Liceo delle scienze sociali e insegnamento del diritto
Il quadro orario vigente dei Licei delle Scienze Sociali, Socio-Pisco-Pedagogico e Linguistico prevede in varie modalità l’insegnamento del Diritto e dell’Economia.
Il futuro Liceo delle Scienze Umane, invece, vedrebbe cancellate queste materie, eccezion fatta per l’opzione Socio-Economica.
Riteniamo che tale proposito, se confermato, sarebbe non solo contrario ad ogni logica, ma anche foriero di conseguenze negative sotto molti profili.
Innanzi tutto, il Diritto e l’Economia sono materie indispensabili per la formazione di qualunque giovane che, consapevole del proprio essere un futuro cittadino, voglia essere in grado di comprendere le dinamiche politiche, economiche e sociali proprie del contesto in cui è inserito; ma ancor di più ci sembrano materie ineliminabili nella strutturazione di un Liceo delle Scienze Umane in tutti i suoi possibili indirizzi, dal momento che la riflessione sull’Uomo che deve essere al centro di tale percorso di studi non può prescindere dall’analisi del suo agire giuridico, politico ed economico.
Fra le scienze umane, al pari della sociologia, della filosofia, della pedagogia, non dovrebbero mancare quindi né il Diritto né l’Economia, visto che tali discipline contribuiscono alla formazione di una visione dell’uomo nella sua interezza, nel suo essere in continua relazione con gli altri e con i “meccanismi” del mondo attuale.
Questi ultimi anni, agitati dapprima dai venti della globalizzazione, e poi dalle bufere della crisi economica che proprio la globalizzazione ha contribuito a rendere mondiale e inarrestabile, hanno evidenziato quanto sia importante rendersi conto appieno di come le istituzioni, le leggi, i processi economici influiscano e condizionino le vite di ciascuno di noi.
Diritto ed Economia rappresentano quindi da un lato un salutare “bagno nella realtà” (come si diceva un tempo: primum vivere deinde philosophari) e dall’altro gli strumenti per acquisire coscienza di sé e degli altri.
Inoltre, nell’attuale contesto socio-culturale,caratterizzato da un’estrema pluralità di modelli e valori, diviene sempre più urgente fornire alle nuove generazioni esperienze formative significative orientate all’acquisizione di valori morali e civili, fondamento necessario per la propria crescita culturale e professionale.
In una società dominata dall’indifferenza e dal disimpegno, la Scuola, assolvendo alla sua fondamentale finalità educativa, oggi più che mai ha il dovere di contribuire alla formazione delle coscienze e alla crescita della persona nella duplice dimensione individuale e collettiva.
Ci sembra quindi indispensabile che la Scuola fornisca un’educazione etica, sociale, politica ed economica affinché i giovani, interiorizzati i fondamentali valori del rispetto, della tolleranza, dell’onestà, della legalità e della solidarietà stabiliscano un positivo rapporto con le istituzioni e diventino sempre più consapevoli della loro appartenenza alla società e del loro ruolo di cittadini per contribuire alla realizzazione del bene comune.
Pertanto, in continuità con la positiva esperienza ormai da anni proficuamente consolidata in tutte le sperimentazioni, riteniamo che tale importantissima finalità educativa possa realizzarsi solo attraverso l’introduzione in tutte le scuole superiori dell’insegnamento del Diritto e dell’Economia e a maggior ragione, per le ragioni già esposte, in tutti gli indirizzi del futuro Liceo delle Scienze Umane.
Infine, non sarebbe a nostro avviso l’inserimento della “nuova” materia Cittadinanza e Costituzione ciò che consentirebbe di realizzare tali obiettivi. Anche e soprattutto, senza nulla volere togliere alla professionalità dei colleghi, se questo insegnamento dovesse essere affidato agli insegnanti di Storia.
Siamo fortemente convinti che l’educazione alla cittadinanza e alla Costituzione possa essere dignitosamente realizzata affidandola agli insegnanti di diritto ed economia e non ai professori di storia, depositari di saperi e competenze differenti, poiché è solo grazie alla solide basi di una formazione giuridica ed economica che si può promuovere negli alunni un’adeguata conoscenza teorica delle istituzioni e delle regole ad esse sottostanti, un’autentica cultura dei valori civili, un’ampia conoscenza dei meccanismi economici e una vera crescita umana e sociale.
Lo studio del Diritto e dell’Economia nella sua accezione più ampia, che oltre alle solide basi teoriche mostri i profondi e continui agganci con la vita di tutti i giorni delle norme giuridiche e dei meccanismi economici, non può che essere affidato a specialisti della materia.
In conclusione l’abolizione dello studio del Diritto e dell’Economia dal Liceo delle Scienze Umane, così come il suo confinamento ai nuovi Licei ad indirizzo meramente economico e tecnico non è altro che un ritorno agli schemi della riforma Gentile, che riporta le giovani generazioni nel chiuso di uno studio dal sapore libresco.
Si mortificherebbe non solo la formazione nei ragazzi di una compiuta coscienza civica, ma si negherebbero loro gli strumenti che agevolano la comprensione del mondo in cui vivono, e soprattutto li rendono capaci di scelte consapevoli e libere da condizionamenti, accentuando ancor di più la loro inferiorità culturale e civile nei confronti dei loro colleghi europei.
La società di domani sarà anche il risultato di ciò che la Scuola avrà saputo e voluto offrire oggi.
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