Tornare a educare

Cristiana Cattaneo, Claudio Torrero

TORNARE A EDUCARE

Cantalupa, Effatà, 2009, 172 p.
ISBN3: 978-88-7402-475-9 € 12,00


 

Tornare a educareMentre esplode il problema dei comportamenti giovanili e gli adulti s'interrogano a vari livelli con crescente apprensione, queste pagine offrono un'analisi psicologica, sociologica e filosofica per ricostruire il compito educativo. Si tratta di un testo profondo, ma chiaro e avvincente per porre le basi di una riflessione e di un dialogo all'interno della scuola, fra scuola e famiglie e fra tutti coloro cui sta a cuore la crescita degli uomini di domani.

Gli autori

Cristiana Cattaneo e Claudio Torrero , nati rispettivamente a Buenos Aires nel 1950 e a Torino nel 1956, s'incontrano felicemente nella filosofia avendo già conosciuto il dolore della vita e la disillusione ideologica. Hanno in comune un forte spirito di ricerca e d'indipendenza. Sono entrambi degli irregolari. Si sposano presso la Comunità monastica di Bose (Bi), si laureano con Gianni Vattimo, perseguono a lungo studi sistemici, si ritirano a vivere e a riflettere in montagna nelle Valli di Lanzo (To), dove crescono con amore e non senza difficoltà i loro figli. Hanno la fortuna di incontrare persone straordinarie. Claudio Torrero intraprende la via buddhista, che peraltro gli consente di approfondire la comprensione del cristianesimo. È impegnato in un serrato lavoro, interculturale e interreligioso, da cui ha preso forma l'associazione Interdependence. Entrambi insegnano filosofia nella scuola superiore.

 

 

 

 

Tornare ad educare.

Come dire che si è smesso di educare.

Gli Autori lo dichiarano con franchezza, mettendoci di fronte a una verità piuttosto scomoda che ci interpella. Tutti quanti. Genitori, insegnanti, adulti in genere, tutti da tempo abbiamo rinunciato ad educare “a confortare i figli sul senso del destino umano, rafforzarli a sostenere sofferenze e fatiche, erudirli ai pericoli, coltivarne il coraggio, la giustizia e l’amore per la verità”

La verità, appunto, che esiste e va cercata: fonte inesauribile di ogni autentico sapere. E’ fuorviante pensare che riferirsi alla verità significhi imporre dogmatismi che negano ogni libera ricerca. Paradossalmente, è proprio il relativismo che tutto ammette e tutto accetta a calarci nel torpore paralizzante dell’indifferenza.

Il libro è scritto benissimo ed in modo coinvolgente, con un taglio particolarmente originale che lo pone in una zona di confine tra narrativa autobiografica e saggistica: gli autori partono dalla concretezza della loro esperienza di genitori con figli grandi e di insegnanti. Si sente viva l’esperienza personale senza che mai sia fatto alcun riferimento esplicito ad avvenimenti biografici precisi. Il respiro è molto ampio, non si tratta di un manuale con regolette utili da consultare all’occorrenza per trovare risposte a situazioni individuali, quanto piuttosto della mappa di un percorso radicale che presuppone una conversione di tipo culturale della nostra società, in cui intere generazioni di non nati si stanno così pericolosamente diffondendo: persone che si aspettano che tutto venga loro incontro. Conversione che richiede appunto che si torni ad educare, termine che rimanda al latino educere, condurre fuori:

  • dal mondo illusorio della caverna, in cui, come racconta Platone vediamo solo ombre e non la luce della verità
  • ma anche dal Palazzo Incantato dove, come al Budda prima della sua fuga, non è dato di incontrare sofferenza, povertà e morte.

Dalla prospettiva di un luogo e di un tempo ben delimitati, lo sguardo spazia alla storia e all’attualità della nostra – nel senso di occidentale – cultura, per sottolineare con forza l’interdipendenza “percezione vasta e stupefatta degli infiniti legami che interconnettono le cose” che sempre, ma con maggiore evidenza oggi, unisce ogni tempo ed ogni cultura.

Ci vengono incontro argomenti su cui conviene che noi, adulti occidentali, riflettiamo seriamente, se vogliamo lasciare in eredità qualcosa di più che una società senz’anima, priva di un legame autentico con le radici che sono, ricordiamolo, indispensabili alla crescita. Se la tradizione non deve essere accettata in maniera acritica e dogmatica, non va neppure rifiutata totalmente, come un diffuso quanto superficiale modo di pensare sembra suggerire. Senza regole, senza tradizione, insomma senza radici, non si va da nessuna parte.

Nonostante l’analisi impietosa di questo nostro mondo, il libro non induce al pessimismo. Anzi. Esso è pervaso da note di fiducia e speranza. Fiducia nel ritorno alle cose profonde e semplici, perché inscritte nel cielo stellato e nel cuore di ogni uomo. Speranza, in quanto pare ora di poter affermare che quel che i nostri ragazzi stanno vivendo non è la deriva nelle acque mortifere del nichilismo, bensì la fatica di chi comincia ad uscirne.

 

 

Bianca Gaviglio

 

segnalato da: 
Lucia Marchetti
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