La globalizzazione dopo la crisi dei mercati
La pagina culturale de il manifesto del 4 Settembre 2011, presenta un approfondimento di Benedetto Vecchi sui saggi pubblicati sul rapporto tra globalizzazione e crisi finanziarie e sui rimedi che costringono a ripensare i rapporti sociali e al futuro della globalizzazione.
A quella pagina si rimanda per una comprensione della argomentazione. Qui mi limito ad elencare i testi e gli autori citati nell’articolo e a riportare tra virgolette alcuni passaggi. Riporto inoltre parti di schede relative ai testi prese dai siti delle case editrici.
Lucia Marchetti
Luke Martell, Sociologia della globalizzazione, Einaudi, pp.406, € 20,00
Docente alla University of Sussex. Della globalizzazione questo volume prende in considerazione gli aspetti culturali, politici ed economici, per fornire un'introduzione complessiva a un concetto molto dibattuto e per valutare criticamente cause e conseguenze di un mondo globalizzato. “La globalizzazione non è un fenomeno naturale. E’ l’esito di una trasformazione del mondo che non coinvolge solo l’attività economica, ma anche le relazioni sociali. (…) E’ una trasformazione irreversibile in cui lo Stato non è scomparso. Semmai è il suo ruolo ad essere stato modificato diventando l’interfaccia tra la dimensione nazionale e quella globale. La cultura (…) presenta sia le caratteristiche di omologazione che di forte differenziazione, elevando il pastiche a elemento costitutivo delle identità sociali.
Richard A. Posner, Un fallimento del capitalismo, Codice edizione, pp. 218, € 21,00
Giudice della Corte suprema americana. Conservatore, ha sempre fortemente criticato la globalizzazione come fattore scatenante della crisi della democrazia capitalistica. In questo testo rivede le sue posizioni a favore della globalizzazione. La crisi che nell’autunno del 2008 ha minato profondamente il sistema finanziario e bancario americano, allargandosi in breve tempo come uno tsunami, ha avuto e avrà effetti profondi sull’organizzazione economica e sociale. Non è stata una semplice crisi: per la prima volta dagli anni Trenta gli Stati Uniti hanno dovuto fare i conti con uno spettro che credevano di avere definitivamente allontanato, quello della “depressione economica”. A più di due anni dal fallimento della Lehman Brothers, Richard Posner, esponente di spicco della scuola di pensiero che da sempre ha professato l’assoluta fiducia nel libero mercato, analizza le cause della crisi, gli errori compiuti dalla politica (in buona e cattiva fede), le reazioni iniziali e le prospettive future. Una lucida autocritica che mette in discussione la reale validità di “questo” capitalismo, e che si chiede se sia giunto il momento di ripensare un nuovo ordine economico.
Dani Rodrik, La globalizzazione intelligente, Laterza, pp. 380, € 20,00
Docente di Economia alla J.F.Kennedy School presso la Harvard University. Liberal, esponente del globalismo ‘scettico’. Il testo si misura con l’irreversibilità della globalizzazione. «La straordinaria diversità che caratterizza il nostro mondo attuale rende l’iperglobalizzazione incompatibile con la democrazia. Una base esigua di regole internazionali che lascino sufficiente spazio di manovra ai governi nazionali rappresenterebbe una globalizzazione migliore poiché potrebbe correggere i mali caratteristici della globalizzazione e nello stesso tempo mantenere i suoi essenziali vantaggi economici. Abbiamo necessità di una globalizzazione intelligente più che di raggiungere i livelli massimi di globalizzazione»: Dani Rodrik ripercorre la storia dell’economia per dimostrare come il problema non sia tanto la globalizzazione, quanto il modo di interpretarla e governarla. Possiamo e dobbiamo procedere a un tipo di narrazione differente relativa al processo di globalizzazione. Invece di considerarla un sistema che esige un’unica serie di istituzioni oppure una superpotenza economica principale, dovremmo accettare di considerare la globalizzazione come l’unione di nazioni, le interazioni tra le quali sono regolate solo da poche leggi semplici, trasparenti e di buon senso riguardanti le attività commerciali. Questo modo di vedere le cose non costruirà un percorso che conduce verso un mondo ‘rigido’. Niente di tutto questo. Grazie a tale modo di vedere sarà possibile costruire un’economia mondiale sana e sostenibile nell’ambito della quale verrà lasciato spazio alle democrazie per determinare a proprio piacimento il loro futuro. È paradossale ma occorre tornare alle economie nazionali perché il sistema globale funzioni.
Robert Reich, Aftershock, Fazi editore, pp.208, € 18,00
Segretario del Lavoro durante la presidenza di Clinton, attualmente insegna Politica pubblica all’Università di Berkeley (California). Inserito dal Wall Street Journal tra i dieci esperti di economia più influenti degli ultimi decenni. Invoca una sorta di ingegneria istituzionale per raddrizzare il legno storto della globalizzazione. I ricchi sono sempre più ricchi. I poveri sempre più poveri. La concentrazione dei dividendi è sempre più nelle mani di poche persone. I banchieri non sembrano aver imparato la lezione degli anni precedenti e stanno ricominciando ad imporre i loro diktat ai governi. Di conseguenza, le paure e le incertezze delle persone sono aumentate a dismisura. Andando di questo passo come sarà il mondo nel 2020? In che modo l’economia riuscirà a risollevarsi? Robert Reich pensa che essa abbia bisogno di affrontare riforme strutturali, in grado di rilanciare i consumi, difendere il lavoro e il potere d’acquisto delle famiglie, altrimenti la società sarà vittima del populismo dei demagoghi e dell’estremismo politico e religioso. Con lucidità e una capacità d’analisi fuori dal comune, l’ex ministro del lavoro di Clinton ripercorre la storia, le idee e gli uomini che hanno portato al cosiddetto “svuotamento” del ceto medio e rivendica come necessaria una nuova stagione di trasformazioni e cambiamenti in seno all’economia e alla società.
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