Aspettando Trieste

Ritratto di Enza Colatutto

Vorrei provare a rispondere alle domande poste da Davide e anche ad aggiungere qualche mio pensiero. Intanto cosa mi aspetto io, la tematica delle attese talvolta tanto dibattuta in classe se poi rivolta a me stessa diventa quasi retorica, mi spiego: io mi aspetto di continuare a “rubare”, idee, proposte, suggerimenti bibliografici, ma soprattutto mi aspetto di riuscire a creare insieme una forte connotazione del futuro liceo economico sociale, inoltre vorrei respirare pensiero creativo, recuperare energie, rivedere pensieri, recuperare conoscenze, mantenere vivi il senso della disobbedienza e della sfida.

Voglio essere sincera temo la stanchezza, l’omologazione, il tirare a campare, ieri al nostro liceo è venuto il prof. Giuseppe Mantovani per incontrare gli studenti e loro hanno incontrato lui, è stata davvero una gioia, si sono incontrati ed arresi proprio in uno spazio creato artificialmente (perché mai questi incontri dovrebbero essere naturali?) lo spazio tra due frontiere, uno spazio franco, nuovo, che gli studenti, citando Mantovani, hanno percorso, nominato, cantato, costringendo il docente universitario (così lontano da loro) a fare davvero lo stesso, a muoversi talvolta tra domande forse troppo complicate, astruse e altre volte a scontrarsi con la loro ingenuità idealista. Perché vi racconto questo? Non so bene, ma perché questo mi aspetto da Trieste, che il vento mi liberi la testa, mi aiuti ad affrontare l’incertezza per non rassegnarmi mai a un generalizzato scetticismo; che il convegno non sia un incontro ingessato, scontato, ma che abbia un’identità curiosa dell’alterità e nello stesso tempo sappia assumersi il senso della responsabilità e della necessità.

Siamo chiamati ancora a un cambiamento: molti di noi si erano da poco fatti le ossa in questo percorso per tanti versi sconosciuto, che già ci tolgono l’oggetto, non abbiamo neanche potuto o saputo diffonderlo che questo è destinato a sparire, dovremo spiegare qualcosa che è cambiato a molti che probabilmente nulla sanno dell’originale. Non appariremo mica dei passatisti, nostalgici, come quelli che rimpiangono di continuo il ’68? Ecco voglio concludere con un pensiero di Gilles Deleuze che sosteneva che la minoranza siamo tutti e la maggioranza non è nessuno, la maggioranza esiste e noi la rispettiamo, ma non ci appartiene perché non è nessuno, ognuno di noi è un divenire minoritario che può trasformarsi in un divenire rivoluzionario. Un saluto a tutte/i,

enza

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