da tempo è partita la campagna acquisti e quindi la distribuzione di pieghevoli patinati con l'elenco dei corsi che saranno pubblicati, tra cui il liceo delle scienze umane con entrambe le opzioni. A questo punto rimangono due questioni:

- chissà come fanno a sapere che avranno entrambe le opzioni, visto che la regione Piemonte non ha ancora pubblicato il piano delle scuole sul territorio.

- ma la cosa più bella è che le opzioni offerte saranno:

l'opzione psico-pedagogica

l'opzione socio-SPORTIVA!

Guido

 

Ritratto di francesco bussacchetti

un po' di ottimismo

Lo so, Lucia, in noi tutti prevale l'amarezza, ma voglio essere ottimista:

non mi dispiacerebbe lavorare in tandem con qualche collega di diritto e economia (che, in fin dei conti, sono scienze sociali), a meno che si tratti di qualche nostalgico dell'istituto tecnico commerciale, e poi si può cercare di modificare qualcosa del quadro orario con la flessibilità. Ti ricordo la premessa dell'opuscolo del '77 (Scienze sociali e riforma della scuola secondaria): "Ciò che oggi occorre è dare allo studente secondario una formazione economico-sociologico-giuridica coerente e, al tempo stesso, articolata, che lo aiuti a comprendere i meccanismi sempre più complessi della società in cui vive. A comprenderli, in luogo di subirli passivamente o di credere di poterli eliminare con velleitarie opposizioni". Cioè credo che dobbiamo vedere i colleghi di diritto e di economia come nostri alleati, visto che l'introduzione delle scienze sociali nella scuola secondaria voleva anche essere "una salutare reazione a una formazione umanistica di tipo tradizionale" (cito sempre dal prezioso opuscolo del '77). Per quanto riguarda il Liceo delle Scienze Umane base, mi sembra molto allettante il monte ore della disciplina d'indirizzo, ma ho l'impressione che antropologia, sociologia ecc. siano secondarie rispetto all'asse psico-pedagogico.

che ci faccio qui

(Italo Calvino, Le città invisibili, 1972)   « L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. »
 
..ivi compreso  riconoscere e svelare la commedia e i retroscena vari. 
Continueremo probabilmente con un animo di contro-cultura nelle nostre classi, consigli di classe ,  collegi docenti , passeggiate quotidiane. Per  le proposte operative ci incontriamo a Trieste e sono certa che lì troverò dialettica nell' uniformità di intenti, in barba alle mille favole a cui ci hanno fatto credere .
Agli Open Day vi industriate ad abbellire con le "opportunità dell'Autonomia " o con l'onesto principio di realtà ? Io opto per il secondo fatta salva la decisone del mio gruppo che democraticamente  si esprimerà  ( ma stavolta o mi convince o not in my name , fosse anche per spiegare il piano di studi ad un passante) . Vi abbraccio mirca

Che ci facciamo......

Condivido pienamente quanto Paolo dice senza veli....penso che questa riforma ha lasciato tutti.....amareggiati. La cosa che personalmente mi fa stare peggio è l'incapacità da parte della cabina di regia di ascoltare. Per mesi si sono vantati di "ascoltare" (mai parola è stata così abusata) per mesi si sono sentiti dire da tutte le parti (compreso Zamagni durante l'incontro di Bologna).....che per il Liceo delle scienze umane opzione economico-sociale la distribuzione delle ore era giusta ...e poi....con un colpo di spugna hanno cambiato tutto. Mi chiedo dove è andato a finire L'ASCOLTO DELLA BASE? quale base hanno ascoltato? quali professori? quali esperienze? quale SCUOLA?

Naturalmente ora dobbiamo guardare avanti. Trieste diventa un appuntamento fondamentale...

Che ci faccio qui? Se non ora, quando?

Cara Lucia, non è un pasticciaccio! Non offendiamo il termine, reso elevato dalla prosa gaddiana! Questa è una vera e propria PORCATA. E non riguarda solo il "nostro" Liceo ma tutto l'impianto complessivo, con enfasi particolari sul Liceo delle Scienze Umane. Avevamo fatto un grande sforzo per non trasformare questo Liceo in uno specchietto per le allodole-ex magistrali, ora ci troviamo un Liceo che è uno specchietto per le allodole-ragionieri. É un'impostura, una copia sgangherata della Riforma Gentile, di cui riprendel le intenzioni ma senza quel "peso" e quella solennità che la contraddistingueva e che rendeva fieri di appartenere alla schiera di coloro che vi si opponevano (come noi siamo stati) ma anche a quelli che vi si riconoscevano. Da un Parlamento e un Consiglio dei Ministri composti in maggioranza da avvocati, economisti, sacristi, tutti interessati alla propria parte e non all'interesse comune, forse non ci si poteva aspettare di più. É un'impostura: fare una riforma in regime di austerità e crisi economica è un'impostura. Parlare di "logica qualitativa" nell'operazione di riduzione e di "essenzializzazione" è un'impostura: qualsiasi taglio avviene in una logica quantitativa, la logica qualitativa risponde in termini di organizzazione. Qui siamo in una logica di pura e semplice contabilità, neppure di "economia" nel senso elevato del termine. Che senso, che risorse, che persone, che razionalità attuativa di un impianto del genere? Credo che per questo dispositivo non ci sarà neppure bisogno di una "lotta" perché il castello cade da solo: il suo scopo era quello di apparire (altrimenti, come si dimostra che la Gelmini esiste?). É la logica del "buttare via il bambino con l'acqua del bagno", che ha contraddistinto la prima porcata (la legge elettorale, che per eliminare la proliferazione dei partiti ha eliminato la scelta dell'elettore) e che contraddistinguerà la terza porcata, quella del "processo breve" (che eliminerà il processo stesso per renderlo possibile). Non ci siamo battuti per questo: "Ha da passa' 'a nuttata", ci siamo detti tante volte. É questa l'alba? Il sogno dell'alba? Ma per piacere! Questi sono borborigmi da pessima digestione ...

Che ci faccio qui?

 

In merito a ciò che è diventata l'opziome economico-sociale non sono d'accordo con Lucia, Paolo e Josette, concordo invece con Bussacchetti, che esplicita ed articola meglio la sua valutazione nei suoi altri 2 post sulla Riforma Tremonti-Gelmini.

Se si vuole che un dibattito si riveli proficuo, occorre perseguire l'obiettività e cercare di comprendere anche il punto di vista altrui. Non si possono giudicare i 2 corsi di studio solo in base al n° di ore della propria disciplina. La valutazione complessiva di un iter formativo, così come per qualsiasi progetto, non può tener conto solo delle proprie competenze.

E' accaduto che nella scorsa estate i docenti di scienze sociali giudicavano più interessante il L. ec.co-sociale perchè in esso le ore a loro riservate erano maggiori di quelle previste nel L. sc.ze umane, mentre ora, in base al medesimo criterio, preferiscono quest'ultimo e con la puzza sotto il naso giudicano una "porcheria", "roba da ragionieri", ecc. ecc., il primo. Troppo semplice, troppo comodo!

E non è vero che il dibattito dei mesi scorsi non è servito a nulla. I 2 corsi che più ci riguardano sono quelli in cui più si è modificato. Certo con questi chiari di luna non si può pretendere di più e rimangono limiti e lacune. Tuttavia la sistemazione che per il momento ne è scaturita ha il merito di aver reso incontrovertibile che nell'ampia e complessa area storico-sociale non c'è posto solo per pedagogia, psicologia, sociologia, antropologia (ma in quale misura e come quest'ultima viene effettivamente insegnata?), bensì anche per le scienze giuridiche ed economiche, e, quindi, ben vengano 2 distinti corsi di studio che dovranno perseguire obiettivi specifici diversi. E dovrebbe essere sufficiente pensare alle gravi condizioni politiche ed economiche in cui versa il Paese per comprendere di quanto bisogno ci sia di conoscenze e competenze in tali settori.

Una serie riflessione va poi rivolta agli effettivi sbocchi professionali delle ns. studentesse. Nonostante l'innovazione e la sperimentazione introdotte con il Liceo delle scienze sociali gli studi universitari e le possibilità occupazionali non sono cambiate. Prevalgomo di gran lunga le iscritte a Scienze della formazione, ma alle laureate degli ultimi anni il mercato del lavoro ormai offre un impiego saltuario nelle cooperative di servizi, per prestare assistenza a bambini e anziani, con una retribuzione di 4-5 euro netti al giorno, e questo non nel Mezzogiorno, bensì nelle aree socialmente ed economicamente più avanzate del Paese. La riforma Tremonti-Gelmini stessa, insieme agli ultimi provvedimenti presi dall'attuale Governo in campo scolastico ed universitario, rende ancora più fosco il futuro per chi si è indirizzata verso questa facoltà. Mentre quelle pochissime ragazze che hanno intrapreso facoltà come Giurisprudenza, Economia, Scienze politiche, hanno incontrato grosse difficoltà e coloro che sono riuscite a laurearsi sono più uniche che rare. Per costoro, però, ancora oggi le possibilità di realizzazione professionale rimangono pressoché integre. 

Pertanto per me l'istituzione del L. ec.co-sociale ha una sua dignità e ci pone alla pari dei più avanzai sistemi scolastici europei. Badiamo piuttosto ora a riempire di programmi e contenuti validi i 2 corsi di studio. Poi, fra qualche anno, arriveremo ad una verifica.

Ed evitiamo l'ostracismo con la scusa della programmazione regionale dell'offerta formativa! Vaniloquio? No, una realtà. Nei giorni scorsi la Regione Sicilia ha già deciso che per il prossimo anno scolastico l'opzione economico-sociale non verrà attivata.

pane al pane

caro paolo

bravo! io sono con te, non riesco a digerire questa porcheria e non riesco neanche a velare di diplomazia i miei commenti, Certo al più presto occorrerà degludire il boccone amaro e andare avanti lo dobbiamo ai nostri studenti, alle famiglie, ma soprattutto a noi stessi. Non abbiamo lottato per accontentarci di una presa in giro e questo va detto chiaramente "costi quel che costi" senza paura di perdere clienti....l'informazione deve essere coerente con quanto abbiamo sostenuto sin'ora. Questa opzione è debole e adatta a chi vuol dedicarsi ad ambiti amministrativi ma certo non permette una formazione liceale ad ampio spettro.

josette