Alcune preoccupazioni/suggerimenti per l’incontro di Ferrara

 

Attenti a proporre esclusivamente proposte riconoscibili (e riconducibili) al cammino intrapreso. Siamo proprio certi che le scuole e i nuovi dirigenti siano convinti di voler proseguire sulla strada del liceo delle scienze sociali? Vogliamo dialogare solo con chi produce una piena unità di intenti con il “gruppo storico”? Con quale autorevolezza la rete Passaggi può fare una proposta di quadro orario da “passare” in collegio se non si rilancia un’azione di coesione e di coinvolgimento interna tra le scuole? L’incontro di Ferrara è stato partecipato anche agli altri referenti che potevano, per tempo, far pervenire richieste, perplessità, suggerimenti? 

Credo che per far ripartire la rete bisogna ricominciare a costruire dal basso, non credo che basti il traino esclusivo del direttivo di Sisus. Il paventato scollamento tra Sisus e Passaggi è già in atto se noi facciamo convergere le nostre energie in un incontro tra pochi intimi.

Penso che uno spunto utile di riflessione, anche per il prossimo convegno, possa venire dal titolo di un convegno organizzato nell’ottobre scorso dallo studio APS di Milano:

“SOFFERENZE E ILLUSIONI NELLE ORGANIZZAZIONI: DECOSTRUIRE PER RICOSTRUIRE.

Attingo qua e là dalle note di presentazione (peccato non esserci stati!)

Quale strada per intraprendere il cambiamento in situazioni che appaiono bloccate?

 

Proponiamo l’ipotesi che per poter ricostruire qualche diverso punto di riferimento sia necessario decostruire l’esistente.

Decostruire (cfr. Derrida) non significa smontare quello che ci è stato consegnato dalla tradizione, quanto mostrare cosa c’è dietro a certi comportamenti, pensieri, gerarchie che stanno all’interno del nostro mondo (uomo/donna; europeo/non europeo;...).

Ciò che sembra antitetico è complementare. Ciò che viene rimosso, tralasciato, messo in secondo piano è in realtà una condizione di possibilità (…) In tal senso decostruire riattiva inevitabilmente dimensioni conflittuali con gli altri e in noi. Si tratta di decostruire pensieri prepensati, stereotipi, visioni formattate, modelli organizzativi che hanno alimentato e sostenuto illusioni.

Mi riconosco parecchio in queste espressioni, e voi?

Parrebbe che una quota di sofferenza significativa abbia a che fare con l’impossibilità di cambiare, influenzare le organizzazioni in cui si lavora. Al contrario in altre situazioni la sofferenza deriverebbe dalla fine dell’illusione di poter cambiare, illusione sostenuta da ideologie più o meno rivoluzionarie, idee di un futuro migliore, fantasie di risoluzione delle incertezze e dei problemi attraverso lo sviluppo della tecnica”.

 

Buon lavoro e un caro abbraccio a tutti voi parte delle mie illusioni e speranze

Josette