Il liceo delle scienze umane e l’opzione economico-sociale. Che fare?

In queste settimane le scuole sono chiamate a prendere posizione sui nuovi quadri orari e da più parti arrivano notizie di tensioni, conflitti, incomprensioni collegate prevalentemente alla gestione della quota di autonomia. Ancor prima dell’uscita degli obiettivi di apprendimento e di un confronto sui profili formativi ci si scontra sull’attribuzione di ore a una o a un’altra disciplina: il tutto avviene in un vuoto di pensiero o, perlomeno, in uno stato di azzeramento del pensiero educativo che ha impegnato il nostro mestiere negli ultimi decenni.

Per noi che abbiamo lavorato nei licei delle scienze sociali in un clima di sperimentazione continua e abbiamo via via costruito un possibile modello di scuola per il futuro, è difficile riconoscersi in una idea di riforma della scuola per “quadri orari”.
Nella seconda lettura degli Ordinamenti si è persa la traccia della sperimentazione dei Licei delle scienze sociali generativa della opzione del Liceo Scienze Umane, infatti la revisione all’art. 9 fa dell’economico-sociale, nella pratica, un liceo a sé dal profilo di difficile definizione. Cambia la matrice di riferimento: nel primo caso si parla di scienze umane come disciplina in un liceo omonimo, nel secondo si parla delle stesse scienze umane in un liceo economico-sociale…insomma rimane un nodo da sciogliere sul piano epistemologico.

Ma allora che fare?
Pensiamo sia necessario in questa fase affrontare con prudenza la questione delle ore e delle quote di autonomia, perché ancora non sono usciti gli obiettivi di apprendimento e i programmi disciplinari (se e come usciranno) e ci mancano quindi i riferimenti necessari per decidere con coerenza. Possiamo invece tenere presenti alcuni paletti che possono aiutare ad orientarci:

  • lavorare all'identità del curricolo cioè al senso complessivo da attribuire al piano di studi. Il curricolo non coincide con le discipline o la somma o la sottrazione, ma è il paradigma a cui vanno riferiti i diversi ambiti disciplinari; il curricolo di un liceo delle scienze umane non è uno psicopedagogico, né l’economico-sociale può corrispondere al diritto-economia-matematica-sociologia;
  • rispetto a ciò che uscirà in termini di obiettivi e profili disciplinari puntare a un equilibrio tra le aree disciplinari; è evidente per esempio una assenza di fondo per l’economico-sociale, quella delle scienze della natura che costituiscono un asse interpretativo imprescindibile nella cultura contemporanea;
  • lavorare sulle integrazioni tra i saperi più che su progetti e temi. A noi docenti in questa fase spetta un grosso esercizio di rivisitazione degli statuti disciplinari per individuare la sintassi, gli snodi, i fondamentali, il core curriculum – come si dice oggi. Non si potrà continuare a proporre uno sviluppo diacronico delle discipline, né un procedere per temi, pena la superficialità a fronte di quote orarie risicate. Poiché la fase di sperimentazione è finita, ai docenti rimane – ma non è poco – il compito che costituisce una parte della professionalità, cioè l’analisi dei saperi e la loro traduzione sul piano della didattica. L’altra parte, non meno importante, riguarda la relazione educativa e l’insieme delle pratiche che fanno della scuola un luogo di formazione.

Di più in questa fase non si può realisticamente dire, ma sarebbe un errore ricadere nella trappola oraria - che ci è stata purtroppo imposta – e nella difesa di orticelli particolari. Continuiamo dunque a confrontarci mantenendo l’attenzione alla coerenza del curricolo e all’equilibrio tra le aree, perchè sarebbe un errore chiudersi all’interno della propria scuola e rinunciare al confronto con altre esperienze. Il sito Passaggi può costituire un punto di scambio di ipotesi, mentre a Trieste faremo la sintesi così da poter assumere posizioni condivise.

La Rete è stata un punto di forza e deve continuare ad esserlo per non perdere la bussola e per progettare il futuro.

Josette Clemenza
Antonella Fatai
Luigi Mantuano
Lucia Marchetti
Mara Salvi
Maria Teresa Santacroce
Anna Sgherri
Lia Stancanelli
Stefania Stefanini

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Paolo Cinque
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Iscritto: 8 Gen 2010
L'opzione economico-sociale: un contributo "epistemologico"

Sono d’accordo con l’impostazione del discorso e con le diverse articolazioni. A fronte di questo, però, non posso pensare che i colleghi finiscano col dimenticare in che razza di liceo siamo finiti. Non posso pensare a colleghi che lavorano per “rimediare” all’obbrobrio e che, finiscano col dimostrare o credere che, in fondo, tutto sommato così non è poi tanto male. Se l’obbrobrio costituisce un’occasione di re-visione dei fondamenti epistemologici dei saperi … bene! Che sia così! Ma l’obbrobrio resta obbrobrio e quel che risulterà dal lavoro di coordinamento e raffinamento curricolare non ne giustificherà l’esistenza. Il nostro lavoro è qualcosa che non ha a che fare con la riforma: semplicemente, si svolge in un corso di studi privo d’identità. Per quel che riguarda il Liceo delle scienze Umane l’obbrobrio consiste

  1. nell’aver cassato la sperimentazione;
  2. nell’aver marginalizzati l’insegnamento del diritto e delle scienze sociali;
  3. nell’aver ridotto l’opzione economico-sociale ad un’appendice.

Qualche parola di chiarimento in proposito:

Il 4 febbraio scorso l'ufficio stampa del MIUR ha prodotto una sintesi-commento della riforma dei licei, appena approvata in seconda lettura dal Consiglio dei Ministri. Vale la pena tenerla presente perché evidenzia

  1. gli intendimenti: 1. maggiore sistematicità e rigore; 2. coniugazione di tradizione e innovazione; 3. razionalizzazione dei piani di studio "privilegiando la qualità e l'approfondimento delle materie"; 4. caratterizzazione differenziante di ciascun liceo; 5. articolazione del biennio "in alcune discipline comuni" anche per rendere possibile il completamento dell'obbligo e l'eventuale passaggio tra i corsi; 6. riconoscimento dell'autonomia scolastica; 7. riduzione degli orari che permettono "una più ampia personalizzazione" e offrono la possibilità di recupero di eventuali carenze;
  2. le novità: 1. Cancellare la frammentazione riconducendo 396 indirizzi sperimentali, 51 progetti assistiti e quant'altro a 6 licei; 2. arricchimento del "parco licei" (espressione mia) aggiungendone altri, non previsti dalla "Gentile". PER IL LICEO DELLE SCIENZE UMANE SI AFFERMA: 1. "Sostituisce il liceo sociopsicopedagogico portando a regime le sperimentazioni avviate negli anni scorsi. [...] Rispetto alla prima lettura sono state potenziate le materie di indirizzo"; 2. "Potrà essere attivata una opzione economico-sociale [...]. SI TRATTA DI UN INDIRIZZO LICEALE CHE GUARDA ALLE MIGLIORI ESPERIENZE EUROPEE, A PARTIRE DA QUELLA FRANCESE."
  3. 6 altre novità tra le quali: : 1. "incremento orario dell'asse matematico-scientifico per irrobustire la componente scientifica nella preparazione liceale degli studenti"; 2. "presenza delle discipline giuridiche ed economiche" nel Liceo delle Scienze umane, estensibille anche ad altri licei grazie alla quota dell'autonomia; 3. “valorizzazione della lingua latina”; 4. "valorizzazione della qualità degli apprendimenti piuttosto che la quantità delle materie", con adeguamento dei quadri orari sui modelli scolastici dei paesi che hanno raggiunto i livelli più elevati nelle classifiche OCSE-PISA "come la Finlandia (856 ore l'anno)"; 7. quadro orario annuale e non più settimanale.

Ecco: credo che il punto B) chiarisca un equivoco: L'opzione economico-sociale del Liceo delle scienze Umane NON eredita la sperimentazione del Liceo delle Scienze Sociali. Quest'ultima è interamente assorbita nel Liceo con Pedagogia e diritto-economia nel biennio. É al liceo professionale francese che bisogna guardare per riconoscere il paradigma di provenienza, non al paradigma Storico-antropologico che ha ispirato la "nostra" sperimentazione. Diversamente, dell’opzione di “scienze applicate” nel liceo Scientifico si dice inequivocabilmente che essa “raccoglie l’eredità della sperimentazione ‘scientifico-tecnologica’”. Agli estensori del comunicato non sono certo mancate le parole per chiarire

In ogni caso, l'opzione sconomico-sociale è estranea a grandissima parte degli intendimenti, delle novità e delle valorizzazioni proclamate dalla riforma; infatti, a parte ulteriori osservazioni,

  1. il potenziamento dell'asse matematico-scientifico ... in che cosa consiste, dal momento che le scienze naturali scompaiono completamente dal quadro orario del triennio? Il potenziamento riguarda esclusivamente un aumento delle ore di matematica e fisica: e ciò nel momento stesso in cui si afferma che si bada più alla qualità piuttosto che alla quantità delle materie, introducendo due materie in più (storia dell’arte e fisica)
  2. la valorizzazione del latino, dov'è? Anche a non essere d’accordo con questa finalità, dal momento che essa qualifica la riforma, come mai scompare dal quadro orario?

In conclusione, se si vorrà organizzare un percorso formativo tutto interno a questo curriculum, chi lavorerà nell'opzione economico-sociale dovrà studiare a fondo il modello francese di liceo di riferimento (questo lo dico sul serio) e il modello scolastico finlandese (questo un po’ meno seriamente) ... In ogni caso, però, non solo per quanto attiene ai contenuti curricolari ma anche a tutto il resto (soldi, personale, organizzazione, "cultura della formazione") ...

Inoltre, occorrerà pensare al modo di salvaguardare l'esperienza dello stage-formativo: probabilmente nel Liceo delle scienze umane senza opzioni ...

 

massimo carbone
Ritratto di massimo carbone
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Iscritto: 16 Feb 2010
liceo economico/sociale

Esprimo le mie forti perplessità relativamente alla nuova opzione
economico-sociale del LSU che appare, stante la omogeneità della
distribuzione oraria tra le varie discipline, priva di qualunque elemento di
specificità e molto probabilmente di attrattiva per i potenziali
iscritti. Ci troviamo di fronte ad un liceo giuridico-economico?
linguistico  depotenziato? del vecchio liceo delle scienze sociali
sperimentale nn v'è più traccia inabissatosi insieme alle
discipline non solo maggiormente titolate a stabilirne
l'identità  (3 ore per trattare quasi l'universo mondo) ma anche
a quelle (filosofia ridotta a due ore) che assicuravano una produttiva
interazione con le discipline di indirizzo. A questo punto l'utilizzo della
quota di autonomia resta l'unico strumento per recuperare costruttivamente
l'antica identità del vecchio 'scienze sociali', con costi che
ahimè saranno concretamente visibili all'interno dei vari Collegi
docenti di ciascuna istituzione.

Damiano Cavallin
Offline
Iscritto: 27 Nov 2009
Utilizzare oppure no la quota d'autonomia?

Condivido l'idea che un curricolo non possa essere ridotto ad un semplice quadro orario, come sostengono giustamente nel loro ultimo intervento Josette Clemenza, Antonella Fatai, Luigi Mantuano, Lucia Marchetti, Maria Teresa Santacroce, Anna Sgherri, Lia Stancanelli e Stefania Stefanini. Un curricolo è un percorso formativo complesso, fatto di intrecci tra discipline e non di soli numeri di ore chiusi in caselle. Richiede precise scelte in termini di strategie didattiche oltre ad una chiara idea sui temi e i contenuti da proporre.

Sono però altrettanto convinto che rinunciare alla sfida offerta dalla possibilità di utilizzare la quota di autonomia sia didatticamente un errore. Quante volte, a scuola, ci siamo detti: <<se solo si potesse avere un'ora in più in questa disciplina potremmo riuscire effettivamente a svolgere una reale attività laboratoriale>> oppure <<se solo potessimo rafforzare quest'altra materia potremmo offrire agli studenti una formazione più solida ed adeguata alla realtà che ci circonda>>.

Ovviamente non si può usare la quota d'autonomia a caso, solo per conservare cattedre o posti esistenti. Dobbiamo discuterne prescindendo dal nostro interesse personale. Faremmo altrimenti un grave danno non solo agli studenti, ma a noi stessi e al nostro lavoro. D'altra parte rimanere in attesa, aspettare di vedere cosa accade senza assumersi la responsabilità di scegliere, sarebbe altrettanto pericoloso.

Non si tratta di fare scelte improvvisate, ma di continuare un percorso. Rete Passaggi ha difeso nella sua audizione presso la settima commissione del Senato la bozza di quadro orario presentata a fine 2009 dal Ministero al Parlamento. Perché? Evidentemente perché ci credeva, perché vedeva in essa un piano equilibrato ed adeguato per sviluppare nelle scuole una precisa idea di curricolo. Ed ora, che si fa? Non avrebbe senso almeno cercare, attraverso la quota d'autonomia, di ripristinare complessivamente il quadro orario che Rete Passaggi ha fino a due settimane fa cercato di difendere?

Credo davvero che Rete Passaggi possa essere per le scuole uno strumento eccezionale per confrontarsi, per appoggiarsi l'un l'altra in questo difficile momento di passaggio. Ma il tempo stringe e bisogna darsi tutti da fare, accettando di mettersi in gioco. Il convegno di Trieste è un evento importante per la Rete, ma temo sia davvero un po' troppo lontano. Rimane fondamentale, secondo me, lavorare intensamente nelle prossime settimane e discutere, oltre che di profilo generale del curricolo, anche di possibili scelte in termini di quadri orari. Il 26 marzo chiudono le iscrizioni e penso che sarebbe corretto ed auspicabile che le nostre scuole presentassero alle famiglie le loro proposte (almeno in termini di scelte generali) prima di questa data.

Enza Colatutto
Ritratto di Enza Colatutto
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Iscritto: 25 Set 2009
il punto di vista

Partendo dalla riflessione del: Che fare? Per noi storici di leninista memoria, direi che sia fondamentale nella questione focalizzare e rappresentare con energia il nostro punto di vista, certo anch'io penso che la rete sia uno strumento di grande sostegno in questo senso e anche riconoscere per cosa stiamo lavorando. Ringrazio molto il gruppo (clemenza stefanini per intenderci) per la puntuale sintesi che ci ha affidato e mi trovo completamente d'accordo. A Lucca stiamo muovendoci in questo senso (nel nostro piccolissimo è ovvio), incontri di messa a punto proprio del dove dobbiamo dirigerci, riportare le questioni definite nel nostro dipartimento, nella commissione didattica che ci è affidata e essere presenti a tutti gli incontri di orientamento: al centro mettiamo sempre la relazione educativa come nucleo dove ruota il disciplinare. Insomma siamo convinti che non ci sia apprendimento reale e permanente che non si poggi su una buona conoscenza dell'analisi e della storia dei rapporti umani. Quindi, per quanto riguarda il collegio, non abbiamo ancora deciso come muoverci, ma certo non faremo battaglie particolaristiche, soprattutto d'orario, io avrei voluto per l'opzione economico sociale, portare avanti una petizione a difesa delle scienze naturali, che ci avrebbe dato impulso a discutere della debolezza di quel quadro orario,  ma antonio non è d'accordo per diversi motivi ed ho imparato che molto spesso ha ragione. Progettare il futuro, certo, e non abbandoniamo a loro stessi i precari della scuola, la nostra lotta è comune, io ad esempio sto battendomi (contro chi preferisce educazione fisica) per far fare il commissario interno per gli esami di stato a un docente precario della 36 che ha solo due ore di metodologia in quella classe e che è licenziato il 13 giugno, ce la devo fare e ce la farò. Un saluto a tutti e buona scuola, enza colatutto.