Contro l'identità
Francesco Remotti
Contro l'identità
Ed. Laterza, Roma-Bari, 2001
Francesco Remotti è Professore di Antropologia culturale presso la facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Torino.
Il testo è stato utilizzato durante le lezioni di Scienze Sociali della classe V B Liceo delle Scienze Sociali Machiavelli di Lucca.
L’ho trovato molto utile sia per la chiarezza espositiva, ma anche per la rigorosa impostazione antropologica. Il punto di partenza nasce dalla certezza della pluralità dell’Io, e dall’evidente carattere problematico dell’identità. E’ urgente che anche a livello del noi, dei gruppi, dei popoli, ci si costringa a gettare una luce critica sulla nozione stessa di identità.
Sono riportati i titoli dei dieci capitoli che compongono il testo, con alcuni elementi di sintesi che hanno facilitato la discussione tra gli studenti.
- Decidere l’identità – l’identità di una persona, di un Io è considerata come un ciò che rimane al di là degli eventi e delle circostanze. Insomma avere un’identità vuol dire mettere in evidenza i particolari o pure appartenere a una classe ben definita? Sappiamo che l’identità viene sempre costruita, decisa, inventata. La sua ricerca implica due operazioni opposte: una di separazione, una di assimilazione.
- L’identità irrinunciabile – la natura umana non è uno strato roccioso, ma è composta di buchi e lacune, di indeterminazioni e potenzialità. Affidato alle sole capacità biologiche l’uomo non sopravvivrebbe, egli richiede da subito l’intervento della cultura. Gli esseri umani non sono entità isolate che scoprono successivamente la avita sociale, egli si costruisce da subito entro un sistema di relazioni sociali. La questione del chi è l’altro è fondamentale. I luoghi di formazione del pensiero e delle emozioni: il mercato, la piazza, il cortile.
- Identità e purezza il germe della pulizia – Identità, particolarità, coerenza che diventa negazione o riduzione della molteplicità e il prezzo da pagare è la incompletezza.
- Uno/molti – riflessione filosofica tra politeismo e monoteismo dagli scritti di Hume. La modernità non è pluralista come dice di essere, anche l’idea di un progresso che raccoglie e unifica tutte le altre storie è un mono mito pericoloso. Storie di vita africane.
- L’identità armata – separando noi dagli altri cerchiamo di affermare identità. Le religioni monoteiste nella loro ricerca di unità e universalismo offrono buoni motivi per conflitti futuri? Potrebbero accettare che le loro diversità sono solo di superficie? Hume “la corruzione delle cose migliori, dà luogo alle cose peggiori”. L’identità è un’esigenza irrinunciabile ma di sola identità si muore. (vedi in Ruanda la storia delle etnie Hutu e Tutsi).
- Oltre l’identità – “La formazione dell’identità è un potente mezzo di cui i gruppi dispongono nella lotta per le risorse” Ugo Fabietti. Ci muoviamo su due opposti: il carattere irrinunciabile dell’identità e dall’altro il suo piano fallimentare, il mettersi in un vicolo cieco, non si deve perdere il bisogno di alterità. Non esistono culture pure, l’identità respinge, l’alterità riaffiora. Non si tratta di equilibrio possibile o raggiunto tra I e A, ma vedere un fenomeno in bilico.
- Identità/alterità.- Episodi di cannibalismo nel ‘500 in Brasile. Le origini del cannibalismo.
- Cibarsi di alterità, morire nell’alterità – si assiste ad un’assimilazione del prigioniero, ma è una finzione e se ne è consapevoli, una finzione che non è totale e porta con sé la sua negazione.
- Vertigini dell’alterità e pazzia dell’identità – questa alterità ingoiata e fatta propria è anche un apprezzamento dell’altro. L’eso cannibalismo tupinamba è per un verso sopraffazione e annientamento dell’altro, ma per un altro verso è assimilazione e custodia dell’alterità, con l’incongruenza con la quale si ricorda che questa carne è la vostra e dei vostri antenati. Questo prigioniero in bilico tra I e A coglie il senso tragico della rappresentazione. Nulla di barbarico, ci ricorda de Montaigne, ma noi abbiamo il dovere di cogliere la pazzia umana della ricerca di identità.
- La maschera pesante o leggera dell’identità. – La finzione dell’identità è irrinunciabile in quanto è in un legame culturale di dipendenza, si dipende da ciò che è finto (altri volti, altre maschere). Una finzione porta comunque con sé il sospetto della sua arbitrarietà e il dubbio scettico minaccia l’identità. La psicologia ci aiuta in questo senso non più cercare un’identità smarrita ma ricomporre la scissione della persona. Vedi il rapporto e il conflitto tra il concetto di unità legato alla sanità mentale e quello di divisione e molteplicità della follia. Se dobbiamo abbandonare l’ossessione della purezza dell’identità, per la ricerca dell’alterità e della libertà a cui si è condotti tutte le volte che si depongono maschere e finzioni.
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